Ha confessato la premeditazione, ma l’assassino del povero Germini sarà libero tra pochi anni. E la chiamano pure giustizia…

23/10/2015 – Ha confessato che voleva ucciderlo perchè “volevo stare con Marinella” (la moglie della vittima). Ha confessato per filo e per segno, per iscritto, di aver preparato già giorni prima, sul luogo del delitto, la spranga con cui ha ammazzato e la benzina con cui ha tentato di incenerire il cadavere. Ma tutto questo non è bastato a far condannare  per omicidio premeditato il marocchino Fettah Abdelkebir, 30 anni, che il 18 agosto 2014, uccise a colpi di spranga Andrea Germini, 32 anni, in una radura di Molino Baroni, nel territorio di Castelnovo Monti. Germini e Abdelkebir lavoravano nella stessa azienda agricola, di proprietà dei genitori di Marinella Campani, la moglie dell’ucciso e di cui il marocchino era innamorato sino al punto di arrivare ad uccidere.
Nonostante la confessione, l’assassino se la caverà con una pena leggera e fra pochi anni sarà fuori dal carcere, sempre che a sentenza non venga riformata in appello.   Il giudice dell’udienza preliminare Giovanni Ghini lo ha “premiato” concedendogli le attenuanti generiche a compensazione delle aggravanti. Così,  al termine del rito abbreviato, è arrivata una sentenza di 16 anni e 10 giorni di reclusione e in una provvisionale di diecimila euro per ciascuna delle parti civili (la madre Luisa Rossi, distrutta dalla sentenza, il padre, i due fratelli e la vedova).  Il pm Valentina Salvi aveva chiesto 30 anni. Non a caso il suo giudizio è severo: “Nutriamo forte perplessità sulla quantificazione della pena e sulla concessione delle attenuanti generiche – ha detto subito dopo la lettura del verdetto – Si tratta di un oncidio premeditato, commesso con modalità feroci e con modalità unilateriali. Lo stesso Abdelkebir ha ammesso la premeditazione e non si è mai pentito di niente. È stata comminata la stessa pena di un omicidio d’impeto, mentre in questo caso siamo di fronte all’aggravante della premeditazione”.
Resta da vedere se e come la sentenza resisterà all’appello e alla Cassazione. Di certo ieri l’assassino e il suo avvocato Noris Bucchi (che aveva pronunciato un’arringa di due ore e mezzo, negando l’esistenza di prove sostanziali della premeditazione) non hanno trattenuto l’esultanza. Di certo, la sentenza del Gup Ghini sta suscitando uno sconcerto diffuso.
La madre del povero Germini, dicevamo, è distrutta: “Non è possibile, nom riesco a spiegarmi una cosa del genere. Hanno ucciso il mio Andrea un’altra volta”.

Sconcerto, dicevamo, alla luce della confessione resa per iscritto, in udienza, dallo stesso Fettah Abdelkebir, e che probabilmente ha coltodi sorpresa anche il difensore. Un fulmine a ciel sereno, sotto forma di parole agghiaccianti.

Ecco, cos’ha scritto il marocchino (testo pubblicato dalla Gazzetta di Reggio):

“Una decina di giorni prima con la mia auto, prima che si rompesse, avevo individuato il posto. Poi la mia auto si è rotta.
Qualche giorno prima dell’omicidio con la macchina di Miriam (una cugina, ndr.) ho portato sul posto un bastone di ferro di circa mezzo metro tipo tubo e della benzina, con una bottiglia grande di acqua minerale.
Non sono mai andato sul luogo nè a piedi nè con lo zaino. Quello che hanno trovato in casa mia me lo aveva regalato Simona (una conoscente, ndr.) e avrei dovuto spedirlo in Marocco insieme all’altra roba che era nel sacco. Quella mattina ho convinto io Andrea a portwrmi in quel luogo dicendogli che dovevo andare a prendere il semiasse di ricambio della mia macchina. Quando siamo arrivati ho chiesto di guidare la macchina e mi sono avvicinato al posto dove avevo nascosto il tubo e la benzina.
Ho colpito più volte Andrea con il tubo, anche con una pietra. Andrea ha gridato più volte aiuto. Ho preso il telefono di Andrea che ho buttato. Il portafoglio è bruciato. Ho appiccato quindi fuoco al corpo usando carta e la benzina che avevo portato. Sono arrivati i Carabinieri e io sono scappato come ho già raccontato. Avevo pensato di ucciderlo perchè volevo stare con Marinella”.

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2 risposte a Ha confessato la premeditazione, ma l’assassino del povero Germini sarà libero tra pochi anni. E la chiamano pure giustizia…

  1. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    23/10/2015 alle 22:05

    Non riconosco più lo Stato italiano, ho disprezzo assoluto per questo sentenza. Si deve sapere che tra cinque o sei anni l’assassino sarà libero, e troverà pure una “cooperativa sociale” che procurerà alloggio e lavoro, a nostre spese, per … reinserirlo.
    Vorrei ascoltare l’opinione del sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini. Userà parole di rammarico o denuncerà con sdegno l’ingiustizia?
    Mi aspetto immediatamente le sincere scuse pubbliche della numerosa comunità marocchina … imam compreso. Se non verranno, tra noi e loro si aprirà l’abisso.
    Io sono vicino alla moglie di Andrea, ai due figli in tenera età, e alla sua famiglia di onesti lavoratori italiani.

    Giudice Ghini, spero di avere la fortuna di non incontrarla mai, di non averla mai davanti agli occhi e di non dover mai scambiare con lei ne’ una parola, né uno sguardo, né respirare la stessa aria che lei respira.
    Ogni limite è stato superato, la sua sentenza, che spero in appello verrà ribaltata con l’ergastolo, è di una gravità assoluta e non ha nessuna scusa o giustificazione tecnico-legale.
    E’ solo un doloroso errore.

    Alessandro Raniero Davoli

  2. umberto Rispondi

    23/10/2015 alle 23:23

    SE NON ORA, QUANDO ?…….

    ( Mi riferisco alla condanna col massimo della pena ! )

    Intanto, come scrivevo sui social,a pre4scindere dalla vicenda de quo, continuo a sognare Magistrati del calibro del dott. Pignatone ( a capo della Procura della Repubblica della Capitale )

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