Crac Coopsette, il Pd torna agli anni ’70: “Cooperative in crisi perchè troppo autonome dal partito”

di Pierluigi Ghiggini

27/10/2015 – Il crac di Coopsette sta provocando un terremoto senza precedenti, non soltanto nel sistema Legacoop (che partecipa al tramonto di una stagione storica cominciata un secolo fa) ma all’interno della sinistra. Ne è testimonianza il documento, per certi versi sconcertante, diffuso oggi pomeriggio dal Pd provinciale di Reggio emilia e firmato oltre che dal segretario Andrea Costa, anche da Fabio Montanari, segretario Pd di Castelnovo Sotto; Fabrizio Ferri, segretario Pd Sant’Ilario d’Enza; Giuseppe Spadavecchia, segretario Pd di Cadelbosco Sopra; Paolo Cervi del Pd di Campegine, Catia Rasoli segretaria Pd di Calerno e Ermanno Morini, segretario Pd Gattatico.

Il documento parla di “errori specifici che hanno portato all’epilogo che è sotto gli occhi di tutti“: errori, tuttavia,  non dovuti a gestioni inadeguate,  mercati protetti, rapporti più o meno intossicati con la politica, ma che al contrario avrebbero la loro genesi nientemeno che in un eccesso di autonomia dalla politica. Detta terra terra, le cooperative avrebbero snobbato per troppo tempo le riunioni di partito e questo, dice in sostanza il documento, è il risultato. Leggere per credere.

” Le imprese cooperative, di qualsiasi dimensione siano – sostiene il Pd reggiano – non sono imprese private. Non possono vivere come un ‘fastidio‘ i luoghi di confronto. Crediamo che per troppo tempo in certe imprese cooperative si sia peccato di un eccesso di autonomia: dai luoghi di rappresentanza, dalle istituzioni, dal territorio, dai soci lavoratori”.

Insomma, da un lato l’accusa indistinta ai dirigenti di aver fatto quello che volevano fuori dal controllo dei soci, ma dall’altro il rimprovero di essersi dimenticati della politica, cioè del partito e dei suoi sindaci. Da un lato la richiesta di tornare alla democrazia e alla partecipazione interna (di cui esempio eclatante, certamente una novità salutare, è stata la battaglia di Unieco, che ha impedito l’unificazione di Coopsette e ha mandato in pensione un intero gruppo dirigente, a cominciare dall’ex presidente Mauro Casoli), ma dall’altro l’eco lontana di un dirigismo politico da Pci anni ’70.

Il documento si chiude con un appello a Legacoop “perché possa, come ha fatto fino ad ora, farsi carico delle famiglie che a Coopsette hanno dedicato la vita, sia lavorando per l’impresa sia affidandole i propri risparmi”. Ma cosa può fare oggi Legacoop, visto che soldi non ce ne sono più, che il “soccorso rosso” non riesce neppure a saldare il residuo 10% ai soci prestatori di Cmr e Orion, e che anche Boorea ha un buco di 5 milioni e non ha ancora raccolto i capitali sufficienti all’aumento obbligatorio del capitale sociale?

Sia come sia, questo documento del Pd che rimprovera alle coop “troppa autonomia”, segna uno strappo senza precedenti tra partito e sistema Lega. Da notare che il documento è stato diffuso il giorno dopo la fuga del sindaco di Reggio Emilia e di tutta la Giunta che hanno disertato il dibattito sull’Odg urgente sulla crisi Coopsette e il sostegno ai lavoratori in difficoltà.

Notevoli per strabismo, infine, i riferimenti alla qualità del rapporto con la politica: “C’è  bisogno di un rapporto sano tra mondo economico e politica, non della politica che si fa sponsorizzare le gare ciclistiche o che utilizzi queste imprese per lanciare avventure elettorali liberiste”. Trasparente il riferimento alla famosa sponsorizzazione di Unieco del Giro della Padania, un po’ più criptico quello sulle “avventure elettorali liberiste”. Forse il Pd ce l’ha col sostegno offerto a suo tempo da Coopsette a Simone Montermini, che ruppe col partito per candidarsi con Scelta Civica. Ma naturalmente le  lucrose sponsorizzazioni alle Feste de l’Unità – specialmente nei momenti in cui di decidevano piani regolatori, business edilizi e mega appalti – quelle sì che andavano benissimo, erano e sono “buona politica”. Così gira il mondo, bella coop, e non puoi farci niente.

Di seguito il documento integrale del documento del Pd provinciale sulla crisi Coopsette.

A partire da una serie di appuntamenti mancati che oggi mettono in seria incertezza i posti di lavoro e il prestito sociale, nella vicenda Coopsette esistono errori specifici che hanno portato all’epilogo che è sotto gli occhi di tutti.

Un danno enorme all’immagine di un sistema che ancora oggi, e in settori anche diversi da quello della produzione lavoro, sta registrando numeri di crescita importanti. C’è infine, in questa vicenda, un danno all’intero territorio che rischia di restare escluso dalla realizzazione delle grandi arterie infrastrutturali.

La solidarietà va bene, è un segnale di vicinanza, ma non ci vogliamo fermare a questo. Bisogna avere il coraggio di dire anche cosa non è stato fatto per evitare questa situazione. Le imprese cooperative, di qualsiasi dimensione siano, non sono imprese private, non possono avere un solo ‘padrone’ e non devono dimenticarsi la solidarietà e il mutuo coordinamento all’interno dei luoghi di rappresentanza. Non possono vivere come un ‘fastidio’ i luoghi di confronto. Crediamo che per troppo tempo in certe imprese cooperative si sia peccato di un eccesso di autonomia: dai luoghi di rappresentanza, dalle istituzioni, dal territorio, dai soci lavoratori.

Mentre oggi si chiama in causa la stessa associazione delle cooperative a rispondere del destino dei soci lavoratori e del prestito sociale, ancora in tempi recenti c’era chi ammiccava a progetti politici lontani dal centro sinistra e vagheggiava l’uscita da Legacoop (ritenuta persino una palla al piede) per entrare nel sistema di rappresentanza degli industriali. C’è quindi bisogno di un rapporto sano tra mondo economico e politica, non della politica che si fa sponsorizzare le gare ciclistiche o che utilizzi queste imprese per lanciare avventure elettorali liberiste.

La politica non deve voltarsi dall’altra parte, ma deve concertare con le grandi imprese, anche cooperative, le azioni utili a migliorare la qualità della vita delle comunità e produrre sviluppo.

Alla Legacoop ci rivolgiamo anche noi perché possa, come ha fatto fino ad ora, farsi carico delle famiglie che a Coopsette hanno dedicato la vita, sia lavorando per l’impresa sia affidandole i propri risparmi. E’ un bene che ci sia un soggetto interlocutore con cui, insieme alle Istituzioni, lavorare affinché le ricadute negative di una gestione sbagliata siano le minori possibile.

Andrea Costa, segretario provinciale Pd; Fabio Montanari, segretario Castelnovo Sotto; Fabrizio Ferri, segretario Pd Sant’Ilario d’Enza; Giuseppe Spadavecchia, segretario Pd Cadelbosco di Sopra; Paolo Cervi, Pd Campegine; Catia Rasoli, segretario Pd Calerno; Ermanno Morini, segretario Pd Gattatico”

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