Da Reggio mezzo milione di euro ai terroristi con il money transfer? Choc dopo l’inchiesta di Report, indagine della Procura

24/11/2015 – Quasi mezzo milione di euro di dubbia provenienza – e di ancor più dubbia destinazione – sono partiti nel 2014 da Reggio Emilia in direzione degli Emirati Arabi. Si tratta per la precisione di 448 mila euro partiti verso destinazione ignota con la rete Money Transfer in direzione di un’area gli emirati Arabi Uniti, che intrattiene rapporti commerciali importanti con imprese reggiane (la cooperativa Tecton ha costruito il bellissimo padiglione degli  Emirati dell’Expo) ma che non ha immigrati originari di quel Paese. Ciò almeno secondo quanto riferito a Report dall’ufficio immigrati della Camera del Lavoro di via Roma.

E’ una tempesta in piena regola, che fa ulteriormente alzare la soglia dell’allarme terrorismo, quella che investe Reggio Emilia dopo lo sconvolgente servizio di Report, la storica trasmissione di Rai 3 condotta da Milena Gabanelli, che ha rivelato la cifra del denaro di “dubbia provenienza” inviato da Reggio Emilia -cifra segnalata in ottobre dalla Banca d’Italia – e soprattutto ha smascherato un negozio con Money transfer compiacente, pronto ad aggirare i limiti imposti dalle norme antiriciclaggio in cambio di una piccola “mancia”.

La Procura della repubblica di Reggio Emilia ha aperto un’inchiesta formale, di cui è titolare il sostituto Maria Rita Pantani. La Digos è al lavoro per individuare il gestore del negozio reggiano (certamente gestito da un islamico, visto il quadro con i fedeli in preghiera in una moschea che campeggia dietro il bancone) che in un’intervista con mini-telecamera nascosta realizzata dal giornalista Giorgio Mottola, ha spiegato come fare ad aggirare il limite di mille euro dell’importo trasferibile all’estero. Una violazione, secondo Report, che si pratica tranquillamente in tutta Italia.

E non è il caso di passarci sopra, almeno a Reggio Emilia: perchè in un anno si è balzati da 4 mila euro a 448 mila trasferiti verso gli Emirati Arabi. O si trova una ragione plausibile, ad esempio la possibile presenza per mesi di missioni economiche,o altrimenti è lecito pensare il peggio: vale a dire, ancora una volta, Reggio Emilia come snodo di reti clandestini che portano dritti alla Jihad. E’ recente, ad esempio, il  fallito tentativo di rientrare in Italia attraverso il canale di Sicilia di un tunisino arrestato nel 2008 a Reggio Emilia, da dove coordinava una cellula jihadista. E gli Emirati Arabi figurano tra i Paesi che finanziano i gruppi e i movimenti, tra i quali l’Isis, che combattono contro Assad.

Vi riproponiamo di seguito il dialogo tra il giornalista  Giorgio Mottola e il gestore di un Money Transfer di Reggio, registrato di nascosto mandato in onda da Report. Ogni commento è superfluo.

Giornalista: “Devo mandare cinquemila euro a Dubai – dice – negli Emirati. Si può fare tramite money transfer?».

Negoziante: “Non si può cinquemila euro in una volta”.

G.: «Ah no? Grazie». e sta per uscire. A quel punto il negoziante lo ferma.

N: ” Ti do io carta d’identità per cinque persone, però mi dai qualcosa”.

G. “Non voglio risultare neanche io. Riesci a trovarle cinque persone ?”

N. «Sì, uno te e altri quattro».

G: «Quanto me le fai pagare queste cinque persone?»

N.«Forse 15, 20 euro».

G. «Venti euro a persona. Quindi sono cento euro in tutto».

N. “Sì”

G. “Viene a costare tanto”.

N.: “Sì”.

Intanto, la deputata Cinque Stelle Maria Edera Spadoni ha annunciato una interrogazione “al Ministro competente” sulle rivelazioni di Report.

“Il legame strettamente connesso dei trasferimenti di denaro e dei traffici illeciti non è nuovo – scrive oggi Spadoni – Lla rete dei Money Tranfer è difficile da controllare. Stefano Screpanti, capo del terzo Reparto operazioni della Guardia di Finanza, in una audizione di qualche mese fa afferma come “occorre confrontarsi con la diffusione di nuove tecnologie informatiche che hanno aiutato lo sviluppo di canali di pagamento alternativi. Sono gestiti dai membri delle principali comunità etniche e operano anche in Paesi dove non esiste una legislazione antiriciclaggio”. La problematica è dunque che queste comunità dall’Italia trasferiscono denaro in Paesi dove non esiste una legislazione antiriciclaggio o dove è assente un regolare circuito bancario e relativi controlli. La Guardia di Finanza ha inoltre riscontrato un nesso tra le transazioni finanziarie da e verso l’estero e l’Italia e i traffici di migranti nel nostro Paese. Sono emersi casi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

E conclude: “La Guardia di Finanza nel servizio di Report afferma come il 43% dei Money Transfer in Italia presenti delle irregolarità. Il Ministro, rispondendo alla mia interrogazione, dovrà chiarire quali siano le strategie che intende intraprendere per risolvere questa problematica che sta assumendo dimensioni davvero preoccupanti sotto ogni punto di vista”.

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