Park Vittoria: “Meglio interrare tutto, rischio per il teatro Valli”. Proposta choc dell’architetto M. Cristina Costa

30/9/2015 – “Chi ha deciso i lavori non sapeva, credo, della falda a sette metri: ora sì. Prima che i danni divengano traumatici si prenda in considerazione coraggiosamente anche l’eventualità di reinterrare il tutto e ripristinare l’equilibrio idrogeologico. Comprendo le difficoltà burocratico-economiche immediate, ma le future possono essere assai peggiori. In definitiva questa Amministrazione ha ereditato questo progetto e di fronte ai fatti nuovi emersi ha tutto il diritto-dovere di prenderne atto“.

Maria Cristina Costa

Maria Cristina Costa

Chiudere il buco del Park Vittoria, interrare tutto: è  la proposta choc dell’architetto Maria Cristina Costa –  urbanista di livello internazionale e firmataria del piano del centro storico di Reggio Emilia del 1999 – contenuta in un intervento pubblicato sul Carlino Reggio. La ragione di  una presa di posizione così radicale non è dettata da opinioni politiche, ma si basa su considerazioni strettamente tecniche che nascono a loro volta da “un’esperienza personale da me subita”.

In sostanza, afferma l’architetto Costa, la lente d’acqua a sette metri di profondità comparsa durante lo scavo del Park Vittoria, e che ha allagato il cantiere, è fondamentale per l’equilibrio idrogeologico della zona: funziona come un “cuscino” che stabilizza le fondazioni dei palazzi circostanti, in particolare del teatro Municipale. Prosciugare ora il cantiere, significherebbe far risalire altra acqua  dal sottosuolo (per il principio dei vasi comunicanti) compromettendo l’equilibrio della falda e con esso la sua funzione stabilizzatrice. La conseguenza possibile, anzi probabile, sarebbe di pericolose fessurazioni nelle fondazioni degli edifici circostanti, con grave rischio soprattutto per il Valli che è costruito in mattoni e poggia su un terreno instabile. Da qui la considerazione che sarebbe meglio affrontare oggi le conseguenze anche economiche della chiusura del cantiere, piuttosto che pagare un prezzo di gran lunga maggiore domani.

La "piscina" del park Vittoria

La “piscina” del park Vittoria

L’INTERVENTO DELL’ARCHITETTO MARIA CRISTINA COSTA: “MEGLIO REINTERRARE IL PARK VITTORIA”

“Ho a lungo pensato, dopo tutto quanto già detto, se valesse la pena di aggiungere altro sull’argomento che segue. I nuovi elementi emersi nel dibattito della città mi fanno propendere per il sì. È stato molto importante, infatti,che a proposito del cosiddetto Park Vittoria il Sindaco abbia dichiarato che se dovesse decidere oggi non lo realizzerebbe. Il Sindaco ha aggiunto tuttavia che bisogna rispettare gli impegni presi a causa delle penali che scatterebbero e quindi è necessario terminare quest’opera. Non vorrei  he domani il Sindaco dovesse tardivamente dire che se avesse saputo i danni determinati dalla prosecuzione dei lavori avrebbe chiuso il cantiere. Mi richiamo all’autorevole e lapidario titolo dell’articolo dell’Onorevole Felisetti apparso sul “Carlino” prima dell’estate: “Il parcheggio di piazza della Vittoria, un buco nell’acqua”.

Il richiamo all’acqua è fondamentale. Ho letto che l’attuale stagnazione sarebbe dovuta a una ignota (prima dei lavori) lente di falda acquifera minore, situata a sette metri di profondità mentre la falda maggiore sarebbe più profonda: a 25 metri. Sarebbe quindi non preoccupante la presenza della falda che ha provocato il “laghetto”?

Per esperienza personale da me subita so invece che le falde acquifere, anche minori, alle diverse profondità tengono in equilibrio con le loro spinte il terreno cui appartengono e quindi i fabbricati che intorno vi gravitano.

Ho ritenuto saggio che l’Amministrazione non abbia prosciugato l’acqua stagnante, pur così fastidiosa, in un periodo oltretutto di grande siccità estiva. Tuttavia ritengo un azzardo andarla a prosciugare adesso, anche se sono previste piogge.

Il prosciugamento nella prima fase, per l’elementare principio dei vasi comunicanti, richiamerà altra acqua dall’intorno modificando l’assetto della portata dei terreni e facilmente provocando fessurazioni agli edifici circostanti. E che edifici! Pensiamo per dirne uno al Municipale costruito in mattoni e con fondazioni poggiate su sottofondi disomogenei!

Dunque , non voglio fare la cassandra – errare humanum est, perseverare diabolicum – chi ha deciso quei lavori non sapeva, credo, della falda a sette metri: ora sì.

Prima che i danni divengano traumatici si prenda in considerazione coraggiosamente anche l’eventualità di reinterrare il tutto e ripristinare l’equilibrio idrogeologico.

Comprendo le difficoltà burocratico-economiche immediate, ma le future possono essere assai peggiori. In definitiva questa Amministrazione ha ereditato questo progetto e di fronte ai fatti nuovi emersi ha tutto il diritto-dovere di prenderne atto. Quanto detto a futura memoria”. Architetto Maria Cristina Costa

(dal Carlino Reggio)

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Una risposta a 1

  1. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    01/10/2015 alle 03:19

    Pare proprio che l’Ager Sacrum dei Celti, il centro di Reggio prima della colonizzazione romana, abbia vinto contro filosofie o “teosofie” misteriche.
    Quale bene comune ne poteva conseguire la popolazione? I nostri antichi hanno risposto: “Nulla, un buco … nell’acqua!”
    Bella lezione per i “democrat” e il principe Alliata.
    Saluti dai “monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo”
    Alessandro Raniero Davoli

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