Maturità: il testamento spirituale del generale reggiano Dardano Fenulli, martire delle Ardeatine, per il tema sulla Resistenza

17/6/2015 – Una frase del reggiano Dardano Fenulli, generale dell’esercito e martire delle Fosse Ardeatine, ha fornito la traccia per il tema sulla Resistenza nella prima prova degli esami di maturità, iniziata alle 8,30 di questa mattina, che impegna mezzo milione di studenti in tutta Italia. Il brano costituisce “un testamento spirituale scritto da un ufficiale dell’esercito regio che dopo l’otto settembre 1943 partecipò attivamente alla Resistenza e per questo venne condannato a morte”.

Il sacrificio di Dardano Fenulli, medaglia d’oro al valor militare, è ricordato da una lapide nell’atrio del Municipio di Reggio Emilia.

Le altre tracce della maturità

Le tracce erano contenute, come l’anno scorso, in un “plico elettronico” a prova di hacker, che le cpommissioni hanno potuto aprire solo con la password letta in diretta al Tg1, alle 8,30, dal ministro dell’istruzione Stefania Giannini.

Il generale Dardano Fenulli, martire delle Fosse Ardeatine

Il generale Dardano Fenulli, martire delle Fosse Ardeatine

Per l’analisi del testo viene proposto ai maturandi un libro di Calvino del 1947, “Il sentiero dei nidi di ragno”, ambientato nella Liguria della seconda guerra mondiale. Il tema di argomento è una celebre frase del premio Nobel per la pace Malala Yousafzai: “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”.

I quattro temi della tipologia B (stesura di un saggio breve o un articolo di giornale) riguardano una riflessione sulla letteratura come esperienza di vita; le sfide del XXI secolo e la competenza del cittadino nella vita economica e sociale; il Mediterraneo atlante geopolitico d’Europa e specchio di civiltà; le trasformazioni in atto nel mondo della comunicazione, che oggi è dominato dalla connettività.

CHI ERA DARDANO FENULLI ( (Reggio Emilia, 3 agosto 1889Roma, 24 marzo 1944)

Figlio di Saverio e Rosa Ferrari, s’arruolò come volontario nel 1906 nel Reggimento “Lancieri di Milano”, successivamente studiò all’Accademia militare di Modena dalla quale ne uscì nel 1912 con il grado di sottotenente di cavalleria. Nello stesso anno il padre trovò la morte a Derna nel corso della guerra italo-turca e pertanto venne decorato con la medaglia d’argento al valor militare alla memoria[1].

Dardano Fenulli invece venne invece inquadrato nei Cavalleggeri di Lucca e partì alla volta della Tripolitania. Alla fine della prima guerra mondiale, nel corso della quale aveva preso parte ai combattimenti sul Col Briccon e sulla Cima Bocche e anche perso il fratello minore Saverio caduto nel 1917[2], venne assegnato al Reggimento Nizza Cavalleria con il grado di capitano.

Nel 1938, con il grado di tenente colonnello, prese parte ad operazioni di contrasto alla guerriglia in Etiopia. Per il lavoro svolto venne premiato con una medaglia d’argento al valor militare. Nel 1941, nominato colonnello, Fenulli venne mandato in Jugoslavia alla testa dei “Lancieri di Vittorio Emanuele”. Due anni dopo venne nominato Generale di brigata e vicecomandante della Divisione corazzata Ariete. Nei giorni immediatamente successivi l’8 settembre 1943 guidò alcune operazioni contro i tedeschi nei pressi di Roma ma la firma del cessate il fuoco fermò ogni sorta d’iniziativa militare contro il nemico.

Il generale Fenulli entrò a far parte, come uno dei vertici, delle nascenti formazioni partigiane che operavano nella capitale e nel Lazio. Tradito da un delatore venne arrestato dai tedeschi nel febbraio 1944. Dopo un periodo di detenzione nelle carceri di via Tasso venne giustiziato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Per il suo sacrificio venne decorato con la medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

(Biografia da Wikipedia)

LA MOTIVAZIONE DELLA MEDAGLIA D’ORO AL V.M.

«Vicecomandante della Divisione “Ariete”, prendeva parte ai combattimenti dei giorni 9-10 settembre guidando una colonna corazzata che si impegnava nei pressi di Ciampino e la cui ulteriore azione fu sospesa dal concluso armistizio. Dopo l’armistizio rimaneva in Roma per dedicarsi intensamente all’organizzazione della lotta clandestina. A tale scopo prendeva contatti con numerosi rappresentanti politici e militari esponendosi senza riguardo. Animato da purissimi ideali e da una ardente volontà di lotta si prodigava in ogni modo per organizzare in Roma e nel Lazio bande armate per la lotta contro i nazifascisti. Individuato ed arrestato e sottoposto a tortura dava ai suoi compagni di prigionia esempio di fortezza d’animo. Nelle Fosse Ardeatine faceva olocausto della sua nobile esistenza.» — Roma, settembre 1943-marzo 1944.
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Una risposta a 1

  1. Marisa Rispondi

    17/06/2015 alle 12:23

    “Ad un ideale di Patria per il quale bisogna essere pronti a combattere e morire occorre sostituire un ideale per il quale essere pronti a operare e a vivere. Il vero patriota saprà vedere le cose dal punto di vista del proprio vicino oltreché dal proprio, e cooperare con lui anziché prepararsi a combatterlo”

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