Massimo ribasso: “Iren deve finirla”. Il sindaco Bini contro la gara da 96 milioni per la raccolta rifiuti: criteri da rivedere

5/9/2015Enrico Bini, il sindaco antimafia di Castelnovo Monti (e da presidente della Camera di commercio di Reggio Emilia, protagonista di anni di battaglie contro le cosche e per la trasparenza nell’economia) scende in campo contro il criterio del massimo ribasso applicato per l’ennesima volta da Iren, e questa volta per  il mega appalto Iren da 96 milioni relativo alla raccolta rifiuti al porta a porta nei tre bacini di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Di fatto si prospetta un taglio del 15-20% dei costi rispetto all’appalto pecedente. Bini chiede che Iren convochi i sindaci prima dell’assegnazione definitiva dell’appalto. Il termine della gara è fissato per il 21 settembre.

Da sottolineare che il sindaco di Castelnovo Monti era intervenuto nell’ultima assemblea di bilancio Iren per chiedere esplicitamente la fine del massimo ribasso: nell’occasione i vertici avevano  dato assicurazioni in questo senso. Ora l’appalto della raccolta rifiuti contraddice clamorosamente gli impegni assunti in assemblea e mette in difficoltà i sindaci del patto, almeno quello di Reggio Emilia, che anche in campagna elettorale si era pronunciato contro il massimo ribasso.

Bini critica il fatto che questo sistema taglia fuori le imprese locale e soprattutto quelle che danno lavoro a persone disabili.

Iren convochi rapidamente un incontro con i Sindaci, ed affrontiamo il tema dell’assegnazione degli appalti: questa modalità con la quale si assegnano maxi commesse, con il criterio di premiare fortemente il prezzo più basso proposto, va cambiata – afferma in una dichiarazione Enrico Bini –  anche perché non si tiene debitamente conto delle realtà che occupano persone svantaggiate”.

Ci sono diverse cose che a mio parere non vanno, e che meritano di essere discusse ed approfondite alla presenza dei Sindaci del territorio – aggiunge – Già alcuni mesi fa, quando era stato assegnato con un ribasso del 60% l’appalto per la manutenzione di tutto il patrimonio immobiliare di Iren, avevo chiesto che si potesse discutere e rivedere il criterio del massimo ribasso per gli appalti, che ora invece torna, seppur in forma leggermente diversa, per questa nuova gara. E’ un criterio sbagliato, perché mette spesso fuori gioco le imprese locali.

Il ribasso economico è il fattore che viene premiato maggiormente anche in questo nuovo bando, e le nostre imprese non riescono a competere su questo fronte. Ma c’è anche da discutere dell’elemento sicurezza e legalità: come possono le imprese partecipanti presentare offerte che spesso, secondo molti operatori, sono al di sotto dei costi di mercato? Non credo che si possa accettare il solo fatto che su un servizio si ottiene un risparmio, senza approfondire ogni aspetto di come questo risparmio sia possibile. In questo senso, chiedo ad Iren di convocare la commissione legalità, costituita alcuni mesi fa e riunitasi una sola volta, alla presenza anche del Presidente Profumo, per discutere concretamente di questo tema”.

Conclude Bini: “Secondo me deve anche essere discusso il peso attribuito in questi nuovi bandi all’impiego di persone svantaggiate, e quindi alle cooperative di tipo B, che rappresentano un elemento molto importante di tenuta economica e sociale in particolare per i territori periferici, come il nostro Appennino. Sono temi che richiedono un approfondimento urgente, perché sono in ballo aspetti che per il territorio vanno ben oltre la semplice gestione del servizio”.

Vedremo il tono della risposta Iren: però difficilmente si tornerà indietro. Le realtà locali in Iren sono subalterne a un management che dovrebbe rispondere alla politica, ma in realtà la controlla.

 

 

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