Jobs Act, la Fiom diffida 664 aziende reggiane: “Se non trattate sarà scontro”

16/9/2015La Fiom di Reggio Emilia ha inviato a 664 aziende della  provincia di Reggio Emilia  (dove lavorano 32 metalmeccanici) , a 128 consulenti e a 7 associazioni imprenditoriali altrettante lettere di diffida ad applicare la nuova normativa del Jobs Act ancora in via di approvazione in materia di licenziamenti, di  cambiamento delle mansioni e di controllo a distanza. Le associazioni chiamate in causa sono Unindustria/Federmeccanica, Confapindustria, Confimi, Legacoop, Unione Cooperative, C.N.A. e Confartigianato. Le cooperative, insomma, non vengono risparmiate: del resto è propriol’ex presidente di Legacoop Giuliano Poletti a firmare il Jobs Act come ministro del Lavoro del governo Renzi.

La lettera è formalmente conciliante, perchè contiene la richiesta di “un serio e fattivo confronto”, ma in realtà i toni sono duri, e nella parte finale persino ultimativi: “La presente organizzazione – si legge nella diffida – non accetterà mai un simile stravolgimento delle condizioni di lavoro” e soprattutto non potrà accettare che nella stessa azienda, lavoratori che svolgono le stesse mansioni “siano protetti o meno verso i licenziamenti arbitrari”.

La Fiom chiede alle associazioni imprenditoriali l’apertura di un “tavolo di confronto”, ma avverte che se questo tavolo non ci sarà. darà fuoco alle polveri aprendo vertenze sindacali azienda per azienda, e anche portando le imprese in tribunale: ” Di fronte alla vostra indisponibilità ad avviare un serio e fattivo confronto su tali temi – si legge – e ancor peggio a fronte di vostre iniziative unilaterali sui terreni sopra richiamati, avvieremo tutte le azioni, sindacali e legali, che saremo in grado di mettere in campo nei confronti della vostra azienda per garantire la tutela dei lavoratori“. Azioni che “sarebbero inevitabili”.

La risposta peraltro è già arrivata: Il presidente di Unindustria Reggio Mauro Severi ha definito l’iniziativa “inqualificabile”, invitando implicitamente le imprese a non cedere alle diffide. Unica apertura, la possibilità gli valutare e migliorare il Jobs Act dopo i primi mesi di applicazione. Di “tavoli” non si parla proprio.

L’iniziativa, che parte dalla Fiom dell’Emilia-Romagna  sotto la spinta della Cgil nazionale, è stata presentata dal segretario provinciale della Camera del Lavoro-Cgil di Reggio Emilia Guido Mora, dal segretario provinciale della Fiom Sergio Guaitolini e dal segretario organizzativo Marco De Simone. Naturalmente Reggio Emilia costituisce un banco di prova decisivo per la Fiom anche a livello nazionale: qui il sindacato di Landini rappresenta “circa il 90%” dei metalmeccanici, e in questi anni di crisi ha firmato centinaia di accordi aziendale per rinnovare i contratti o finalizzata alla tenuta delle imprese e alla difesa dei posti di lavoro.

Di fronte, da sinistra il segretario provinciale della Cgil Guido Mora, il segretario della Fiom di Reggio Emilia Sergio Guaitolini, il segretario organizzativo Marco De Simone

Di fronte, da sinistra il segretario provinciale della Cgil Guido Mora, il segretario della Fiom di Reggio Emilia Sergio Guaitolini, il segretario organizzativo Marco De Simone

 

Quello che chiediamo, e che il presidente di Unindustria Reggio reputa “inconcepibile”, – spiega Sergio Guaitolini, segretario Fiom provinciale –  è di aprire un tavolo di confronto che possa portare a soluzioni contrattuali condivise, che garantiscano pari dignità e pari diritti a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla data di assunzione, al fine di evitare l’imbarbarimento dei rapporti e l’apertura di vertenzialità in ogni singola azienda”.

Il jobs act si caratterizza come un “condono” per le aziende che licenziano illegalmente – sostengono Fiom e Cgil – perché di fatto cancella la sanzione per gli imprenditori che violano la legge: ” Può questa essere definita modernizzazione? E’ così estraneo alla pratica sindacale chiedere l’avvio di un confronto su provvedimenti che incidono profondamente sulla natura dei rapporti di lavoro e sui loro diritti? Allora, come non definire ingenerosa e offensiva, oltreché gratuita, la nota diramata da Unindustria in cui il Dott. Severi rivolge alla Fiom accusandola di “scaricare sulle imprese del territorio la sua incapacità di dialogo”?

