Semestrale Iren: l’utile netto sale a 102 mln, ma calano le vendite di energia e gas. Indebitamento a 2 mila 155 milioni

28/8/2015 – Iren, la multiutility Torino-Genova-Emilia, quotata in Borsa, in cui comune di Reggio partecipa al patto di sindacato, ha archiviato i primi 6 mesi dell’anno con un aumento dei ricavi e dell’utile e un calo dell’indebitamento netto.

La semestrale approvata dal cda mostra ricavi pari a 1.579,4 milioni di euro contro i 1.521,5 milioni di euro al 30 giugno 2014; il Margine Operativo Lordo (Ebitda Iren) si è attestato a quota 378,1 milioni di euro contro i 370,5 milioni di euro dello stesso periodo di un anno fa;  il Risultato Operativo (Ebit Iren) è stato pari a 216,7 milioni di euro in calo dai 228,9 milioni di euro al 30/06/2014 e  l’ Utile netto è salito a 102,6 milioni di euro contro i 77,0 milioni dei primi 6 mesi del 2014. L’indebitamento finanziario netto resta elevatissimo,  a 2.155 milioni di euro, ma in calo di 131 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2014.

Nella prima parte dell’anno in corso il Gruppo – ha dichiarato il Presidente Profumo –  ha ottenuto risultati economici e finanziari in decisa crescita, con un incremento di circa un terzo dell’utile e una rilevante diminuzione del debito netto. Tali risultati costituiscono un’importante premessa alla realizzazione del piano industriale recentemente presentato al mercato, confermando Iren come una realtà sempre più efficiente, innovativa, vicina al cliente e primario polo di aggregazione nei territori di riferimento”. A proposito di clienti, va detto che resta irrisolto il dramma di un intero quartiere, quello di via Turri a Reggio Emilia, al quale  da mesi Iren ha chiuso l’erogazione di acqua calda (e fra poco del riscaldamento) in una sorta di rappresaglia collettiva verso i morosi che colpisce anche le famiglie che hanno sempre pagato regolarmente. Per essere “primario polo di aggregazione nei territori di riferimento2 non basta acquisire consenso attraverso sponsorizzazioni a piene mani” o confidare nel silenzio degli amministratori locali che badano soprattutto ai dividendi.

L’amministratore delegato Bianco, comunque, sottolinea i tagli a poltrone e partecipate: “E’ proprio nell’ottica di perseguire una maggiore efficienza che nei primi sei mesi dell’anno sono state adottate una serie di modifiche organizzative particolarmente rilevanti: dall’accentramento delle funzioni di staff nella Capogruppo all’unificazione dei sistemi informativi. A queste prime azioni gestionali, si aggiunge la razionalizzazione delle società partecipate e del modello di business comunicato a fine luglio. Tale iniziativa si concluderà entro dicembre e sarà determinante nel processo di integrazione del Gruppo, oltre a comportare una riduzione dei costi operativi, in coerenza con l’ambizioso piano di sinergie previsto nel piano industriale.“.

Intanto, Iren ha aperti i dossier della multiutility di Vercelli e soprattutto di Amiu, l’azienda ambientale di Genova: l’accordo di integrazione potrebbe essere imminente”.

Negativo, invece, il giudizio sulla semestrale di Francesco Fantuzzi del comitato interprovinciale Piccoli azionisti:

“In questa semestrale non è tutt’oro quel che riluce – afferma – Il fatturato Iren relativo a energia e gas, il cuore dell’attività, ha  perso un ulteriore 8% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, mentre quello relativo a generazione e teleriscaldamento addirittura il 14%, nonostante una stagione termica migliore: davvero un pessimo segnale, dati i consistenti investimenti effettuati e da svalutare ormai da tempo.

Quanto ai ricavi complessivi – aggiunge – era evidente che sarebbero aumentati, dato l’ingresso di Amiat nel gruppo, che ora punta sempre più sull’incenerimento e non sul recupero dei rifiuti. Il margine operativo netto, vero termometro della redditività d’impresa, si è in realtà contratto di oltre il 5%: pesano i maggiori ammortamenti dovuti anche al consolidamento della stessa Amiat e le maggiori svalutazioni, ipotizzo anche per crediti deteriorati”.

“Inoltre l’utile netto non è aumentato per effetto di migliori risultati, ma essenzialmente per la minore tassazione derivante dalla disapplicazione della cosiddetta Robin hood tax e per i sempre più ridotti tassi di interesse, di cui peraltro il gruppo ha beneficiato solo in parte dato il suo non eccelso rating. Infine, perchè confrontare l’indebitamento complessivo al 30 giugno col dato al 31 dicembre 2014? – conclude Fantuzzi -Quello al 30 giugno 2014 è più in linea coll’ultimo dato puntuale. E poi, perchè il settore idrico è stato unito a quello delle reti? Forse si vuole celare la redditività del medesimo, che finora ha tenuto in piedi l’azienda?

Insomma, non è tutto oro quel che luccica. I settori a mercato confermano la profonda crisi di un gruppo che si salverà soltanto per l’impegno costante di una compiacente classe politica. A nostre spese”.

 

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