Aemilia: verso un processo-elefante, ma l’aula bunker non c’è. Si profila udienza preliminare in sede lontana da Bologna

2/7/2015 – Per motivi tecnici, legati alla mancanza di un’aula bunker sufficientemente grande, l’udienza preliminare del processo Aemilia molto probabilmente si svolgerà lontano dalle sue sedi naturali, vale a dire Reggio Emilia e Bologna. Lo ha lasciato intendere il procuratore felsineo Roberto Alfonso, illustrando l’atto di chiusura indagini dell’inchiesta sulla ndrangheta in Emilia, per la quale si profila la richiesta del rinviuo a giudizio per 224 indagati di cui ben 54 per concorso in associazione mafiosa.

Dall’avviso di fine indagine dell’inchiesta Aemilia, con circa 200 capi di imputazione – ha detto Alfonso –  emerge “un quadro molto allarmante, che abbiamo sintetizzato nel provvedimento”. Ora però  c’è il problema dell’aula per la maxi-udienza preliminare: “Se il ministero dovesse proporci una soluzione idonea, alternativa a Bologna, non avrei difficoltà ad aderire”, ha spiegato Alfonso.

Ma tale soluzione viene contestata negli ambienti forensi, perché il  problema della mancanza di un’aula a Bologna per l’udienza preliminare “si sarebbe potuto risolvere con scelte strategiche diverse della Procura”. Lo ha affermato l’avvocato Fausto Bruzzese, illegale che assiste Giuseppe Giglio, imprenditore ritenuto come uno degli organizzatori dell’associazione mafiosa. “Le posizioni  potevano essere diversificate – è la riflessione di Giglio – e si poteva ragionevolmente spezzare l’inchiesta in più tronconi”, senza creare “un processo elefante”.

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