I campi nomadi saranno smantellati. Approvata la nuova legge regionale

15/7/2015 – E’ il caso di dire col Sommo poeta che “tarde non furon mai grazie divine“. L’ Emilia-Romagna è arrivata alla conclusione che i campi nomadi vadano chiusi.

Il punto principale della nuova legge in materia di integrazione di Rom e Sinti, approvata ieri dall’assemblea legislativa regionale, riguarda infatti un piano di nuove soluzioni abitative “per arrivare alla chiusura senza ripensamenti dei grandi campi nomadi dove è più facile che si concentrino conflitti, tensioni sociali, condizioni igieniche non tollerabili”. Non si dice, nel comunicato diffuso ai media, che i campi nomadi sono anche una scuola di piccola e grande criminalità, un luogo di ricettazione e di protezione per i delinquenti, ma a questo non si accenna evidentemente perchè parlarne è politicamente scorretto. L’importante comunque è la sostanza delle cose: la legge rappresenta una svolta e ora va attuata.

“Si è concluso finalmente l’iter di questo progetto di legge per noi molto importante – ha commentato Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione e assessore al welfare –  che ha abrogato una norma del 1988, ormai ampiamente superata”. La nuova legge “recepisce delle norme internazionali, sia le raccomandazioni dell’Onu su Rom e Sinti, sia la Strategia europea sull’inclusione sociale di queste comunità. Quindi – sottolinea Gualmini – ci siamo adeguati a normative già esistenti. E’ un aspetto che mi preme chiarire, per sgombrare il campo da equivoci e pregiudizi”.

Le comunità Rom e Sinti rappresentano attualmente lo 0,06% della popolazione complessiva dell’Emilia-Romagna, e sono per lo più costituite da cittadini italiani.

Quattro i grandi temi considerati dalla legge: lavoro, scuola e istruzione, salute, abitare. Per quanto riguarda l’abitare, vengono indicate alternative ai grandi campi, “a rischio di ghettizzazione – ha ribadito la vicepresidente – e che quindi vanno assolutamente chiusi”: da un lato aree molto piccole, pubbliche e private, a carattere familiare, “dove ci sia un padre di famiglia che paga le proprie utenze, come succede per tutti i cittadini, in un’ottica di piena legalità e responsabilità”: sono le famose “microaree”, o “campine”, che comunque sono esposte al rischio di trasformarsi in nuove concentrazioni di famiglie nomadi in condizioni peggiori delle attuali.

Altre alternative sono gli alloggi sul mercato, oppure gli alloggi popolari, “laddove ci siano i requisiti, validi per tutti i cittadini, per accedere alle graduatorie”.

Grande attenzione al tema della scuola e della formazione, canale privilegiato per l’inclusione: la Regione favorisce, coerentemente con la normativa in materia, parità di accesso all’educazione, all’istruzione scolastica e universitaria, alla formazione professionale. Dal punto di vista della salute, la Regione garantisce l’accesso alle prestazioni sanitarie e l’assistenza a Rom e Sinti in conformità con quanto previsto dalla normativa in vigore, anche attraverso équipe multiprofessionali della rete territoriale dei servizi.

“L’iter di questa legge si è concluso con il contributo di tutti, minoranze comprese, che voglio ringraziare per l’apporto, in alcuni casi migliorativo, che hanno saputo esprimere – sottolinea Gualmini –  Questa legge costituisce una scommessa, non sarà tutto facile né immediato ma controlleremo seriamente che vengano raggiunti risultati efficaci”.

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