Dramma Coopsette: nuove trattative? Davoli non si presenta al cda. Perchè conviene la liquidazione coatta

22/10/2015 – E’ fisso sulla tempesta il barometro di Coopsette. Questa mattina il presidente della cooperativa di Castelnovo Sotto, Fabrizio Davoli, non si è presentato  al consiglio di amministrazione che avrebbe dovuto deliberare sul trasferimento d’urgenza del settore costruzioni alla newco Atikram, e ciò significa che il piano industriale, da presentare entro lunedì al Tribunale di Reggio Emilia, è ancora in alto mare almeno per quanto attiene una parte fondamentale.

Ieri sera Telereggio ha riferito che è sfumata la trattativa con un possibile partner privato di Atikram, mentre questa mattina altre fonti hanno fatto trapelare che l’assenza di Davoli, sempre più teso e preoccupato, dal Cda si spiegherebbe con colloqui informali con un altro partner che si sarebbe materializzato all’improvviso.  Ma c’è anche chi afferma che il Coopsette si stia lavorando in queste ore per inviare al ministero dello Sviluppo Economico una richiesta di liquidazione coatta amministrativa, prima dello scadere del termine della presentazione del piano industriale al Giudice delegato per la decisione sul concordato “con riserva”, il secondo chiesto in due  anni da Coopsette.

Qualcosa, in ogni caso, l’azienda dovrà pur dire oggi pomeriggio, all’assemblea dei dipendenti: in ballo ci sono circa 250 “esuberi”, e solo nella casa madre di Castelnovo Sotto.

L’unica buona notizia, per ora, è l’accordo definito nei giorni scorsi , e già sottoposto ai sindacati, con il gruppo umbro Margaritelli per l’affitto del ramo d’azienda prefabbricati e traversine ferroviarie, che in capo a due anni dovrebbe tradursi in un passaggio di proprietà.

Ormai la bilancia sembra propendere per la liquidazione coatta amministrativa, strumento storico di gestione delle crisi cooperative e tornato in auge di fronte alla difficoltà di gestire i concordati ex articolo 61 nel caso di indebitamenti molto elevati. Open. Co, la ex Cormo, non più tardi di un mese fa ha rinunciato di propria iniziativa alla procedura concordataria per ottenere da Roma, a tambur battente, il decreto di liquidazione coatta, pochi minuti prima di un’udienza davanti al giudice che si annunciava drammatica.

Qualcuno dopo tanti disastri  ha capito che la “coatta” – a dispetto del nome – presenta non pochi vantaggi: in primo luogo, il commissario liquidatore viene scelto dal ministero dello Sviluppo Economico in una rosa di nomi presentata dall’associazione titolare della vigilanza sulla cooperativa in dissesto (Legacoop, nel caso di Open.Co ed eventualmente di Coopsette). In secondo luogo mette l’azienda al riparo di una procedura fallimentare, con annessa azione di responsabilità nei confronti degli amministratori. Inoltre tutela meglio, nel limite delle risorse disponibili, il prestito sociale perchè prevede  la restituzione di almeno il 30%, mentre nel concordato il prestito viene trattato per quello che effettivamente è, cioè capitale di rischio, con una possibilità di rimborso risibile. Non a caso il sistema Lega si è svenato per restituire il 40% ai soci prestatori della Cmr e di Orion  (con un 10% ancora in ballo). La somma in capo ai soci lavoratori e pensionati di Coopsette, congelata di fatto da due anni, è intorno ai dieci milioni di euro.

Da ultimo, ma non ultimo, i meccanismi della liquidazione coatta a detta degli esperti agevolano la continuazione dell’attività produttiva, proprio perchè si tratta di una legislazione concepita per la tutela del lavoro, prima che del capitale.

 

 

 

All’ultimo momento è saltata fuori un’altra manifestazione di interesse, seppur non formalizzata, e per questo in mattinata il presidente Fabrizio Davoli non era presente al Cda di Coopsette. Tutto rimandato dunque ma non per molto.

I nomi che circolano di eventuali compratori restano top-secret mentre è del tutto palpabile la preoccupazione dei 350 lavoratori del settore costruzioni il cui futuro è appeso ad un filo. Specie dopo l’abbandono di un importante presunto acquirente del ramo. La data del 26 ottobre resta dunque fissata in Tribunale per la deposizione del piano concordatario.

Ma potremmo anche non arrivarci, avendo davanti epiloghi più positivi o del tutto negativi come la preannunciata liquidazione coatta. Buone notizie invece per i 100 dipendenti del settore prefabbricati e traversine, il cui ramo è stato affittato dal gruppo Margaritelli che manterrà l’occupazione con l’intento di acquistare l’asset tra due anni. Gli stabilimenti di Castelnovo Sotto e Zurco dunque continueranno a funzionare.

Per tutti gli altri sono ore di attesa angosciante.

Si è concluso con un nulla di fatto il consiglio di amministrazione di Coopsette, che si è riunito nel tardo pomeriggio di ieri. Si è discusso della scadenza di lunedì 26 ottobre, data entro la quale l’azienda di Castelnovo è chiamata a depositare in tribunale il piano concordatario, la cui praticabilità tra l’altro dovrà essere vagliata da un asseveratore. Le condizioni sembrano mancare: nelle prossime ore il Cda si riunirà nuovamente e si potrebbe decidere di procedere con la liquidazione coatta. E’ stato raggiunto l’accordo con la Margaritelli, che prenderà in affitto i rami d’azienda dei settori prefabbricati e traversine. Ma lo scoglio più grosso resta quello del settore costruzioni che conta 350 dipendenti. Giorni fa era stata annunciata la disponibilità da parte di un importante soggetto del settore a garantire in forma indiretta la continuità del ramo d’azienda tramite l’acquisizione di una nuova società appositamente creata da Coopsette. Oggi alle 16 i sindacati incontreranno i lavoratori.

 

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