Il buon vino è politica, anzi anarchia. Un libro sulla “sovversione necessaria” di Luigi Veronelli

7/10/2015 – Il Comune di Milano gli ha appena dedicato una via all’Isola, il quartiere dov’è nato nel 1926. Ma Luigi Veronelli merita una memoria civile ben più articolata, a partire dal suo pensiero politico. Un libro appena uscito per i tipi de l’Altraeconomia se ricostruisce il pensiero anarchico, dalla parte dei “suoi” contadini e vignaiuoli, che ha peraltro un pedigree molto importante: Veronelli, rifondatore della letteratura e della critica enogastronomica  italiana, fu insieme nel gruppo di Lelio Basso che diede vita negli anni Cinquanta alla rivista Questioni del Socialismo.

Il libro in questione è “La sovversione necessaria. Battaglie civili e impegno politico in Luigi Veronelli”, 144 pagine, 13 euro, in libgreria in questi giorni. La “sovversione necessaria” per Veronelli altro non era se non la riappropriazione della terra e dei saperi, come affermò più e  più volte.
Una preziosa raccolta di testi, lettere private, articoli, dichiarazioni – tratte soprattutto dall’Archivio di Casa Veronelli -, che illuminano il “Veronelli politico”, a volte messo in ombra dalla sua figura di eccelso gastronomo: ma soprattutto un repertorio di proposte originali. A questo si aggiungono interviste curate da Umberto De Maria alle persone che sono state al suo fianco, collaboratori, giornalisti, studiosi, vignaioli, amici: Gian Arturo Rota, Gianni Mura, Gianni Camocardi, Alberto Capatti, Giuseppe Mazzocolin, Arianna Occhipinti, Massimo Angelini.
Negli ultimi anni della sua vita – dal 1999 al 2004 – Gino inventa e sviluppa – insieme ai “giovani estremi” (così li chiamava) dei centri sociali iniziative come “Terra e Libertà/Critical Wine”, proposte rivoluzionarie quali il Prezzo sorgente per i prodotti agricoli, l’autocertificazione per i vini e altri prodotti, le De.Co. Denominazioni Comunali che permettono ai Sindaci di dare una “carta d’identità” ai prodotti e valorizzare la biodiversità locale e dà battaglia all’industria alimentare, denunciando le frodi dell’olio e le altre ingiustizie verso i contadini.
“Sono anarchico, da che penso che l’anarchia sia assunzione individuale di responsabilità. Mi sembra di avere bene agito nel campo del vino e di avere dato il benessere a molti vignaioli”, ha scritto tra le migliaia di altre pagine Luigi Veronelli. La sua eredità, non è solo l’ombra di un bicchiere, ma la piena luce di un pensiero politico che prende le mosse da una dichiarazione di anarchia e – da subito e nel tempo – diventa una critica al sistema economico e sociale, e poi denuncia, ribellione, sovversione. Non c’è distanza tra Luigi Veronelli che “cammina la terra” nelle vigne più belle e quello che marcia per i diritti dei “suoi” vignaioli.
Un repertorio straordinario  che spazia dagli articoli della rivista “Ex Vinis” a una rara intervista con Enrico Deaglio a “L’Elmo di Scipio”, dai dialoghi con Pablo Echaurren, alle lettere private, fino a preziose interviste (leggi sotto) con chi ne ha condiviso il cammino. E frammenti di poesia: “L’uomo ha dalla terra ciascuna delle sue reali possibilità. Avere rispetto per la terra, chiederle di darci l’acqua e il pane, l’olio d’oliva e il vino, quant’altro è necessario per una vita serena, è l’unica via.”  E ancora: “Saranno i frutti della terra a scardinare il sistema”.
Per chi si fosse perso la mostra in Triennale a Milano, fino al 31 ottobre è ancora aperta – nel bellissimo scenario del Complesso monumentale di Astino (BG) – “Luigi Veronelli. Camminare la terra” (www.camminarelaterra.it), la mostra organizzata dal Comitato Decennale Veronelli, nell’anno dedicato ai 1 0 anni dalla scomparsa di Gino (29 novembre 2004 – decennaleveronelli.it).


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