La Cna Montagna difende il punto nascite S. Anna, strattona il vicesindaco Sassi e fa appello al dialogo

2/10/2015 – “Siamo molto preoccupati della china che sta prendendo il dibattito sul futuro del punto nascite dell’ospedale Sant’Anna. Qui non si tratta di fare baruffa politica ma di salvaguardare un servizio essenziale per i cittadini della montagna e la qualità della vita che un territorio è in grado di esprimere. Qui non si tratta di fare allarmismo: è importante evitare di trarre conclusioni affrettate. A questo proposito suggerirei al vice sindaco Sassi di scegliere bene le parole quando rende dichiarazioni su temi così importanti”.

 Non usa mezzi termini Romeo Ferrari, Presidente provinciale CNA Area Montagna, che interviene sull’annunciata chiusura dell’ostetricia dell’Ospedale S. Anna di Castelnovo Monti.

Un tema delicato che vede il Presidente Ferrari doppiamente coinvolto, in qualità di Presidente anche dell’associazione “Il cuore della Montagna”. Sassi, in una dichiarazione diffusa per rispondere alla consigliera Rubertelli, ha detto fra l’altro: “Chi crea allarmismo mette a rischio la salute delle persone”.  Da qui la presa di posizione della Cna Montagna.

 “Come già abbiamo sottolineato nel documento presentato ai sindaci durante il nostro incontro della scorsa estate – afferma Romeo Ferrari – il tema della sanità e delle prospettive di welfare sul territorio montano è una risposta importante in termini di qualità dei servizi. Favorire l’integrazione tra la rete ospedaliera e il territorio rappresenta per cittadini e imprese due facce della stessa medaglia, in quanto significa maggiore vivibilità e più lavoro per molte piccole imprese, da quelle dei servizi al comparto delle costruzioni”.

 Per CNA il ragionamento in corso è più ampio e riguarda il modello organizzativo della sanità sul territorio provinciale. Chiudere il punto nascite significa mettere in discussione il presidio ospedaliero della montagna. Per questa ragione l’Associazione ritiene che “quanto prima il tema dovrebbe essere oggetto di una attenta riflessione in sede di consiglio provinciale”.

 “CNA Reggio Emilia è impegnata nella difesa di un territorio che, nonostante le sue eccellenze – conclude Romeo Ferrari – rischia lo spopolamento soprattutto per la mancanza di lavoro e opportunità per i giovani. Perdere anche il punto nascita aggraverebbe una situazione già di per sé difficile. Anche la nostra Associazione sostiene la ricerca di un dialogo tra gli amministratori e gli enti preposti affinché questa partita si risolva nel migliore dei modi. Riteniamo che il buon senso debba prevalere sui numeri, perché la montagna non è un territorio come gli altri, ha specificità di cui bisogna tenere conto”.

LA DICHIARAZIONE DEL VICESINDACO SASSI: “MAI PRONUNCIATE PAROLE OFFENSIVE VERSO LA GENTE DELLA MONTAGNA. CHI FA ALLARMISMO METTE IN PERICOLO LA SALUTE”

Che un consigliere di opposizione fornisca una sua personale interpretazione delle parole di un esponente di Giunta o della maggioranza su una data questione – nel caso specifico il Punto nascite in montagna – è fatto che appartiene alla dialettica politica, in cui succede piuttosto spesso che taluni presentino a modo proprio le altrui affermazioni, per poter poi su di esse mettere in campo speculazioni ad hoc in un effetto eco nel quale si perde il significato originario di cosa effettivamente è stato detto in aula e da chi.

Il mio parere sul Punto nascite è che il compito della politica sia quello di tutelare la salute e la sicurezza collettiva. Chi invece crea allarmismo compie l’azione completamente opposta e mette a rischio la salute delle persone. Se questo è il civismo di qualcuno che siede in Consiglio comunale, ha il sapore della vecchia politica. Esistono alcuni dati già presenti che non possiamo ignorare: gli ospedali con  meno di 500 parti l’anno comportano problemi di sicurezza. Sto parlando della gestione del rischio clinico e della mancanza di un reparto di terapia intensiva neonatale a Castelnovo Monti. Inoltre già oggi il 35% delle coppie della montagna  fanno nascere i propri figli fuori Castelnovo Monti.

