Nessuna truffa allo Stato: assolti Tiziano Motti, la moglie e tre giornalisti della cooperativa. Intanto un giornale è chiuso: chi risarcirà il danno?

9/7/2015 – L’editore reggiano Tiziano Motti, già parlamentare europeo dell’Udc, è stato assolto con formula piena dall’accusa di truffa allo Stato per i contributi assegnati (in gran parte non percepiti) dalla cooperativa che pubblicava il quotidiano Giornale di Reggio. Il giudice Pini Bentivoglio di Reggio Emilia ha pronunciato la sentenza oggi alle 14, a conclusione del rito abbreviato. Le motivazioni saranno pubblicate tra 90 giorni. Per alcune parti gli atti sono stati restituiti alla Procura a causa di un errore rilevato negli incartamenti tra il Giornale di Reggio quotidiano e il settimanale pubblicato al sabato. In mattinata il pm Stefania Pigozzi aveva chiesto la condanna di Tiziano Motti a 4 anni e 2 mesi e di Stefania Bigliardi a 3 anni e 2 mesi reclusione. Dopo la sentenza che ha respinto le sue richieste, ha annunciato l’intenzione di interporre appello.

Da sinistra: Stefania Bigliardi, tiziano Motti e l'avvocato Liborio Cataliotti subito dopo la lettura della sentenza

Da sinistra: Stefania Bigliardi, tiziano Motti e l’avvocato Liborio Cataliotti subito dopo la lettura della sentenza

Con Motti escono assolti con la formula più ampia anche la moglie Stefania Bigliardi (subentrata nella gestione del gruppo Unimedia quando il marito era a Strasburgo) e i giornalisti membri della cooperativa Pierpaolo Zucchetti, Roberto Rozzi e l’ex vicedirettore del giornale di Reggio Alessandro Bettelli: quest’ultimo aveva scelto il rito ordinario, ma anche per lui vale la sentenza di proscioglimento pronunciata oggi.

L’indagine del p.m.Pigozzi contestava da un lato un ritardo di giorni nella trascrizione della testata che dalla Puglia a Reggio Emilia, e dall’altro l’utilizzo di una testata diversa da quella che usufruiva dei contributi, citata peraltro nella gerenza del quotidiano e del settimanale pubblicati dalla cooperativa.  Come ha dimostrato la difesadell’avvocato Liborio Cataliotti, in Italia sono almeno 82 i giornali che utilizzano normalmente in testata un nome diverso da quello cui sono attribuiti i contributi.

Tiziano Motti e Liborio Cataliotti

Tiziano Motti e Liborio Cataliotti

La sentenza ha riconosciuto la totale regolarità del comportamento dei Motti e della cooperativa, nondimeno l’inchiesta aveva portato al sequestro di conti correnti per centinaia di migliaia di euro e al congelamento dei contributi, con il risultato della chiusura di un giornale dello smantellamento di una redazione e della perdita di parecchi posti di lavoro.

L’avvocato Cataliotti ha sottolineato come l’assoluzione sia totale “senza nessunissimo dubbio”. Anzi, “di più”, ha aggiunto . “Il giudice ha riconosciuto pienamente le ragioni della difesa e la legittimità delle persone chiamate in causa. Preciso che anche la restituzione di alcuni atti alla Procura, riguarda ancora una volta un erorte commessop dalla Procura stessa”. La sentenza mette in modo un automatismo di sblocco dei conti correnti e, al tempo stesso, di compensazione dei contributi ministeriali congelati: ma a questo punto saranno accreditati a una cooperativa finita giocoforza in liquidazione.

“Certo, non possiamo dichiararci insoddisfatti della sentenza – ha aggiunto Cataliotti – ma non possiamo tacere che intanto diverse attività economiche hanno subito fortissimi pregiudizi in conseguenza di accuse che sin dall’inizio erano apparse infondate”.

Tiziano Motti ha pronunciate parole severe, evidentemente covate a lungo: “Ero certo che il giudice avrebbe riconosciuto le nostre ragioni. Ma in questo momento penso a quelli che hanno perduto il lavoro, ai dipendenti soci di una cooperativa finita in liquidazione,a quelli che hanno subito il blocco dei conti correnti e dall’oggi al domani si sono trovati senza i soldi per comprare da mangiare:  un provvedimento, quello dei blocco dei conti, che non dovrebbe essere ami assunto con leggerezza. Le conseguenze sul nostro gruppo sono state devastanti: potete immaginarvi le reazioni delle banche e dei fornitori di fronte all’inchiesta e al processo mediatico che ne è seguito. Come persone abbiamo avuto la vita e la reputazione rovinata per più di un anno: sappiamo che, anche dopo l’assoluzione, ci sarà comunque chi continuerà a crederci colpevoli, e che comunque alcuni danni non potranno mai essere riparati”. Stefania Bigliardi è scoppiata in lacrime e non è riuscita a parlare coi giornalisti.

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Una risposta a 1

  1. Alessandro Rispondi

    09/07/2015 alle 15:02

    Complimenti al Pm!

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