Comandante Facio, 71 anni dopo sei ancora troppo scomodo. Nessuno ti ricorda a Reggio

di Pierluigi Ghiggini

6 agosto 2015 – Oggi, 6 agosto 2015, è il compleanno di Dante Castellucci, il comandante partigiano Facio: avrebbe 95 anni.

Calabrese di Sant’Agata d’Esaro,  emigrato in Francia, comunista, richiamato in Italia per la guerra, mandato a combattere in Russia, fu portato al Nord da Otello Sarzi ed entrò nel gruppo Cervi, diventando il principale collaboratore di Aldo Cervi come organizzatore della “brigata internazionale” formata da prigionieri di guerra fuggitivi che operava ai Campi Rossi di Campegine.

Dante Castellucci "Facio"

Dante Castellucci “Facio”

Arrestato con i sette fratelli  nella drammatica notte di fine novembre 1943 , fu imprigionato nel carcere di Parma controllato dai tedeschi. Riuscì a fuggire con l’aiuto di altri prigionieri prima di essere fucilato, e rientrò subito nel reggiano per organizzare la liberazione dei Cervi dal carcere dei Servi. Il tentativo abortì a causa dell’uccisione del segretario comunale di Bagnolo da parte dei Gap, che innescò la fucilazione dei sette fratelli e di Quarto Camurri da parte dei fascisti, con il beneplacito del ministro Buffarini Guidi da Salò.

In gennaio, con una decisione altrettanto infame, il comitato militare del Pci di Reggio Emilia deliberò la condanna a morte di Castellucci, cioè l’eliminazione di un protagonista del gruppo Cervi e testimone decisivo delle vicende che avevano portato all’arresto e alla tremenda rappresaglia fascista, dopo l’isolamento politico e materiale imposto dal Pci e gli atti terroristici compiuti dai Gap.

Fu Ottavo Morgotti a portare a Otello Sarzi l’ordine di eliminarlo: ordine con l’artista partigiano si guardò bene dall’eseguire, perchè era stato lui a introdurre Castellucci a Campegine, perchè sapeva che Facio sino all’ultimo aveva tentato di salvare i Cervi (assumendo su di sè anche la responsabilità militare delle azioni del gruppo), e perchè “il calabrese” era legato sentimentalmente a Lucia Sarzi, sua sorella. Faceva finta di inseguirlo da una casa contadina all’altra, sino a quando Dante non tornò in provincia di Parma dove il segretario del Pci Luigi Porcari – conoscendo bene le vicende reggiane – lo mandò a combattere nell’appennino, in Lunigiana. Assunse il nome di battaglia di un celebre brigante calabrese e  diventò Facio (o Faccio, a seconda dei documenti) eroe della battaglia del Lago Santo (marzo 1944, negli stessi giorni della battaglia di Cerrè Sologno e della strage di Cervarolo)  e infine  comandante della brigata Matteotti Picelli. Tornò una volta a Campegine per regolare i conti con l’uomo “dai calzoni alla chantilly”, ma inutilmente. Al suo ritorno in montagna, il 21 luglio 1944, i comandanti comunisti spinti da Salvatore Cabrelli e col placet di Renato Jacopini, rappresentante del Pci di Spezia in montagna (che infatti partecipò alla corte marziale), lo arrestarono a tradimento, con una scusa risibile inscenarono un processo illegale davanti a un tribunale di guerra e lo fucilarono ad Adelano di Zeri all’alba del giorno successivo. La fidanzata Laura Seghettini, una delle poche donne comandanti della Resistenza, restò vicino a Facio sino all’ultimo minuto. Laura, che ha 94 anni e vive a Pontremoli, per tutta la vita ha tenuta alta la memoria di Facio e ha accusato i suoi fucilatori, anche quando c’era l’ ordine di non parlare del “calabrese”.

Laura Seghettini davanti alla tomba di Facio. A sinistra Mafalda Castellucci, sorella di Dante

Laura Seghettini davanti alla tomba di Facio. A sinistra Mafalda Castellucci, sorella di Dante

Facio, bisogna dire, era scomodo per tutti: per il Cln , perchè si opponeva al passaggio della Lunigiana dal comando parmense a quello ligure, come per i tedeschi che cercavano un’accordo con i partigiani per far diventare strada franca la via della Cisa: intesa alla quale Facio si opponeva risolutamente.

