Ex Cormo, un’altra mazzata targata coop: Open.Co chiede il concordato con ristrutturazione “pesante”. Scioperi e assemblee

14/7/2015 – E’ precipitata, come previsto, la situazione della ex Cormo. La Open.Co., azienda nata appena un anno fa dalla fusione tra due storiche cooperative di serramenti finite in crisi, la Cormo di San Martino in Rio (guidata per decenni da Demos Salardi, uno degli uomini chiave della cooperazione reggiana ramo Pci-Pds) e la Coop Legno di Castelvetro, ha chiesto al Giudice fallimentare di Reggio Emilia l’ammissione al concordato “in bianco”. La decisione – come anticipato da Reggio Report – è stata deliberata dal consiglio di amministrazione nella giornata di ieri, ed è stata annunciata ufficialmente dal presidente Daniele Sitta alle rappresentanze sindacali aziendali e alla Fillea Cgil, nel corso di un incontro poco prima delle 13 di oggi, nella sede di Legacoop Reggio, in via Ruini, presente il presidente di Legacoop Emilia-Romagna Giovanni Monti.

Il concordato in bianco permette di fermare subito l’assalto dei creditori e delle azioni esecutive, che evidentemente è diventato incontenibile, e permette all’azienda di presentare in fase successiva (in genere entro  60 0 90 giorni prorogabili) il piano industriale e di ristrutturazione del debito.

Le cifre sono ancora top secret, ma la situazione deve essere ben grave se il presidente Sitta, assessore trombato del Pd modenese,  si è presentato ai sindacati senza niente in mano se non la prospettiva di costituzione di una newco con un’ulteriore fusione tra la Open.Co e la Lavoranti in Legno di Ferrara, altra cooperativa storica finita in concordato. Insomma, l’unificazione tra imprese a mal partito che non promette niente di buono.  Non a caso all’incontro di oggi erano presente anche la Rsu della Lavoranti in Legno e i segretari Fillea di Reggio Emilia, Modena e Ferrara oltre al segretario regionale Luigi Giove.

Non c’è per ora alcun piano industriale, ser non la promessa di una ristrutturazione che sarà “inevitabilmente pesante“. Tremano 540 lavoratori dei tre poli produttivi, in gran parte soci, e il sindacato è sceso sul piede di guerra.

“Non sono stati in grado nemmeno di comunicare la data di un nuovo incontro – afferma Giove, che al telefono non nasconde la sua delusione  – Abbiamo convocato per domattina (mercoledì, ndr.) le assemblee nelle tre aziende, e come primo atto abbiamo inviato una lettera all’assessore regionale alleattività produttive Palma Costi con la richiesta dell’apertura di un tavolo regionale di crisi, anche in base al protocollo stipulato in aprile  con le centrali cooperative al fine di garantire in primo luogo la massima copertura degli ammortizzatori sociali e l’accompagnamento dei lavoratori, soci e non soci, eventualmente espulsi dalla produzione perchè possano trovare una ricollocazione. Entro lunedì utilizzeremo 4 ore del pacchetto di 16 di sciopero proclamato l’altro ieri, ma è chiaro che se non riceveremo risposte in tempi rapidissimi l’inasprimento della lotta sarà inevitabile. Devono esserci garanzie per tutti, il movimento cooperativo non può chiamarsi fuori e noi comunque non molleremo”.

Il sindacato ha deciso di chiedere l’intervento  anche gli enti territoriali, le province e soprattutto i sindaci. Voci allarmanti parlano addirittura di chiusure, e il colpo potrebbe essere durissimo per un paese come San Martino in Rio, al quale la ex Cormo aveva sempre assicurato occupazione e benessere.

LA FILLEA CGIL: SI RISCHIA UNA CATASTROFE SOCIALE, IL MOVIMENTO COOPERATIVO DEVE SALVARE LE UNITA’ PRODUTTIVE

Con una nota diffusa nel pomeriggio, la Fillea Cgil dell’Emilia Romagna non ha nascosto la propria preoccupazione:  “L’incontro – si legge nella nota – aveva l’obiettivo di verificare quali piani di riorganizzazione a livello regionale siano in campo, quali gli obiettivi industriali, le risorse finanziarie e le ricadute sul piano occupazionale. La scelta di un livello di confronto a carattere regionale si è resa necessaria a causa delle notizie allarmanti, oltre che contraddittorie, fatte circolare dalle varie direzioni aziendali all’interno dei singoli stabilimenti produttivi.

 Anche l’incontro di oggi però non ha fatto emergere nulla di concreto, salvo la decisione assunta a questo punto da entrambe le realtà aziendali di avviare la procedura concorsuale del cosiddetto ‘concordato in bianco’, in attesa della presentazione di un piano vero e proprio da parte delle due imprese”.

“Questa decisione riduce ulteriormente i tempi della discussione e rende urgente ancor più di prima la necessità che il movimento cooperativo assuma rapidamente l’iniziativa per salvare le realtà produttive e l’occupazione – afferma Luigi Giove – In questi anni di grave crisi le lavoratrici e i lavoratori di ‘Open.Co’ e ‘Lavoranti in Legno’ hanno fatto grandi sacrifici e enormi sforzi, anche economici, per garantire la continuità del lavoro. Adesso tutti si aspettano un impegno altrettanto forte del sistema cooperativo.

Come Fillea Cgil abbiamo ribadito la necessità di avviare, fin da subito, la trattativa individuando rapidamente quale soggetto possa realizzare un’operazione di riorganizzazione dei tre siti produttivi.

 La Fillea Cgil è disponibile alla discussione -continua Giove – fermo restando il fatto che tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori hanno diritto ad avere soluzioni che garantiscano la continuità del rapporto di lavoro e adeguate coperture in termini di ammortizzatori sociali. L’alternativa è una catastrofe sociale, oltre che occupazionale, che segnerebbe ancor più negativamente la storia della cooperazione in Emilia Romagna”.

 Poichè di risposte concrete anche oggi non ne sono arrivate, “abbiamo inviato, sempre nella giornata odierna, richiesta urgente all’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi di convocazione di un tavolo di crisi presso la Regione Emilia Romagna. Esiste infatti già un accordo regionale, sottoscritto il 2 aprile 2015, che indica i percorsi da avviare in situazioni di questo tipo. Ci aspettiamo che l’assessore ci convochi in tempi strettissimi.

Domani saranno convocate le assemblee delle maestranze dei tre stabilimenti per informare i lavoratori dell’esito dell’incontro. Inoltre il coordinamento sindacale regionale ha deciso la proclamazione di 4 ore di sciopero da effettuarsi entro lunedì 20 luglio 2015. A livello territoriale saranno decise le forme di manifestazione che saranno ritenute più opportune”.

 “Da oggi abbiamo una sola certezza- conclude la Fillea –  le lavoratrici e i lavoratori ‘Open.Co’ e ‘Lavoranti in Legno’, le RSU di stabilimento e la Fillea Cgil a tutti i livelli continueranno la lotta fino a quando non sarà raggiunta una soluzione che garantisca tutti i lavoratori”.

 

 

 

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