Coopsette the end. Niente piano industriale, la liquidazione è questione di ore

24/10/2015 – Nessun concordato con i creditori: Coopsette lunedì non presenterà alcun piano industriale al Tribunale fallimentare di Reggio Emilia. Anzi, è molto probabile che, come ha fatto Open.Co (ex Cormo)  sia l’azienda stessa a presentare una rinuncia formale al concordato, per accelerare al massimo la decisione del Ministero dello Sviluppo Economico sulla liquidazione coatta amministrativa, e quindi per scongiurare una procedura fallimentare in assenza del piano industriale prescritto dal giudice. Come anticipato da Reggio Report, la liquidazione di tipo amministrativo – con commissari nominati non dal tribunale, ma dal ministero in una rosa di nomi proposta dall’ente incaricato della vigilanza su Coopsette, vale a dire Legacoop Reggio – costituirebbe a questo punto  una scialuppa di salvataggio rispetto al disastro totale. Gli stessi dirigenti (a cominciare dal presidente, dai consiglieri delegati e dal cda) verrebbero tutelati da eventuali azioni giudiziarie.

A questa “ultima spiaggia” (sempre che si concretizzi, perchè è ancora tutto possibile) si è arrivati a seguito della decisione dei commissari giudiziali, nominati in giugno on l’avvio della seconda procedura di concordato “con riserva”, di non firmare il piano industriale: neppure le “limature” di questi  giorni – in primo luogo l’accordo con Margheritelli di Perugia per l’affitto del ramo d’azienda ferroviario, e ilconseguente salvataggio di un centinaia di posti di lavoro – sarebbero riusciti a “stabilizzare” il piano su un’ipotesi credibile e comunque accettabile dai creditori, che peraltro già da anni fanno grossi sacrifici con i crediti congelati o fortemente diluiti.

Tutto si gioca sul filo delle ore, perchè lunedì scadono i termini della presentazione del piano al giudice delegato. E’ una partita molto complessa, che ha al centro tratative frenetiche, condotte dal presidente di Castelnovo Sotto, Fabrizio Davoli, per la cessione o l’affitto del ramo d’azienda costruttori, di cui è già previsto il trasferimento nella newco Atikram: secondo quanto scrive la Gazzetta di Reggio questa mattina, sarebbe in corso la verifica dell’interesse del Gruppo Gavio (quasi seimila dipendenti e 4 miliardi di fatturato), mentre starebbero alla finestra la Savio e altri partner industriali che in passato hanno avuto rapporti fecondi con Castelnovo Sotto. Da queste trattative dipendono le decisioni che Davoli metterà lunedì mattina sul tavolo del giudice delegato.

Di certo, se dovesse arrivare da Roma il decreto di liquidazione coatta – voci insistenti lo danno per imminente – non vi sarebbe  interruzione di trattative, ma anzi secondo gli esperti si potrebbe affrontare con maggiore lucidità sia la ristrutturazione e lo “smontaggio” del gruppo, sia la riduzione dei danni occupazionali: a oggi si parla di 250 esuberi, quasi lòa meta della sola cooperativa di Castelnovo Sotto.

Altro tema caldo è quello dei soci prestatori-sovventori (in buona parte pensionati che hanno messo risparmi e liquidazione in Coopsette) e della sorte dei loro capitali, oltre dieci milioni di euro. Soldi bloccati già da anni, e sui quali i timori sono altissimi. Fra l’altro il sistema Lega difficilmente riuscirebbe a intervenire in soccorso dei prestatori, come sta facendo per Cmr e Orion (e oggettive difficoltà). La liquidazione di tipo amministrativo, tuttavia, prevederebbe la tutela di almeno il 30% del prestito, sempre che l’entità liquidata disponga delle risorse necessaria. Comunque vada, è bene che i soci prestatori si organizzino sin d’ora per tutelarsi.

 

 

 

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Una risposta a 1

  1. stefano Rispondi

    24/10/2015 alle 10:30

    anche i komunisti piangono

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