Ma è indubbio che la responsabilità della fucilazione, un vero omicidio politico, ricade sul Pci (che poi nominò Cabrelli, artefice dell’agguato e del processo, commissario politico della Brigata Liguria). Ad Adelano di Zeri il 22 luglio fu eseguita proprio quella la sentenza di morte pronunciata in gennaio dal comando militare del Pci di Reggio Emilia.

Oggi, 6 agosto, giorno del compleanno, Dante Castellucci viene ricordato nel suo paese, Sant’Agata d’Esaro, alle pendici del  parco del Pollino in provincia di Cosenza, con una festa popolare di 3 giorni. A Sant’Agata celebrano anche i fratelli Cervi, mentre a Reggio Emilia e a Campegine nessuno ricorda Facio: settantuno anni dopo, il calabrese è ancora troppo scomodo.

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P.S. – In questi mesi cadono anche i 25 anni dell’inchiesta di Pierluigi Ghiggini e Maurizio Bardi pubblicata a puntate su Lunigiana La Sera che, rivelando ciò che veniva colpevolmente taciuto da decenni, determinò la riapertura del caso Facio.

Dante Castellucci "Facio2 (ritratto pubblicato da Lunigiana la Sera nel 1990-91)

Dante Castellucci “Facio2 (ritratto pubblicato da Lunigiana la Sera nel 1990-91)

Da allora, in molti hanno contribuito alla ricerca e ad onorare la memoria  di Dante Castellucci: un lavoro culminato nel 2007 con il libro di Spartaco Capogreco “Il piombo e l’argento” e che continua, perchè molte cose  restano da capire e da scrivere. Continua anche il tentativo parallelo di minimizzare le responsabilità del Pci, al punto di ignorare la nota inchiesta di Lunigiana La Sera, come è accaduto in un altro libro uscito di recente e del resto subissato di critiche. All’indagine critica si preferiscono le manifestazioni di facciata purchè non si spingano troppo in là, ma questo a Facio proprio non sarebbe piaciuto.

(p.l.g.)

CARA LAURA

Canzone di Fabio Ghelli

Sono morto altre volte, Laura,
e di sicuro non sarà questa la migliore
e non è per un’ansia o la paura
che, come sai, non manca nella valigia di un attore.

E nemmeno perché a ventiquattr’anni
pare che la musica non debba mai finire
che, del resto, lo si impara presto ai monti
che la vita non vale dieci lire.

E non è per chi mi ha voluto bene
ché, a dirlo quasi mi rincresce,
a immaginare le infinite pene
di mio padre e di mia madre proprio ora non mi riesce.

Ma sarà quest’immensa alba d’agosto
che sembra non volere mai finire
che Zeri, la Calabria o un altro posto
non c’è un cielo, una stagione che sian buoni a morire

Potrei dire dei compagni del partito
e della solitudine e dell’amarezza
e di tutti quelli che hanno detto che ho tradito,
cui non rifiutai mai fosse anche l’ultima sigaretta.

Ma, vedi, in momenti come questi
ci vuole metodo perfino per la rabbia
ché i ricordi, siano allegri o siano mesti,
più li stringi e più scivolano via come la sabbia.

Se c’è una cosa di cui davvero mi dispiace
è di quel vino versato lì sulla tovaglia
quando, nel portarmi il bicchiere alla bocca,
il braccio mi hanno afferrato, puntandomi addosso la mitraglia.

E se mentre dico Dante Castellucci sei accusato
la lingua mi si spezza – non lo nascondo –
era perché quel vino avevo solo assaggiato
senza poter vuotare il calice fino in fondo.

E piantonato da sti’ due poveri cristi
che mi fanno cogli occhi – “vai, buttati fra i castagni”
perché lo sanno che so’ scappato dai fascisti
ma che non scapperei mai davanti a dei compagni.

Provo soltanto un’infinita pena
vista la gelosia, un po’ meschina,
per chi resta ancora sulla scena,
col mio cuore che rallenta e la testa che cammina.

E’ venuto il tempo di andare
ma non temere non è l’ultimo atto
ché se anche adesso mi vedrai cadere
sarà un momento poi m’alzerò di scatto.

Mentre un applauso fra le cime dei castagni stormirà
io correrò a raccogliere il tuo bacio
e scenderemo insieme liberi dalle montagne
Per sempre tuo, Comandante Facio.

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Una risposta a 1

  1. gabriella Rispondi

    07/08/2015 alle 07:31

    spero proprio che si arrivi a ristabilire la verità, non per togliere qualcosa al valore della Resistenza bensì per sottolinearne l’importanza nonostante episodi tristi e bui come quello del Comandante Facio.

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