Su questa partita le scelte sono in mano alla Regione, ma ogni altra interpretazione delle mie parole non corrisponde né alla realtà dei fatti, né a ciò che ho pronunciato in aula. Ritengo grave quanto fatto dalla consigliera Rubertelli poiché mi ha messo in bocca parole offensive nei confronti dei residenti e dei cittadini della montagna, cosa che non ho mai né pensato né pronunciato”. Matteo Sassi, Vicesindaco di Reggio Emilia.

Dopo il voto in consiglio comunale, in cui il Pd e Sel hanno bocciato la mozione di Forza Italia contro la chiusura del punto nascite di Castelnovo Monti, è intervenuto il capogruppo democrat Andrea Capelli che insieme alla consigliera Claudia Aguzzoli ha accusato le opposizioni di “teatrino della politica”, chiarendo che sul punto nascite il consiglio reggiano  aveva già approvato il 20 luglio  un ordine del giorno del Pd, con il sostegno alle proposte messe in campo dai comuni e dall’Unione dei comuni dell’appennino reggiano. Ma lo stesso sostegno al documento dell’Unione dei comuni è stato espresso nella mozione di Forza Italia, ragion per cui non si capisce la ratio del voto di bocciatura di lunedì scorso, visto che nella sostanza maggioranza e opposizione sostengono la stessa cosa. Il Pd reggianpo, evidentemente, ha il problema politico di non mettere in discussione il piano di tagli della giunta regionale Bonaccini.

IL GRUPPO PD: “SBAGLIATO FARE SPECULAZIONE POLITICA SUL PUNTO NASCITE DEL S.ANNA”

L’alzata di scudi da parte dei gruppi di Forza Italia e Lega Nord a seguito della bocciatura in consiglio comunale della mozione Pagliani sul punto nascite di Castelnovo Monti ha assunto la forma del teatrino della politica più che del reale interesse a risolvere un problema per i cittadini: lo stesso Pagliani aveva infatti anticipato il 20 luglio lo stesso documento presentandolo come Ordine del Giorno urgente. Due mesi fa quindi il Consiglio Comunale aveva già discusso e già votato, bocciandolo motivatamente, lo stesso documento ri-presentato tal quale questo lunedì. In quell’occasione il gruppo del PD presentò un proprio ordine del giorno, che venne approvato dal Consiglio Comunale col voto favorevole della Lega Nord e con l’astensione di Forza Italia, in cui abbiamo espresso chiaramente la nostra posizione al riguardo.

Ripartendo dalla recente risoluzione approvata peraltro all’unanimità (quindi anche con il voto di Forza Italia) dall’assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna, abbiamo infatti ribadito che il Piano di riorganizzazione che verrà deciso dalla Regione in attuazione di norme nazionali, dovrà essere concertato e condiviso con gli Enti Locali, tenendo conto dei bisogni diversificati dei territori coinvolti, delle criticità emerse e delle possibili soluzioni: assumendo come primo dato il tema della sicurezza per la mamme, per i nascituri e per il personale ospedaliero, tenendo tuttavia conto anche delle oggettive difficoltà geografiche e logistiche del territorio montano, nonché dei fattori di fragilità di questo, soprattutto sotto il profilo della tenuta della popolazione e del presidio del territorio.

 Tutto ciò è molto lontano dai facili campanilismi demagogici di chi sta all’opposizione e non ha alcuna responsabilità di governo in barba a qualsiasi legge o decreto nazionali.

La ratio della norma che impone infatti la chiusura dei punti nascita con meno di 1000 parti/anno, introdotta fra l’altro dal Governo Berlusconi nel 2010, già prevede una deroga a 500 parti/anno come soglia minima per i territori scarsamente popolati e geograficamente sfavoriti, come i comuni del nostro Appenino.

Per alcuni anni la situazione non è cambiata, grazie allo sviluppo di percorsi virtuosi di forte integrazione fra i reparti di S.Anna e dell’Ospedale di Reggio Emilia, di cui certamente dobbiamo rendere merito alla gestione delle due Aziende. Avendo però il Sant’Anna 140 parti l’anno sappiamo che la Regione non potrà rimanere indifferente rispetto ad una riorganizzazione imposta dal governo centrale.

