Strage di Bologna, un giudice rilancia la pista palestinese. Troppi segreti fanno ancora muro alla verità

2/8/2015 – Bologna, l’Emilia e l’Italia ricordano oggi il 35° anniversario della strage della stazione, la più grave avvenuta in Italia dopo la seconda guerra mondiale, con 85 morti e oltre 200 feriti.  Al corteo da piazza Nettuno sino a piazza Medaglie d’Oro, dove parleranno Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione Familiari vittime della strage, il sindaco di bologna Virginio Merola e il presidente del Senato Pietro Grasso.

In corteo i gonfaloni di centinaia di comuni, fra questi quello di Reggio Emilia, rappresentato dall’assessore Serena Foracchia e della provincia con il presidente Giammaria Manghi. In una dichiarazione diffusa ieri, Manghi ha colto il tema cruciale di questa manifestazione “Una giustizia che è ancora da compiere e, inevitabilmente, passa anche attraverso il raggiungimento di una completa verità storica e giudiziaria e il riconoscimento dei risarcimenti, finora soltanto promessi, alle famiglie”.

La verità scaturita dai processi, nota, da sempre suscita perplessità e scetticismo,soprattutto alla luce dei documenti venuti alla luce in questi anni, su una possibile matrice palestinese della strage. La presenza di Thomas Kram a Bologna, terrorista tedesco legato al gruppo Carlos, è un fatto eclatante su cui di fatto non si indagòe su cui oggi è difficile raggiungere certezze. Nondimeno sono incontrovertibili i documenti che attestano non solo la presenza del tedesco esperto in esplosivi, ma di un vivo interessamento del gruppo Carlos ai fatti di Bologna (pochi giorni dopo la strage, Kram andò al Palast Hotel di Berlino Est dove Carlos aveva il suo quartier generale) ma anche il clamoroso depistaggio avvenuto in Parlamento sull’ingresso in Italia di Kram dal valico di Chiasso.

I procuratori Chiesi e Alfonso, pur ammettendo che la presenza di Kram a Bologna il 2 agosto 1980 “costituisce un grumo residuo di sospetto”, hanno archiviato l’inchiesta sulla matrice Fplp dell’attentato nell’ipotesi che fosse una ritorsione per l’arresto di Abu Anzeh Saleh (responsabile del Fronte di liberazione della Palestina in Italia) e il sequestro dei missili avvenuto a Ortona pochi mesi prima. Una delle ragioni fondamentali dell’archiviazione è l’asserita inesistenza del famoso Lodo Moro, che in realtà costituisce la chiave per comprendere molti misteri italiani dell’epoca. Che il lodo sia esistito, lo hanno confermato molte fonti italiane e stranieri, oltre allo stesso Aldo Moro prigioniero delle Brigate rosse , assassinato dai terroristi nel maggio 1978 con un colpo di pistola di cui si assunse la responsabilità Prospero Gallinari. E’ il caso di ricordare che sulla bara di Gallinari, il giorno del funerale a Reggio Emilia, fu posata una piccola bandiera palestinese.

Ma se a Bologna l’inchiesta è stata archiviata, a Roma un altro giudice Pierluigi Balestrieri, ha sostenuto di recente che la pista palestinese “è basata su una solida e attendibile piattaforma storiografica”: con queste parole,infatti, Balestrieri ha decretato l’archiviazione di una querela di Thomas Kram nei confronti del giudice Rosario Priore per alcune dichiarazioni rilasciate all’Huffington Post.  La partita dunque resta aperta, la speranza di raggiungere la verità sul 2 agosto non è svanita. Ora va eliminato completamente il segreto sulle carte che potrebbero illuminare le vicende Lodo Moro, segreto perpetuato dalla nuova Commissione Moro. Ricercare, scavare, indagare è ormai un dovere civile verso le vittime e verso l’Italia.

(p.l.g.)

 

 

 

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