La guerra al lavoro festivo ricomincia il 1° novembre.I sindacati alle commesse: “Domenica restate a casa”

27/10/2015 – Riparte la guerra dei sindacati al lavoro festivo, e lo scontro ricomincia Domenica 1° novembre, giorno dei Santi.

“Le Organizzazioni Sindacali Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs UIL di Reggio Emilia, anche a seguito della sentenza della Corte di Cassazione del 7 agosto scorso, invitano le lavoratrici e i lavoratori del commercio all’astensione dal lavoro festivo per le giornate del 1 novembre, 8 dicembre, S.Natale e S. Stefano”.Così  recita un comunicato diffuso questa mattina dalle centrali sindacali. Non è uno sciopero,ma “un invito a non sentirsi obbligati a recarsi a lavoro durante le giornate di festa, anche a seguito di quanto affermato dalla Suprema Corte, che ha infatti confermato la legittimità, per le lavoratrici e i lavoratori, del rifiuto della prestazione lavorativa nei festivi”.
I sindacati ribadiscono che “il lavoro festivo possa ritenersi esclusivamente volontario, mantenendo  il diritto alla retribuzione per quella giornata”.
“E’ indispensabile giungere in tempi rapidi alla modifica della norma che oggi di fatto deregolamenta totalmente il tema delle aperture – continuano Filcams, Fisascat e Uiltucs –  per tornare ad un sistema di regole che riportino in capo alle amministrazioni la possibilità di tarare, in base alle reali esigenze dei territori, il tema delle aperture festive e domenicali. L’attuale situazione infatti non solo non ha creato nuova occupazione – ribadiscono –  ma ha contribuito a mettere ulteriormente in ginocchio l’universo formato da piccole e piccolissime realtà commerciali che non possono tenere il passo con le strutture della grande distribuzione”.
“La richiesta è quella di un sistema di regole certe, che tenga insieme la volontà da parte delle imprese di fornire un servizio maggiore al consumatore e le legittime pretese delle dipendenti e dei dipendenti del settore di poter godere delle festività e di poter conciliare i propri tempi di vita e di lavoro”. “Un punto di equilibrio è  possibile – concludono – serve solo la volontà da parte delle imprese e della politica di fornire risposte anche a lavoratrici e lavoratori”.

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