Piuttosto che esprimere una mera contrarietà –come proposto dal Consigliere Pagliani – riteniamo più responsabile un atteggiamento meno demagogico e campanilistico ma più orientato al raggiungimento del risultato di garantire una maggiore sicurezza e migliori condizioni per gli abitanti della montagna, trovando soluzioni innovative, a partire dalla situazione attuale, e valutando per esempio anche l’introduzione di diverse soluzioni organizzative e di modello, fortemente legate all’integrazione delle equipe.

Malgrado il Comune di Reggio Emilia non esprima competenze dirette sulla materia, abbiamo inoltre espresso l’impegno a sostenere le proposte messe in campo dai comuni e dall’Unione dell’Alto appennino reggiano, per individuare una soluzione ad un tema che preoccupa molto le cittadine e i cittadini del nostro Appennino.

Aver riproposto dopo soli due mesi lo stesso identico documento in Consiglio Comunale, potrà far ottenere qualche foto sul giornali in più e contribuirà a rendere meno efficiente il lavoro del Consiglio comunale, ma di sicuro non risolverà purtroppo alcun problema ad alcun cittadino.

Per questo motivo lunedì abbiamo deciso di respingerlo nuovamente, evitando di ri-presentare un controdocumento fotocopia e rimandando all’Odg che già abbiamo presentato, approfonditamente discusso e approvato in Consiglio Comunale a luglio“.

Claudia Aguzzoli Consigliere comunale e Consigliera Provinciale gruppo PD, Andrea Capelli Capogruppo PD consiglio comunale

I CINQUE STELLE DELLA MONTAGNA: IL PD IGNORA DIECIMILA FIRME PER MANDARE AVANTI IL PROGETTO FARAONICO DEL MIRE

“Durante l’ultimo consiglio comunale il PD Reggiano si è espresso chiaramente sulla questione Ostetricia dell’ospedale S. Anna di Castelnovo ne’ Monti lasciando intendere che non serve e va chiuso! Questa presa di posizione politica cade come un macigno sulla testa dei “montanari” che avevano creduto nella bontà del partito da loro sempre sostenuto a maggioranza . Invece ieri il loro punto di riferimento al quale hanno delegato la gestione del patrimonio pubblico gli ha voltato le spalle deludendoli e come se non bastasse umiliandoli asserendo sul presunto livello inculturale degli abitanti della zona, troppo attivi con comitati reputati inadatti a comprendere il focus della issue e paragonando il viaggio di una partoriente del crinale fino a Reggio Emilia (casomai  in inverno) con una scampagnata in montagna dei turisti reggiani.

Tutto questo in contrapposizione a  quanto detto e scritto negli ultimi mesi dai sindaci PD della provincia, in contrapposizione alle posizioni distese del PD in regione, in contrapposizione alla Senatrice PD Leana Pignedoli  che aveva portato il problema (perché di problema serissimo si tratta) a Roma. Tutto questo in contrapposizione a quanto richiesto dai cittadini che hanno spontaneamente costituito un comitato per chiedere a questo PD di usare il buon senso e considerare  la sicurezza dei cittadini come prioritaria agli interessi economici, ma a nulla sono servite nemmeno le oltre 10.000 firme raccolte a difesa del reparto ospedaliero che potrebbe solo essere l’inizio di uno smembramento più ampio. Anche questa volta il PD ha deciso secondo logiche perverse raccontando che lo fanno per la sicurezza delle partorienti mentre invece con questa chiusura faranno esattamente  l’opposto!

Sembra proprio che il progetto MIRE non si debba fermare, che niente e nessuno si possa interporre ad un investimento faraonico che ci viene venduto come il futuro per la sicurezza delle partorienti senza però considerare che rimarrà un “MIRAGGIO” per chi si troverà a partorire in emergenza dalle remote zone del crinale. Ancora una volta la montagna dovrà pagare il prezzo più alto perdendo un altro servizio fondamentale e dovrà farlo a capo chino perché questo è il frutto delle amministrazioni che la maggioranza dei montanari ha deciso di legittimare. Come già detto e scritto in Marzo il problema è puramente politico e potrà essere risolto solo da chi lo ha generato sempre che ci sia la volontà di farlo”. Massimiliano Genitoni Capogruppo Consiliare, M5S Castelnovo Monti

 

 

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