Camisasca: “Ora bisogna fermare i terroristi. Ma anche l’Occidente, col suo nichilismo, è responsabile di tutto questo”

14/11/2015 – ” I capi dei nostri Stati e governi hanno la grande responsabilità di compiere ciò che finora non è stato compiuto: fermare i terroristi”. Forse non potranno essere evitati altri momenti drammatici “ma soltanto se questi giovani, cresciuti nell’odio e nel terrore, riusciranno a incontrare ragioni di vita, il terrorismo potrà essere sradicato. spetta a tutti noi il compito difficile ma insieme affascinante dell’educazione, affinché la morte non sia l’ultima parola”.

Questa le parole  del vescovo di Reggio Emilia, monsignor Massimo Camisasca, in una riflessione diffusa dopo l’assalto terroristico di Parigi.

di Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla

Di fronte ad eventi come quelli accaduti ieri a Parigi e a cui purtroppo assistiamo, in un crescendo di sgomento e di esecrazione dal 2001 a oggi (e Dio non voglia, anche in futuro), si intrecciano nella nostra mente riflessioni di diversa natura, ma pur sempre legate fra loro.

La prima ci porta alla condanna e alla pietà. Condanna senza tentennamenti del terrorismo che uccide odiando e sacrificando vittime innocenti. Il terrorismo vuole seminare una paura sempre crescente, paralizzare, togliere la possibilità di riflettere e di preparare delle risposte ragionevoli e meditate. Pietà per coloro che sono morti, che sono feriti, per le loro famiglie e anche per tutta la nostra società così disorientata e spesso senza speranza.

Una seconda riflessione si intreccia alla prima: da dove nascono questi terroristi? Quale esperienza li ha portati fino a questo punto? Fino al punto di uccidere e uccidersi sperando così di rendere gloria a Dio, fino al punto di distruggere i segni dell’arte antica come hanno fatto in Siria e Iraq, i segni del cammino dell’uomo verso la luce? Quale aberrante visione di Dio può condurre un uomo a odiare i suoi simili fino a desiderarne la strage?

Non possiamo fermarci a queste domande, dobbiamo cercare delle risposte. Quando l’uomo arriva a questi punti vuol dire che in lui l’esperienza dell’umano si è tragicamente pervertita. I terroristi rivelano una tragica assenza di speranza per il futuro. Dietro ciò che compiono, si nasconde la disperazione per non aver trovato risposte credibili per la loro vita. E in tutto questo c’è anche una responsabilità dell’Occidente, del suo nichilismo e del suo relativismo.

Si vuole uccidere e morire perché si è vista la morte e non si spera più possibile la vita. Gli atti tragici di ieri ci chiamano quindi ad una grande responsabilità. Il terrorismo va fermato e combattuto, cercando di evitare il più possibile altro dolore, stragi e morti.

La strada della nostra responsabilità è lunga e va nella direzione della testimonianza di un umanesimo possibile. Soltanto se questi giovani, cresciuti nell’odio e nel terrore, riusciranno a incontrare ragioni di vita, il terrorismo potrà essere sradicato. Proprio noi siamo chiamati a testimoniare che questo è possibile, con i giovani dell’Islam e di ogni altro credo e religione, compresa la nostra, che vivono nelle città e nei paesi in cui noi abitiamo.

Il terribile male a cui assistiamo nella nostra epoca è chiamato a convertirsi in una strada positiva. I capi dei nostri Stati e governi hanno la grande responsabilità di compiere ciò che finora non è stato compiuto, anche per la divisione delle Nazioni che hanno guardato al proprio interesse particolare invece che al bene di tutti: fermare i terroristi. Forse altri momenti drammatici non potranno essere evitati. A noi, tutti noi, spetta il compito difficile ma insieme affascinante dell’educazione affinché la morte non sia l’ultima parola.   + Massimo Camisasca

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