Rispondiamo dicendo che chiedere che chi viene licenziato in modo illegittimo possa avere il diritto al reintegro nell’azienda non è incapacità di dialogo ma tutela di un diritto basilare – continua Guitolini – e che cancellare questo diritto e chiamarlo “Contratto a tutele crescenti” è una truffa, perché non vi è alcuna tutela crescente, anzi le tutele sono smantellate per sempre e resta solo un basso indennizzo monetario”.

La Fiom “non avrebbe bisogno di ricordare ad Unindustria che a Reggio Emilia è di gran lunga il sindacato più rappresentativo, con circa il 90 % degli iscritti; che sottoscrive con le imprese associate alla sua Organizzazione numerosi contratti aziendali, (oltre 100 nel 2014);  e che sia in quei contratti, sia quotidianamente, affronta discute e risolve nelle imprese, attraverso le proprie RSU e attraverso relazioni costruttive, le problematiche che si pongono, arricchendo le soluzioni condivise anche del punto di vista dei lavoratori a tutela delle loro condizioni. Ma siamo in un periodo storico in cui la memoria è corta e vittima di abbagli. Per cui lo ricordiamo”.

Riguardo all’accusa di anacronismo rispondiamo che anacronistica è una visione che vorrebbe il lavoro senza diritti e i lavoratori schiavi senza la possibilità di organizzarsi per chiedere migliori condizioni di vita e di lavoro – ha concluso Guaitolinbi – .La Fiom il dialogo lo vuole, lo cerca, lo pratica e lo pretendeper il rilancio del sistema industriale attraverso investimenti, ricerca e sviluppo, innovazione, valorizzazione delle professionalità. Siamo pronti a confrontarci sulla ricerca del miglioramento dell’efficienza, della qualità del prodotto e della produttività dell’impresa, nel rispetto  però, imprescindibile, della dignità e delle condizioni di tutti i lavoratori”.

Alla conferenza stampa era presente anche Guido Mora, e non certo per caso.  “Con la sua iniziativa la Fiom porta avanti le disposizioni della Cgil nazionale di contrasto al Jobs act, e noi la sosteniamo” –  ha sottolineato il segretario della Cgil reggiana, che non ha mancato di polemizzare con Severi – Credo non abbia capito quanto sia sia grave e sicuramente negativo non mettersi tutti, sindacato, imprese e associazioni, su un piano di confronto rispetto alle norme introdotte dal Job act Inoltre i maggiori organismi europei sottolineano come in Italia i livelli di flessibilità siano elevati, non è quindi proseguendo in questa direzione che ci avviciniamo alla “normalità europea”, come scrive Severi,  piuttosto ce ne allontaniamo”.

LA LETTERA DELLA FIOM ALLE ASSOCIAZION IMPRENDITORIALI

Spett. Unindustria Reggio Emilia,

le recenti novità legislative, quelle già emanate e quelle che stanno per essere approvate, possono indurre profondi cambiamenti nella complessiva condizione dei lavoratori, potendo incidere su aspetti fondamentali del rapporto di lavoro, durante il suo svolgimento – incidendo sulla tutela della professionalità, con la riscrittura dell’articolo 2103 del codice civile, sulla stessa dignità, con l’apertura verso forme pervasive di controllo a distanza – ed infine sulla stessa protezione verso licenziamenti ingiustificati ed arbitrari, con la nuova disciplina dei licenziamenti per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015.

Tali possibili cambiamenti non solo rappresenterebbero una forte discontinuità e peggioramento rispetto al quadro legale precedente ma si pongono in netto contrasto anche con le prassi e le regolamentazioni collettive,di ogni livello, applicate in azienda, apparendo soprattutto incompatibili con i principi della nostra Costituzione e della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, oltre che con la Carta sociale europea.

Per questi motivi la scrivente organizzazione vi preannuncia che non accetterà mai un simile stravolgimento delle condizioni di lavoro. In particolare, non potrà accettare che, nella stessa azienda, lavoratori che svolgono le stesse mansioni siano protetti o meno verso i licenziamenti arbitrari individuali o collettivi, per l’applicazione di una diversa disciplina dei licenziamenti solo in ragione del momento dell’assunzione. Non si riterranno accettabili prassi ed atti aziendali che, con il demansionamento, avviliscano e penalizzino la professionalità dei lavoratori, così come non si riterranno accettabili forme di controllo a distanza pervasive ed ossessive, che mettano in discussione la stessa dignità del lavoratore, prima ancora che la propria privacy e salute.

A fronte di questo quadro, la scrivente organizzazione in ragione della tradizione di gestione condivisa delle regole dei rapporti di lavoro che da sempre hanno caratterizzato il nostro territorio, costruita attraverso la contrattazione collettiva e non solo, Vi invita, e per Vostro tramite invita le aziende che rappresentate, a non procedere unilateralmente, con l’applicazione concreta ed immediata delle nuove regole disponibili, ma direnderVi disponibili ad un serio confronto sindacale finalizzato ad individuare soluzioni condivise che riescano a coniugare, come sempre è avvenuto nel nostro territorio, il perseguimento dell’efficienza e competitività delle imprese con il rispetto della dignità del lavoro.

