Raccolta rifiuti, mega bando da 96 milioni al massimo ribasso: i manager di Iren hanno la memoria corta. Fioccano le proteste

2/9/2015 – Ha suscitato fior di proteste la gara d’appalto indetta da Iren per la raccolta dei rifiuti soldi urbani e speciali nei bacini di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. L’importo a base d’asta è di 48 milioni 410 mila euro per il prossimo biennio, rinnovabile per altri due anni (in tutto perciò 96 milioni 820 mila euro)  e riguarda “il servizio di raccolta dei rifiuti urbani e speciali non pericolosi (secco residuo, organico, vegetale, carta-cartone, plastica, barattolame, vetro) e lavaggio contenitori con sistemi stradali e domiciliari (porta a porta)“.   Il bando scade il 21 settembre, e per l’ennesima volta è basato sul criterio del massimo ribasso.

A Parma il Movimento 5 Stelle (che esprime il sindaco Pizzarotti, azionista di Iren) è insorto per i criteri ritenuti giugulatori del capitolato, mentre  a Reggio Emilia ambienti imprenditoriali, e fra questi Transcoop, fanno osservare che il criterio del massimo ribasso può aprire le porte a concorrenti non del tutto trasparenti.

La Cgil Funzione Pubblica di Reggio Emilia è scesa in campo per denunciare il rischio di ricadute pesanti sui lavoratori, e per questo chiede la riapertura del “tavolo negoziale con Iren”.

“Esprimiamo preoccupazione e  perplessità sul paventato ribasso del valore complessivo degli appalti  – sottolinea Maurizio Frigeri, segretario Fp Cgil – peraltro denunciato pubblicamente dalle imprese locali in quanto la contrazione dei costi potrebbe ripercuotersi negativamente sulla qualità del servizio e nel contempo sul trattamento retributivo dei lavoratori. Oltre a ciò l’attuale riforma del Lavoro (Jobs Act) pone ulteriori elementi di difficoltà sul fronte delle tutele dei lavoratori interessarti”.
“Per questi motivi – aggiunge il sindacalista – abbiamo immediatamente chiesto la ripresa del tavolo negoziale con Iren per proseguire il  confronto sui temi degli appalti e delle esternalizzazioni/internalizzazioni”.

Già oggi il sistema degli appalti e dei subappalti si traduce spesso in salari di fame soprattutto per gli immigrati impiegati con ogni genere di forme contrattuali da cooperative e società private. Inoltre per strada chiunque può vedere come troppo spesso gli operatori degli appalti della nettezza urbana non abbiano hanno protezioni nè abbigliamento adeguati.

Ma soprattutto stride lo spettacolo di incoerenza offerto dalle amministrazioni locali che da un lato condannano il sistema del massimo ribasso, ma dall’altro lasciano fare. Per tacere del cda di Iren: nell’assemblea di bilancio erano stati espressi impegni ben precisi in proposito, soprattutto a seguito delle critiche rivolte dai sindaci soci (in particolare da Enrico Bini) , ma evidentemente quelle rassicurazioni  erano soltanto parole di circostanza.

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