Nove arresti e maxi sequestro per 330 milioni. Grande Aracri, Diletto, Luciano Vecchi e la Save: la Dda entra nel caveau della ndrangheta

16/7/2015 – Il segnale è stato l’elicottero dei Carabinieri che dalle 4 ha volteggiato a lungo sopra la città di Reggio Emilia e i centri limitrofi: questa mattina è cominciata una nuova operazione dei carabinieri contro la ndrangheta nel reggiano e nella regione.

Si tratta di una nuova tranche dell’operazione ‘Aemilia‘ diretta dalla Dda di Bologna, e per la quale sono già stati emessi 224 avvisi di chiusura delle indagini. L’operazione cominciata in piena notte ha impegnato trecento militari con elicotteri e unità cinofile in Emilia, Lombardia, Calabria e Lazio.

Eseguite nuove misure di custodia cautelare emesse su richiesta Procura antimafia felsinea nei confronti di nove persone, di cui tre ritenute  esponenti della ‘ndrangheta emiliana attiva tra Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Modena e operante anche a Verona, Mantova e Cremona. In corso sequestri di società, beni e attività commerciali nella disponibilità diretta della cosca, per oltre 330 milioni di euro. Una cifra enorme, che da sola dimostra il livello delle ricchezze accumulate in modo illecito nel reggiano.

Emblematico in proposito il sequestro di quella che stata una delle imprese main contractor più in vista di Reggio Emilia, la Save Group del noto imprenditore Luciano Vecchi, arrestato insieme alla sua compagna Patrizia Patricelli. La Save Group è rimasta coinvolta nell’inchiesta sugli appalti del porto di Imperia che aveva portato in carcere Francesco Bellavista Caltagirone.

Secondo la Dda la Save di Montecchio è in realtà sotto il controllo di Alfonso Diletto (ritenuto uno degli uomini del cerchio magico reggiano di Grande Aracri). In  SAVE Group S.r.l,  SAVE Engineering S.r.l. di Montecchio, Impregeco S.r.l. di Roma, SAVE International LTD con  sede a Malta, sono emersi secondo la Dda interessi diretti del boss Nicolino Grande Aracri. Inoltre emerge un  coinvolgimento formale di Diletto nella gestione della Save International, che a Malta – ipotizzano gli inquirenti – si sentiva al riparo dalle attenzione degli investigatori italiani.   

Decine le perquisizioni in diversi centri del Paese, anche a carico di liberi professionisti. Gli indagati sono in tutto 19. Perquisiti anche gli studi di tre avvocati (non indagati) che hanno seguito gli affari di alcuni degli arrestati.

L’operazione ha visto mobilitati oltre 300 Carabinieri tra cui il Raggruppamento Operativo Speciale (Ros), supportati da elicotteri ed unità cinofile, per l’esecuzione dell’ordinanza emessa dal Gip Alberto Ziroldi del
Tribunale di Bologna
su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia. L’inchiesta Aemilia è coordinata dal procuratore capo Roberto Alfonso (ora in partenza per la Procura generale di Milano) e dai Pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi.

PRESTANOME “INSOSPETTABILI”: L’INFILTRAZIONE DELLA COSCA GRANDE ARACRI ATTRAVERSO SOCIETA’ DI CAPITALI

Tra gli arrestati, accusati di trasferimento fraudolento di valori e reimpiego in attività economiche di denaro, beni e altre utilità provento delle attività illecite della cosca, anche “insospettabili prestanome”. Al centro delle indagini, condotte dai carabinieri dei comandi provinciali di Modena e Parma, oltre che dal Ros di Roma, l’infiltrazione della ‘Ndrangheta emiliana, articolazione della cosca ‘Grande Aracri’ di Cutro e Reggio Emilia nel tessuto economico nazionale e locale, attraverso la costituzione di varie società di capitali.

GLI ARRESTATI

Tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere ​figura anche il boss Nicolino Grande Aracri, già in stato di detenzione a Opera. Carcere anche per Alfonso Diletto e Michele Bolognino, accusati di essere tra i capi dell’organizzazione sgominata dall’ondata di arresti di gennaio, e per Giovanni Vecchi; arresti domiciliari per Domenico Bolognino, Jessica Diletto (figlia di Alfonso, nel 2009 era stata candidata non eletta nella lista Forza Brescello) Francesco Spagnolo, Patrizia Patricelli e Ibrahim Ahmed Abdelgawad.

Sono indagati a vario titolo e in concorso tra loro di trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante di aver agito per agevolare l’attività dell’associazione mafiosa. Ad Alfonso Diletto, Vecchi e Patricelli è contestato pure l’impiego di denaro, beni o utilità di illecita provenienza, anche in questo caso aggravata.

