Non si deve sapere che don Terenziani fu assassinato dai partigiani. Bocciata la verità: figura penosa della sinistra in Provincia

9/7/2015 – A proposito di memoria a senso unico, ecco l’ennesimo esempio di chiusura a riccio di fronte a ogni pur minima e legittima richiesta di revisione storica, specialmente quando si parla di omicidi commessi dai partigiani comunisti e di delitti del dopoguerra. Passa il tempo, ma il settarismo è sempre lo stesso, anzi cresce con gli anni.

A settant’anni dall’assassinio di Don Carlo Terenziani la sinistra in consiglio provinciale – come riferisce Giuseppe Pagliani, capogruppo di Terre Reggiane – ha rimediato una nuova, penosa figura  bocciando la proposta di modificazione della dicitura apposta sulla lapide murata all’esterno del cimitero di San Ruffino che ricorda il sacrificio del sacerdote di Ventoso e Cà de Caroli . La proposta riguardava il cambiamento delle parole “tragicamente scomparso” con la dizione ben più veritiera  “barbaramente assassinato”.

Una commemorazione di don Terenziani promossa da Giuseppe Pagliani

Una commemorazione di don Terenziani promossa da Giuseppe Pagliani

La lapide "bugiarda" posta sul muro del cimitero di San Ruffino a ricordo di don Terenziano, assassinato dai partigiani comunisti il 29 aprile 1945

La lapide “bugiarda” posta sul muro del cimitero di San Ruffino a ricordo di don Terenziano, assassinato dai partigiani comunisti il 29 aprile 1945

” Don Carlo Terenziani – ricorda Pagliani era prevosto di Ventoso: fu  barbaramente assassinato il 29 Aprile del 1945 presso il cimitero di S.Ruffino. Don Carlo era stato cappellano della Milizia e per questo condannato a dover pagare.Fu prelevato da tre uomini mentre si recava alla messa a Reggio in Ghiara, con la forza fu caricato su di un’auto e portato a Cà de Caroli e poi a Ventoso. Arrivati in paese fecero scendere il prete che stava in silenzio,  assorto preghiera. Lo costrinsero tra gli scherni e gli sputi a trangugiare vino in osteria – sottolinea ancora Pagliani – Ognuno di quegli assassini gridava “lo ammazzo io”, il sacerdote  fu deriso e picchiato prima di essere portato a S.Ruffino,  dove fu messo contro il muro del cimitero e ferocemente mitragliato: era mezzogiortno. Si dice che le sue ultime parole siano state “Viva Cristo Re”. I quattro uomini che lo assassinarono si vantarono del loro gesto, mentre la gente spaventata e sbigottita correva verso casa.  Don Carlo era amato in paese a Cà de Caroli perché aveva contribuito alla costruzione della chiesa, del cimitero e dell’asilo. In seguito il Vescovo di Reggio Emilia Beniamino Socche definì “figli di Caino” i braccianti della morte che operavano sul territorio reggiano e si scagliò contro quei giustizieri criminali”.

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