I guai del Banco Emiliano nascono a Cavola? Dipendenti trasferiti, “ma l’istituto non abbandona la montagna”

21/8/2015 – Il Banco Emiliano guidato da Giuseppe Alai (che è anche presidente del consorzio Parmigiano Reggiano e di Confcooperative Reggio, oltre che vicepresidente dell’alleanza cooperative) è alla prese con una ristrutturazione impegnativa, dopo i problemi emersi col bilancio 2014 – a causa di una grande quantità di crediti problematici, ereditati soprattutto dalla banca di Cavola – che hanno portato a diverse ispezioni della vigilanza di Bankitalia e che , secondo voci ricorrenti, avranno come esito inevitabile una nuova fusione e un consolidamento patrimoniale.

Giuseppe Alai, presidente del Banco Emiliano, di Confcooperative Reggio Emilia e del Consorzio Parmigiano Reggiano

Giuseppe Alai, presidente del Banco Emiliano, di Confcooperative Reggio Emilia e del Consorzio Parmigiano Reggiano

Banco Emiliano, è noto, è nato dalla fusione tra le Bcc di Cavola e di Guastalla. In marzo all’improvviso era stato sostituito il direttore, poi l’approvazione di un bilancio 2014 a dir poco drammatico, chiuso con la perdita di ben 14 milioni di euro su un capitale sociale di 38,7 milioni e un patrimonio di 113 milioni, rispetto a una raccolta globale pari a 1.891 milioni di euro.

Per questo ora Banco Emiliano affronta una stagione di tagli e di sacrifici: la maggioranza dei dipendenti della sede di Cavola (diventata una semplice filiale) è in corso di trasferimento ad altre sedi. Sono comprensibili le resistenze del personale, e anche la reazione dei sindaci, in particolare di quello di Toano, che vedono nell’operazione un danno al territorio.

Ciò ha spinto il Banco Emiliano a chiedere un incontro urgente con i Sindaci dei comuni montani in cui opera l’istituto di Credito Cooperativo proprio “a seguito delle prese di posizione assunte dagli amministratori locali di Toano, ma anche da altri residenti,  in relazione al trasferimento di una parte del personale dalla sede di Cavola a quella Reggio Emilia”.

Alle reazioni, comunque, l’istituto replica con toni seccati, respingendo l’accusa divoler “abbandonare la montagna”.

Le opinioni che stanno emergendo anche da parte di amministratori pubblici – sottolinea Banco Emiliano – sembrano prescindere da qualsiasi altro interesse che non sia legato al disagio dei dipendenti (in massima parte già operativi, anche prima della fusione, nella sede viale dei Mille, a Reggio Emilia, mentre 5 saranno trasferiti a settembre) e agli introiti di alcuni pubblici esercizi, e in alcun modo tengono conto dell’importanza che simili processi hanno sulla solidità e sulla crescita della Banca, sul servizio che vuole rendere a migliaia di soci e clienti, sulle ricadute che generano sull’economia locale”.

“L’unica ragione della trasformazione della sede di Cavola in una filiale, peraltro tra le più importanti dell’Istituto – prosegue Banco Emiliano – sta proprio nella ricerca della massima efficienza a beneficio dei soci, dei clienti e del territorio, grazie ad una concentrazione di funzioni (e quindi anche di personale) che nulla hanno a che vedere con temute “perdite di peso” della montagna nell’Istituto”.

 Per una Banca che vive e cresce grazie ad un forte ed esclusivo rapporto con il territorio – spiega Banco Emiliano – è del resto impensabile qualsiasi scelta che non rispetti profondamente le comunità locali in cui operano i suoi soci (quasi 20.000) e i suoi punti di riferimento rappresentati da persone, famiglie e imprese”.

Pur comprendendo il disagio di alcuni dipendenti, che è pari a quello di migliaia di persone che ogni giorno dalle aree montane vanno a lavorare altrove – prosegue Banco Emiliano – riteniamo che sia ben più importante ricordare che la fusione del 2013 non ha comportato, con positive valutazioni dello stesso sindacato, alcuna ondata di esuberi, come invece osserviamo in altre aggregazioni e ristrutturazioni (trasparente il riferimento a Bper, ndr.)  e che proprio grazie all’integrazione tra le BCC di Cavola e Banca Reggiana si sono ben tutelati gli interessi soci e clienti dell’Appennino in una fase non propriamente felice per la banca montana, così come attestano gli esiti di controlli e ispezioni di autorità terze”.

La riorganizzazione dell’Istituto, cui è legato il trasferimento della maggior parte del personale da Cavola ad altre sedi – prosegue l’Istituto di Credito Cooperativo – corrisponde, pertanto, ad un processo di rafforzamento di tutte le funzioni primarie dell’Istituto che non sono legate alle attività delle singole filiali, superando la frammentazione che si era venuta a determinare con la fusione dell’autunno 2013”.

In tal senso – conclude Banco Emiliano – tutte le aree territoriali potranno beneficiare degli effetti positivi della integrazione tra le due ex BCC, senza dimenticare il fatto che il presidio del territorio montano non è assicurato solo dalle filiali, ma anche da un apposito “Comitato Locale” cui è affidata, tra l’altro, anche la selezione dei tanti interventi sociali che l’Istituto effettua localmente a beneficio di associazioni, scuole, sanità, volontariato, sport e cultura, sostenendo decine di iniziative che positivamente incidono sulla vita delle comunità locali”.

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Una risposta a 1

  1. Mario Guidetti Rispondi

    21/08/2015 alle 17:04

    …attualizzando ciò che è scritto sui tralicci dell’alta tensione, “chi tocca i fili muore”, altrettanto non vorrei che avvenisse per “chi esprime giudizi o perplessità sui ” – senza essere un esperto di finanza, “delicatamente innocentemente e senza malizia” chiedo e mi chiedo: “quando i bilanci piangono, non sarebbe il caso di evitare costose sponsorizzazioni, con tanto di foto, dello sport professionistico?” Inoltre chiedo e mi chiedo: “la sommatoria di cariche non è un po’ anacronistica?” – ovviamente, e lo preciso con convinzione, nulla, assolutamente nulla di illegittimo così come parliamo di una persona cristallina e validissima. Però, mi permetto di dire/dirgli: “forse una selezione degli incarichi ed un passo indietro…”

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