Il Parmigiano Reggiano corre negli Usa: vendite +74%. Ma c’è molto da fare da proteggere il marchio

26/6/2015 –  “Questi risultati sono frutto di un lavoro intenso sviluppato in quello che, per il Parmigiano Reggiano, rappresenta il primo mercato extra UE e il terzo mercato estero in assoluto, ma su di essi ha sicuramente inciso il rallentamento registrato negli ultimi mesi del 2014 per le attese degli operatori commerciali sui mercati valutari (tanto che l’anno si è chiuso con un – 8%) ed un rapporto euro-dollaro che si è consolidato come più decisamente favorevole alla divisa americana”.

E’ molto soddistatto, tuttavia prudente, il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Giuseppe Alai, a fronte degli ultimi dati dell’Istat sull’export di formaggi grana negli Stati Uniti, che parlano di un incremento del 74% nel primo trimestre 2015.

“Un risultato straordinario – sottolinea Alai – su un mercato che nel 2014 ha assorbito quasi 6.600 tonnellate di Parmigiano Reggiano e che, da solo, detiene una quota del 17,6% del totale delle nostre esportazioni, preceduto solo da Germania (20,8% dell’export di Parmigiano Reggiano) e Francia (20%) e che vede proprio il Parmigiano Reggiano ai vertici delle esportazioni di formaggi duri italiani negli Usa, con quasi due terzi del totale”.

“Gli elementi contingenti che hanno determinato questa crescita negli Usa – avverte  però Alai – influiranno ancora sui dati del mese di aprile, ma il loro effetto si attenuerà nei mesi successivi, ed è per questo che stiamo lavorando su elementi più certi e prevedibilmente più duraturi, a partire da quella ripresa economica statunitense che favorisce un rilancio dei consumi e, in quest’ambito, il consolidamento di un’attenzione alle Dop italiane e ai prodotti completamente naturali, come il nostro, che stanno occupando uno spazio sempre più rilevante nelle abitudini alimentari degli americani”.

“Già a partire da domenica – afferma  il direttore del Consorzio, Riccardo Deserti – saremo al Summer Fancy Food di New York (la vetrina mondiale per eccellenza dell’agroalimentare, con oltre 2.000 espositori), dove avremo nuovamente modo di incontrare le più importanti catene distributive statunitensi per rafforzare tutte le azioni che stiamo conducendo all’interno dei punti vendita per il Parmigiano Reggiano. Soprattutto quest’anno – il grande evento newyorkese non sarà, però, solo una grande vetrina commerciale, ma avrà sullo sfondo le trattative per gli accordi TTIP tra UE e Stati Uniti: il nostro obiettivo è far sì che vengano elevate le protezioni del marchio Parmigiano Reggiano, anche nelle sue traduzioni. Contestualmente è necessario “fare pulizia” attorno agli usi impropri e ingannevoli per i consumatori statunitensi, soprattutto in materia di uso del tricolore e di richiami geografici che lasciano pensare che i prodotti che nascono in Usa o Sud America abbiano un’origine italiana”.

“A questo – osservano il presidente e il direttore del Consorzio di Tutela – si lega anche il tema delle quote import, perchè la loro eliminazione su questo mercato, senza una contemporanea forte tutela della denominazione “Parmesan”, che in Europa è già tutelata e  riconosciuta come esclusivamente legata al Parmigiano Reggiano, paradossalmente rischierebbe di dar vita ad un mercato parallelo, con formaggi duri prodotti magari in altri Paesi europei che, una volta giunti negli Usa, potrebbero essere etichettati come “Parmesan”, magari con l’aggiunta di tricolore e italian sounding”.

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