Nello spirito di cui sopra, e al fine di avviare un fattivo confronto, qui di seguito vengono indicati gli argomenti su cui lo stesso si potrebbe sviluppare, con l’individuazione di alcuni punti per noi fondamentali.

Per quanto attiene al tema dei licenziamenti, premesso che la scrivente organizzazione non potrà mai accettare una disciplina dei licenziamenti che lascia privi di tutela tutti i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, si impone un confronto urgente finalizzato ad individuare una soluzione negoziale che garantisca un quadro di tutele adeguate anche a questi lavoratori a fronte di licenziamenti arbitrari. Qualora l’individuazione di una soluzione negoziale non dovesse arrivare in tempi brevi, nel frattempo Vi invitiamo, onde evitare che la singola azienda ed il singolo lavoratore si trovino da soli a gestire ed affrontare un possibile licenziamento con la nuova disciplina, ad introdurre in via temporanea una procedura di confronto preventiva tra azienda, rappresentanze sindacali, e rispettive associazioni sindacali.

Tale sede di confronto potrebbe servire a vagliare meglio le ragioni dell’ipotizzato licenziamento, delle possibili alternative ed in ipotesi anche con mutamenti di mansioni o d’orario. Potrebbe anche essere utile ad individuare, in via pattizia, i costi che l’azienda è disposta a sostenere, sia per accompagnare l’uscita del lavoratore, sia per il contenuto della sanzione che gli verrà applicata in caso di impugnazione e successivo accertamento giudiziale dell’illegittimità del licenziamento stesso. Il periodo eventualmente necessario per raggiungere un accordo generale su tale materia potrebbe servire, attraverso la sperimentazione che si svilupperebbe sui casi singoli ma anche attraverso un monitoraggio complessivo, a far maturare ipotesi negoziali condivisibili dalle parti.

Naturalmente il confronto e la ricerca di soluzioni, anche partendo in via provvisoria dai singoli casi, non potrà non riguardare anche la materia dei licenziamenti collettivi. Per questi ultimi, non solo si impone il superamento della incomprensibile differenza di tutele tra lavoratori assunti prima o dopo il 7 marzo 2015, ma la necessità di introduzione di impegni seri da parte delle aziende a ragionare in termini di effettiva mobilità da posto di lavoro a posto di lavoro.

Il tema della disciplina dei licenziamenti richiama necessariamente anche quello degli appalti rispetto ai quali si pone una generale esigenza di limitazione, con la introduzione di un impegno da parte delle aziende a non procedere a subappalti per le lavorazioni interne al ciclo produttivo (come è avvenuto già in importanti imprese), oltre al ripristino del principio di parità di trattamento salariale. Va evitato che tutti i lavoratori impegnati negli appalti diventino “neo assunti” con i cambi di appalto e perdano, quindi, la tutela dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori a fronte di licenziamenti illegittimi. A questo scopo bisognerà prevedere l’assunzione di specifici impegni da parte delle aziende committenti. Ad esempio “…

l’azienda si impegna ad inserire nei contratti di appalto, che andrà a stipulare o rinnovare per l’esecuzione di opere e servizi all’interno della stessa, clausole con le quali, nel caso si successione di imprese nell’appalto, totale o parziale, il passaggio di dipendenti dal vecchio al nuovo appaltatore avvenga in forza di cessione del contratto individuale di lavoro, con la continuità giuridica dello stesso e quindi con il mantenimento delle stesse discipline economiche e normative, anche per quello che attienealla disciplina limitativa e sanzionatoria dei licenziamenti, individuali e collettivi”.

 Oppure: “l’azienda si impegna ad inserire nei contratti di appalto che andrà a stipulare o rinnovare per l’esecuzione di opere e servizi all’interno della stessa, clausole con le quali, nel caso di successione di imprese nell’appalto, totale o parziale, per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, a seguito di cambio di appalto, sarà vigente ed operante la disciplina di legge precedente il d. lgs. 4 marzo 2015, n. 23, se più favorevole di quest’ultima.”

Un confronto serio e fattivo andrà avviato anche sui temi della disciplina del mutamento di mansione e controllo a distanza. Sono temi sui quali il confronto e la contrattazione possono proficuamente trovare soluzioni che tengano conto dei mutamenti organizzativi e tecnologici avvenuti nel corso degli anni. Soluzioni che però non possono tradursi in danni irreparabili ed inaccettabili alla persona, alla sua dignità e professionalità.

