Crac Open.Co: la Cgil va allo scontro con Legacoop. Sciopero di otto ore e sit-in sotto la Regione

29/7/2015 – Crac Open.Co: la Fillea Cgil spara a zero su Legacoop per il persistente silenzio sul futuro dello stabilimento ex Cormo di San Martino in Rio, della ex Coop Legno di Castelvetro di Modena e della Lavoranti in Legno di Ferrara, e proclama 8 ore di sciopero per venerdì 31 luglio, giorno in  cui all’assessorato attività produttive della Regione Emilia-Romagna si  aprirà il tavolo di crisi sul settore serramenti di Legacoop. In occasione dell’incontro, i lavoratori organizzeranno un presidio sotto i palazzi di via Aldo Moro: dal reggiano sono previsti diversi pullman.

“Prendiamo amaramente atto del più totale silenzio da parte del movimento cooperativo dell’Emilia Romagna, riguardo alla grave crisi delle aziende Open.Co e Lavoranti in Legno – scrive  il segretario  regionale della Fillea Cgil, Luigi Giove – La pesante situazione di incertezza e l’assenza di proposte continuano a mettere seriamente in discussione il lavoro ed il reddito di oltre 500 maestranze e delle loro famiglie”. Di queste, almeno la metà sono a San Martino in Rio.
“Alla luce di questo – prosegue Giove – e  per far sentire ai diretti interessati la nostra voce, si proclamano 8 ore di sciopero (intera giornata lavorativa) per il giorno 31 luglio 2015 e si invitano tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori a partecipare al presidio che si terrà nella stessa data, in concomitanza con il convocato tavolo di crisi presso la Regione Emilia Romagna in Viale Aldo Moro 44, a partire dalle ore 12,30 e per tutta la durata dell’incontro”.

La Open.Co ha deciso di chiedere il concordato “in bianco”‘ ad appena un anno di distanza dalla fusione tra Cormo e Coop Legno. Dal bilancio 2013 della cooperativa di S. Martino in Rio, fra l’altro, è emersa un’operazione di acquisto di quote del fondo chiuso Namira 7 per 22 milioni di euro (molto probabilmente contro cessione di immobili) e non si può escludere che la svalutazione di tali quote sia una delle ragioni che hanno portatoal collasso finanziario della nuova società. Open.Co non ha presentato ancora un piano industriale, salvo vagheggiare insieme alla Lega regionale una fusione con Lavoranti in Legno (che è già in concordato): da qui il timore di ristrutturazioni molto pesanti, con la chiusura di interi poli produttivi. Cosa comunque che il sindacato non intende accettare,

Be Sociable, Share!

Una risposta a 1

  1. Gian Luigi Rispondi

    30/07/2015 alle 09:57

    Il sindacato non può accettare cosa?
    Ma questi signori si svegliano solo quando non ci sono più alternative?
    Visto che vogliono rappresentare i lavoratori, perché non si fanno delegare anche quando ci sono da prendere le decisioni strutturali?
    Esistono mille metodi per poter influenzare ed incidere sulle decisioni, troppo facile rimandare a terzi tutte le responsabilità e poi schierarsi dalla parte dei perdenti per fare i salvatori della patria.
    Sicuramente la scelta Open.co è stata frutto di fantasie e megalomanie, oppure paura di dover dire chiaro e tondo che era necessaria una drastica riduzione della forza lavoro perché il mercato non era più nelle condizioni di ricevere tutta quella produzione proposta e le scelte manageriali fatte mei periodi di bengodi non hanno tracciato soluzioni alternative alle produzioni che primo o poi sarebbero andate in crisi, infatti tutte e cinque le grosse coop di Emila Romagna si sono trovate nella stessa situazione.
    Il mercato però riscontra che la 3elle di Imola, nonostante abbia commesso gli stessi errori in passato, ha avuto il coraggio di azzerare e ripartire con nuove idee e nuovi numeri consoni alla realtà.
    Open.co anziché bruciare la montagna di denaro che ha avuto a disposizione, senza rinnovarsi, doveva imporsi scelte diverse.
    Il sindacato affianchi anche i lavoratori quando si trovano a dover scegliere dei manager inventati e senza competenze!!!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *