Acqua, piove nel Pd. Silvia Prodi si schiera per la gestione interamente pubblica. Risoluzione in Regione

22/7/2015 – E’ veramente scontro aperto all’interno del Pd sulla gestione interamente pubblica dell’acqua. Dopo il no al cosiddetto  piano Tutino, che ha scatenato le ire dei militanti pro acqua pubblica contro i consiglieri democrat, ora scende in campo la consigliera regionale Silvia Prodi (nipote dell’ex presidente del consiglio) che si schiera perla gestione pèubblica senza se e senza ma, sottroscrivendo una risoluzione presentata da Sel  all’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna. Il documento, depositato ieri, è firmato oltre che da Silvia Prodi , dal consigliere di Sel  Igor Taruffi (primo firmatario), da Antonio Mumolo (Pd), Valentina Ravaioli (Pd), Piergiovanni Alleva (Altra ER) e i reggiani Yuri Torri di Sel e Gian Luca Sassi (M5s).

La risoluzione chiede alla Giunta Bonaccini “di attivarsi nei confronti del Parlamento per arrivare a una nuova legislazione nazionale finalizzata esplicitamente alla ripubblicizzazione del servizio”. Ai parlamentari emiliani, in particolare, viene chiesto di darsi da fare per chiarire l’interpretazione di un passaggio della Legge di stabilità (il comma 609, art. 1) sul consolidamento dei debiti delle società “in house” nei bilanci dei comuni soci. La questione infatti è considerata dal Pd reggiano come al momento insormontabile.

«La Regione – afferma in proposito Silvia Prodi – ha previsto, per l’esercizio associato delle funzioni pubbliche relative al servizio idrico integrato e al servizio di gestione dei rifiuti urbani, la costituzione di Atersir e ha attribuito al Consiglio locale la competenza di individuare i bacini di affidamento. Il Consiglio di Reggio Emilia ha deliberato per il proprio territorio provinciale – a esclusione di Toano – di procedere all’affidamento del servizio idrico integrato a una società di proprietà dei Comuni, secondo quanto previsto dalle normative comunitarie e nazionali, previa indagine volta a valutare la fattibilità tecnico-economica della gestione”.

E aggiunge: “Per questo il Documento unico di programmazione approvato dal Consiglio comunale di Reggio Emilia per il periodo 2015-2019 richiama quanto deliberato dal Consiglio locale e ribadisce il ruolo del Comune capoluogo che, come socio maggioritario di AGAC Infrastrutture, può divenire il vero e proprio promotore del processo di ripubblicizzazione.

Per questo è indispensabile che i nostri parlamentari si impegnino per risolvere il problema dell’interpretazione del comma 609 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità, che pone dubbi sull’applicazione del consolidamento dei debiti delle società “in house” nei bilanci dei comuni soci. Ciò non significa imporre la ripubblicizzazione a tutti i territori a prescindere dalle condizioni di fattibilità, ma – sottolinea Silvia Prodi –  dare gli strumenti per farlo a chi negli anni si è impegnato in tal senso, per far sì che dubbi legislativi non impediscano l’attuazione della volontà popolare referendaria e politica.

Consentire la possibilità di costituire società “in house” dando poi interpretazioni normative che impedirebbero la loro realizzazione significa privare gli enti locali italiani di una forma di gestione dei servizi indicata dall’Unione Europea. Il legislatore nazionale dovrebbe al contrario fornire tutti gli strumenti necessari per permettere agli enti locali scelte sicure e serene sul futuro dei propri servizi essenziali, senza lasciarli in balìa del mercato finanziario privato”.

Conclude la consigliera Pd: “L’acqua è un bene comune, essenziale per la vita umana, e il servizio idrico garantisce l’accesso universale a essa. La sua ripubblicizzazione rappresenta dunque la prospettiva più coerente per renderlo effettivo. Lo conferma il pronunciamento referendario del giugno 2011 con cui la maggioranza assoluta dei cittadini italiani ha indicato la volontà di sottrarre l’acqua alle logiche di mercato e di realizzare la ripubblicizzazione del servizio idrico. Un esito che abbiamo il dovere di rispettare, ribadendo il ruolo fondamentale delle scelte legislative e della programmazione regionale nel dargli attuazione concreta”.

E’ bene ricordare che il referendum del 2011 non ha imposto l’obbligo della gestione pubblica in house, ma ha eliminato l’obbligo per gli enti pubblici di ridure al 30% la loroquota nelle multiutility.

Attualmente l’acqua a Reggio Emilia viene fornita da Iren, che ha in concessione la gestione da Agac Infrastrutture, proprietaria delle reti idriche e controllata al 100% dai Comuni. Entro settembre dovrà essere decisa o il rinnovo della concessione (che verrebbe messa a gara) o la gestione in house.

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