Capitali all’estero: rientro gratis per gli evasori. Il gioco sporco di una manina del governo Renzi

di Alessandro Bettelli Bettelli 2

31/7/2015 – Il primo ministro italiano – mentre  grida ai quattro venti che abbasserà le tasse (qualcosa come 50 miliardi di euro) trovando la copertura necessaria attraverso una guerra senza quartiere all’evasione fiscale – ne combina sempre un’altra delle sue e naturalmente nel silenzio dei media “amici”.  Ovvero, grazie alla solita manina amica, cambia le carte in tavola nel silenzio di una notte.

Tant’è che il governo della “caccia all’evasore”, si appresta a fare agli evasori medesimi il più grande regalo che  abbiano mai ricevuto. Avete presente la Voluntary Disclosure (letteralmente “collaborazione volontaria”) ovvero quello strumento attraverso il quale gli italiani, che detengono attività finanziarie o patrimoniali all’estero non dichiarate al Fisco, possono sanare la loro posizione, anche penale, pagando imposte e sanzioni in misura ridotta?

Ebbene, mentre ci avviciniamo al 30 settembre, ovvero al termine di scadenza delle domande di adesione alla Voluntary Disclosure, (ma è probabile che il termine venga prorogato), cosa è successo? Nell’ultima versione del decreto legislativo che disciplina il rientro dei capitali è spuntata una sanatoria per tutti coloro che hanno evaso il fisco in anni per i quali sono scaduti i termini di accertamento e ora aderiscono alla Voluntary Disclosure.

Non solo non rischieranno il carcere, ma per quei periodi di imposta non dovranno neppure pagare sanzioni o imposte. A scriverlo è Il Sole 24 Ore, che sottolinea come si tratti di “una novità anche rispetto a regolarizzazioni e sanatorie passate, per le quali, invece, la non punibilità era comunque subordinata al pagamento di una determinata somma”.

Il maxi sconto agli evasori non c’era nella bozza esaminata in seconda lettura dal Consiglio dei ministri la settimana scorsa. Ma il quotidiano di Confindustria ha letto il testo trasmesso alle commissioni Finanze di Camera e Senato per il via libera definitivo e ha scoperto che è diverso da quello esaminato dal governo il 17 luglio.

Una “manina” ha introdotto questa differenza non da poco. La versione originaria, per incentivare l’adesione al rientro dei capitali che è partito in sordina a causa di incertezze nell’interpretazione della legge, specificava che chi inserirà nella pratica per la Voluntary Disclosure anche violazioni di norme fiscali commesse prima del 2009-2010 (anni per i quali le Entrate non possono più muovere contestazioni perché i reati tributari sono prescritti) avrà la certezza di uscirne senza conseguenze penali. Ma dovrà pagare le tasse dovute e le relative sanzioni previste dalla legge. Al contrario, stando al testo arrivato alle Camere, per quelle annualità non occorrerà pagare nulla, nemmeno per “delitti anche gravi – si pensi alla dichiarazione fraudolenta o al riciclaggio“.

Di fatto, sottolinea il quotidiano finanziario, “è una norma sblocca-voluntary che tenta di far decollare l’emersione dei patrimoni detenuti all’estero”: vale a dire che il governo, a caccia di risorse per la prossima legge di Stabilità, punta soprattutto a far salire il numero di pratiche per il rientro dei capitali e incassare il dovuto in relazione agli ultimi anni. A costo di rendere la norma molto simile a un condono. Insomma, una sorta di “tana per tutti”.

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Una risposta a 1

  1. Mario Rispondi

    16/12/2018 alle 10:28

    Chi ha scritto l’articolo non conosce le varie circostante che possono verificarsi. Ci sono molti residenti in italia, ex cittadini stranieri (Germania, Francia ecc.), che dopo il trasferimento in Italia per motivi di famiglia od altro, detengono ancora legittimamente nei paesi di origine beni immobili, conti correnti bancari ecc.. La maggior parte di queste persone non sapevano neppure l’esistenza del monitoraggio fiscale e le esagerate sanzioni in caso di mancata presentazione del quadro RW per la dichiarazione dei redditi che avrebbero dovuto presentare in Italia essendo ora qui residenti.
    Si tratta di beni immobili e capitali legittimamente detenuti all’estero.
    Con l’esclusione della sanatoria per tutte le attività finanziarie e patrimoniali detenute fuori dal territorio dello Stato Italiano, introdotta nel decreto fiscale, viene operata una eclatante discriminazione per i soggetti di cui sopra che legittimamente detengono beni e capitali all’estero e che in assoluta buona fede (per dimenticanza o perché inconsapevoli delle conseguenze introdotte dal governo Monti), non hanno provveduto al monitoraggio fiscale e ora si trovano a dover pagare delle esagerate sanzioni ( dal 3% al 15% delle somme non dichiarate), una vera estorsione di stampo mafioso. Se i politici del movimento 5 stelle non sanno dove prendere i soldi per i loro programmi elettorali non possono moralmente continuare con i sistemi della vecchia politica che ha vessato i cittadini italiani con tasse e sanzioni oltre ogni limite sopportabile. La predetta discriminazione ritengo che non rispetti neppure i principi su cui si basa la Comunità Europea basati sulla libera circolazione dei beni e delle persone e con particolare attenzione alla non discriminazione per i cittadini europei. Così procedendo il movimento 5 stelle non può meravigliarsi se perde consensi. Spero, per quanto sopra esposto, che qualcuno, direttamente interessato, faccia ricorso alla Corte di Giustizia Europea.

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