Per incassare 200 euro gli chiedono lo statuto: esposto contro il Banco Emiliano

31/7/2015 – L’ex consigliere comunale Donato Vena, scrittore e presidente dell’associazione dei lucani di Reggio Emilia, non  ha potuto incassare un versamento di 200 euro nonostante avesse portato in banca avviso di pagamento,  certificato di attribuzione del codice fiscale dell’associazione beneficiaria della somma, la propria patente e il tesserino col proprio codice fiscale. L’agenzia, dopo aver sentito l’ufficio legale, gli ha chiesto di tornare con lo statuto dell’associazione. La banca si è tenuta i soldi (non suoi) ben stretti: ne avrà bisogno per far quadrare i conti?

Giuseppe Alai, presidente del Banco Emiliano, di Confcooperative Reggio Emilia e del Consorzio Parmigiano Reggiano

Giuseppe Alai, presidente del Banco Emiliano, di Confcooperative Reggio Emilia e del Consorzio Parmigiano Reggiano

Donato Vena non si è dato per vinto e ha inviato un esposto alla Banca d’Italia denunciando il fatto e con la richiesta di sanzioni nei confronti dell’Istituto, il Banco Emiliano, nella persona del suo presidente Giuseppe Alai. Ha anche inviato una lettera aperta ad Alai (che è anche presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano e di Confcooperative Reggio Emilia) annunciando di aver spedito “un esposto alla Banca d’Italia per il comportamento scorretto tenuto dalla filiale di Sant’Ilario d’Enza”.
Ecco di seguito la lettera aperta.
Ieri ho chiamo la filiale di Sant’Ilario avvisando che sarei passato di pomeriggio a riscuotere un avviso di pagamento del Comune di Sant’Ilario di euro 200,00 intestato all’associazione “Tarantella Lucana ASD” di cui sono presidente.
Mi hanno detto di portare con me l’avviso di pagamento. Rispondevo che l’avrei portato insieme al certificato di attribuzione del codice fiscale dell’associazione (ricevuto dall’Agenzia delle Entrate), da dove si evincono i dati fiscali del sodalizio e i dati del presidente. Dall’altra parte del telefono mi rispondono “..sì, nessun problema”.
Alle 15,30 circa, dopo circa un ora di viaggio in macchina sotto il sole (abito a Reggio Emilia) entro in filiale e consegno i documenti richiesti: l’avviso di pagamento del comune di Sant’Ilario d’Enza; il certificato di attribuzione del codice fiscale dell’associazione; il documento di riconoscimento (patente); tesserino del codice fiscale.
Dopo aver fotocopiato tutto la cassiera mi chiede se avessi un documento più recente del certificato dell’Agenzia delle Entrate. Dico di no e faccio notare che quel certificato non scade, ne viene rilasciato un nuovo solo se cambiano i dati (presidente, ragione sociale, sede…).
Allora mi viene chiesto se ho un certificato d’iscrizione alla Camera di Commercio. Dico di no e faccio notare che le associazioni non possono iscriversi alla Camera di Commercio ma l’attribuzione del codice fiscale e della partita iva vengono rilasciate direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Dico anche che se hanno dei problemi possono chiamare in comune e chiedere conferma dei dati dell’associazione e del suo presidente.
A quel punto si consulta con un altra ragazza, presumo con ruolo di responsabilità, e mi conferma che non possono effettuare il pagamento se non porto un documento più recente. Cose da pazzi, avrebbe detto il buon Totò. Più recente che significa di “giornata?”.
A questo punto dico alle due operatrici che del fatto avrei informato la Banca d’Italia in quanto loro con quell’azione stavano commettendo un abuso nei miei confronti.
Mi dicono di attendere e chiamano il loro studio legale.
Intanto è passata la prima mezzora d’attesa.
La richiesta che arriva dallo studio legale è addirittura di portare lo statuto per poter verificare i compiti del presidente (per fortuna che si tratta di 200,00 euro e se fossero stati 2.000?).
Anche qui faccio notare che per legge il legale rappresentante di una associazione è il presidente e nessun statuto può ovviare a tale norma riportata dalla legge.
Nulla da fare senza statuto non posso riscuotere l’avviso di pagamento. Ma la richiesta di “un documento più recente” fatta prima resta in piedi o ora basta solo lo statuto? Mah!
Se volevano una specifica documentazione perché non mi è stato detto a telefono? A rispondermi è stata proprio la cassiera che ho riconosciuto dalla voce. Portare una cartellina in più con tutta la documentazione non mi sarebbe costato nulla anche se già con la documentazione in mio possesso c’erano tutti gli estremi per effettuare il pagamento.
Ecco perché, Presidente Alai, prima di partire per le ferie ho inviato un esposto formale alla Banca d’Italia chiedendo di intervenire e sanzionare il comportamento scorretto.
Non è escluso che ci rivolgeremo, sentito nei prossimi giorni il direttivo, al giudice di pace per chiedere un euro di risarcimento danni per il mancato incasso; vale la pena farlo per veder condannato un comportamento prepotente che non deve più accadere, almeno al Banco Emilia Credito Cooperativo. Intanto i 200,00 euro restono in mano alla sua Banca“.  
 
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Una risposta a 1

  1. lina Rispondi

    31/07/2015 alle 16:17

    Come al solito l’arroganza delle banche no ha limiti anche se si tratta di cooperative…

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