LE SOCIETÀ SEQUESTRATE

Il sequestro preventivo riguarda una decina di società: Consorzio Europa con sede a Brescello (Reggio Emilia); Immobiliare BG S.r.l con sede a Reggio Emilia; Immobiliare Prestigio S.r.l. di Parma; Platino Immobiliare S.r.l. di Modena; D.S. Costruzioni S.r.l. con sede a Brescello, tutte riconducibili a Alfonso Diletto. Così come altre quattro società – SAVE Group S.r.l e SAVE Engineering S.r.l. di Montecchio Emilia, Impregeco S.r.l. di Roma, SAVE International LTD, con sede a Birzebbuga (Malta) – dove sarebbe emerso l’interesse diretto di Nicolino Grande Aracri. Sequestrata anche la discoteca La Para di Parma, riconducibile a Michele Bolognino.

Dalle indagini “sono emersi ulteriori elementi sulla posizione apicale rivestita da Diletto, collettore di risorse economiche provenienti anche dalla cosca, che faceva confluire in diverse società operative nel settore degli appalti. Nel caso della Save International Ltd, Diletto risulta formalmente coinvolto nell’attività di gestione, forse perchè convinto di potersi sottrarre all’eventuale aggressione patrimoniale da parte dell’autorità italiana. Collegamenti tra le società e la loro riferibilità ad un unico soggetto economico sono avvalorati dai significativi flussi finanziari tra SAVE Group, da un lato, e SAVE Engineering ed Impregeco, dall’altro, gestiti dai prestanome Vecchi e Patricelli, per gli investigatori a conoscenza della riferibilità delle società a Diletto e, per suo tramite, a Grande Aracri”. Anche Michele Bolognino secondo gli investigatori è risultato referente di attività economiche di derivazione illecita, mentre sono ritenuti prestanome Abdelgawad, Jessica Diletto e Spagnolo.

NUOVI SEQUESTRI A CARICO DELL’IMPRENDITORE PALMO VERTINELLI DI MONTECCHIO

Una misura di prevenzione è stata eseguita infine a carico di Palmo Vertinelli, imprenditore arrestato a gennaio: il provvedimento integra un precedente sequestro di beni per 9 milioni da parte del Ros, il 24 febbraio, e ha colpito due ulteriori aziende, 54 immobili, 12 auto e 20 tra rapporti bancari e societari. Anche in questo caso l’indagine avrebbe
accertato “un illecito accumulo di ricchezze e tentativi di dissimulare disponibilità economiche, per eludere l’applicazione delle misure di prevenzione previste dalla normativa antimafia”.

PARLAMENTARI 5 STELLE: AVANTI COSI’ NEL COLPIRE NDRANGHETA E ZONA GRIGIA

“L’operazione Aemilia ha scoperchiato un sistema di malavitosi e, come spiegano gli inquirenti, insospettabili prestanome, tutti accusati di trasferimento fraudolento di valori. Secondo la Procura le società sequestrate, fittiziamente intestate a terzi, erano utilizzate come lavatrici per reinvestire i soldi della ‘Ndrangheta emiliana: ed è qui che vogliamo soffermarci” lo dichiarano i deputati e le senatrici emiliano-romagnoli del Movimento 5 Stelle in riferimento alla seconda parte dell’inchiesta Aemilia che oggi ha visto arrestare altre 9 persone, tra cui un imprenditore reggiano e sequestrare beni per oltre 330 milioni di euro.

“Già, la cosiddetta ‘zona grigia’, quella più pericolosa perché contagia l’intera società ed economia del nostro Paese: è’ così che, attraverso la costituzione di varie società di capitali tramite insospettabili prestanome, la ‘Ndrangheta emiliana – con epicentro a Reggio Emilia- infetta il tessuto economico locale e nazionale” dichiarano  i parlamentari e senatori M5S Maria Edera Spadoni, Michele Dell’Orco, Elisa Bulgarelli, Giulia Sarti, Vittorio Ferraresi, Michela Montevecchi, Matteo Dall’Osso e Paolo Bernini.  “Le mafie tradizionali sono cambiate nel corso del tempo, si sono trasformate e hanno cambiato pelle, si sono radicate profondamente nel centro e nel nord della nostra penisola – continuano i parlamentari – I nuovi boss hanno volti comuni, non più facilmente riconoscibili, nuovi volti in grado di reinvestire il denaro di Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta anche nell’economia legale. Mafie che non hanno bisogno di minacciare o uccidere, queste sono mafie che invitano e consigliano seguendo logiche di meri interessi. E qui si pone l’enorme problema della corruzione, avamposto delle mafie”
 
“Sulle mafie al nord c’è stata sicuramente una sottovalutazione, ma allo stesso tempo una mancanza di denuncia anche da parte della politica. Per difendersi è fondamentale denunciare: è quello che il M5S sta facendo da quando è nato. Ringraziamo vivamente i Carabinieri dei comandi provinciali, i militari, la Procura distrettuale antimafia di Bologna, la Dda di Catanzaro, il Procuratore Capo Roberto Alfonso e i Sostituti Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, i Magistrati per l’impegno costante e per la grandissima professionalità profusa, ” concludono i parlamentari del Movimento 5 Stelle.
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