“Prima gli italiani, poi gli stranieri”. Frigna la sinistra, ma Giovanni Lindo Ferretti l’ha sempre pensata così

29/9/2015 – I social scandiscono i ritmi della nostra vita, gli smartphone fanno le uova al tegamino, su Marte c’è l’acqua, ma i sepolcri imbiancati continuano a dominare la scena, nella politica e nella comunicazione. A corto di idee e voglia di lavorare, molti si sono lanciati addosso a Giovanni Lindo Ferretti perchè è andato alla festa di Atreju (Fratelli d’Italia) dove ha tessuto le lodi della Meloni (“E’ uno dei pochi politici che apprezzo”), non si è accodato alla moda di sbranare Matteo Salvini e ha detto, in sostanza, che prima degli stranieri devono venire gli italiani: “C’è un diritto dell’umanità a vivere in pace nella sua terra, ma lo straniero è straniero, uno Stato che non protegge i confini e non pensa ai suoi compatrioti non è uno Stato, mi fanno molta impressione le persone che mettono i propri cari all’ospizio per dedicarsi ai poveri del terzo mondo”.

giovanni Lindo ferretti

Giovanni Lindo ferretti

Apriti cielo. Di fronte a queste parole, la sinistra si è stracciata le vesti, piangendo, digrignando i denti e gridando alla “svolta a destra” di Giovanni Lindo. “Non smetterò di leggere i suoi libri e di ascoltare i Cccp – ha frignato il consigliere reggiano Dario De Lucia – . Sul punto politico invece trovo discutibile la sviolinata a Giorgia Meloni e Matteo Salvini e ancor più grave la dichiarazione prima gli italiani’ sul tema dei migranti. Questa contemporaneità barbara di continuo attacco ai migranti non la trovo di buonsenso”. Affranto anche Max Collini (Offlaga): “Sono rimasto spiazzato quando ho sentito certe dichiarazioni. Da fan non mi pare che ci guadagni qualcosa dal punto di vista artistico nel dare credito a personaggi come la Meloni o Salvini. C’è sicuramente un aspetto di provocazione verso quella generazione di vecchi fan per farli arrabbiare”.

Naturalmente ognuno è libero di pensarla come crede, ma qualcuno dica ai vecchi fans e ai giovani politici che Giovanni Lindo Ferretti la pensa così da molto tempo: non è necessario scavare nei testi delle canzoni, è sufficiente una ricerca svelta su Google o quel che volete. Del resto il suo tornare in montagna, lo stesso riportare i cavalli al centro della scena in un legame tra contemporaneità, memoria profonda e mito, è il segno inequivocabile di una scelta di parte verso per la tradizione. Ed è anche il racconto di un mondo diverso, un mondo nuovo che si fa strada in conflitto con la globalizzazione.  E inoltre, chi può dire che non vi sia del vero quando GLF parla di stranieri e di italiani? L’idea che la solidarietà debba far dimenticare non solo un sistema di valori, ma anche i poveri nostrani, appartiene solo forse a chi sulla solidarietà ci marcia pro domo sua.

Giovanni Lindo è un conservatore d’avanguardia da molto tempo, già dall’epoca dei Cccp. Chi lo rimpiange fedele alla linea è alla ricerca vana del tempo perduto e non ha ancora scosso la polvere dal quadrante del proprio orologio. La verità è che dà fastidio il Giovanni Lindo conservatore e al tempo stesso creativo, geniale e con una fede religiosa, conservatore ma post moderno, molti più avanti dei progressisti appesi ai cinguettii. Sì, GLF è un problema per la sinistra che si nutre ancora di narrazioni crepuscolari, ma a lui, per dirla tutta, non gliene può fregà de meno.

(p.l.g.)

 

 

 

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