Confidiamo quindi che vogliate cogliere lo spirito della presente, e quindi rendervi subito disponibili ad avviare un percorso negoziale su queste tematiche. Vi comunichiamo inoltre che, data l’urgenza e l’importanza di questi temi, procederemo ad avviare una comunicazione a tutte le aziende, che qui alleghiamo, per invitarle a non procedere unilateralmente su queste tematiche, pena le necessarie ed inevitabili reazioni sul piano sindacale e legale. Anche per questo, se non volete lasciare le singole aziende a dover affrontare da sole tali tematiche ed il possibile contrasto sindacale, si rende necessario un confronto diretto e serrato su tali tematiche, in grado di poter individuare regole applicabili alle aziende del nostro territorio.

FIOM-CGIL Reggio Emilia, FIOM-CGIL Emilia Romagna

LA LETTERA DELLA FIOM ALLE AZIENDE REGGIANE

Oggetto: Disciplina licenziamenti – mansioni – controllo a distanza

Spett. Direzione, le recenti novità legislative, quelle già emanate e quelle che stanno per essere approvate, possono indurre profondi cambiamenti nella complessiva condizione dei lavoratori, potendo incidere su aspetti fondamentali del rapporto di lavoro, durante il suo svolgimento – incidendo sulla tutela della professionalità, con la riscrittura dell’articolo 2103 del codice civile, sulla stessa dignità, con l’apertura verso forme pervasive di controllo a distanza – e infine sulla stessa protezione verso licenziamenti ingiustificati ed arbitrari .

Tali possibili cambiamenti non solo rappresenterebbero una forte discontinuità e peggioramento rispetto al quadro legale precedente, ma si pongono in netto contrasto anche con le prassi e le regolamentazioni collettive, di ogni livello, applicate in azienda, ma soprattutto appaiono incompatibili con i principi della nostra Costituzione e della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, oltre che con la Carta sociale europea.

Per questi motivi la scrivente organizzazione vi preannuncia che non accetterà mai un simile stravolgimento delle condizioni di lavoro. In particolare non potrà accettare che, nella stessa azienda, lavoratori che svolgono le stesse mansioni siano protetti o meno verso i licenziamenti arbitrari, per l’applicazione di una diversa disciplina dei licenziamenti solo in ragione del momento dell’assunzione, questo sia per quanto attiene ai licenziamenti individuali che per i licenziamenti collettivi. Così non si riterranno accettabili prassi ed atti aziendali che, con il demansionamento, avviliscano e penalizzino la professionalità dei lavoratori, oppure forme di controllo a distanza pervasive ed ossessive, che mettano in discussione la stessa dignità del lavoratore prima ancora che la propria privacy e salute.

Su tutti questi aspetti vi diffidiamo dal procedere con un’applicazione unilaterale delle suddette discipline legali, invitandovi ad un sereno e fattivo confronto con le rappresentanze sindacali e le organizzazioni sindacali al fine di individuare le soluzioni che possano tenere insieme le esigenze delle imprese, in termini di adeguatezza organizzativa e necessaria competitività, con la tutela della persona del lavoratore.

Questo vale per il tema del controllo, per il quale vi invitiamo ad una gestione condivisa delle criticità e particolari esigenze aziendali, per le quali abbiamo avuto sempre la dovuta attenzione. Lo stesso dicasi per la nuova disciplina legale sui mutamenti di mansioni, rispetto alla quale, eventuali esigenze aziendali, potranno trovare adeguata risposta solo nell’ambito di una rivisitazione della materia da parte della contrattazione collettiva nazionale. Infine, per quanto attiene alla disciplina dei licenziamenti vi invitiamo a sfruttare lo spazio temporale esistente, prima che verosimilmente si manifesti l’esigenza di procedere a dei licenziamenti di lavoratori neo assunti, a ricercare soluzioni condivise, magari anche temporanee, ove non si raggiunga l’intesa su un assetto definitivo della materia.

Preavvertiamo che in caso contrario, di fronte alla vostra indisponibilità ad avviare un serio e fattivo confronto su tali temi, ed ancor peggio a fronte di vostre iniziative unilaterali sui terreni sopra richiamati, avvieremo tutte le azioni, sindacali e legali, che saremo in grado di mettere in campo nei confronti della vostra azienda per garantire la tutela dei lavoratori.

Reggio Emilia 09/09/2015                                                                          FIOM-CGIL Reggio Emilia

 

 

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Una risposta a 1

  1. G.Gamberini Rispondi

    17/09/2015 alle 09:41

    Non c’è soltanto l’assurdità del merito delle pretese FIOM,che rappresenta l’apice delle tendenze a mantenere a tutti i costi lo “status quo” nelle regole che governano il mercato del lavoro,ma anche l’incredibile presunzione che ancora una volta pervade la lettera:questi pensano davvero di essere gli esegeti ufficiali nell’interpretare le norme costituzionali e di poter decidere volta per volta se una legge dello Stato vada applicata o meno!!
    Ridicolo!

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