La guerra dell’acqua: scende in campo Maurizio Landini in persona. Reggio Emilia laboratorio dei “Podemos” all’italiana

26/5/2015 – Per quale ragione i reggiani dovrebbero caricarsi sul groppone un debito collettivo di 220 milioni di euro per gestire l’acqua in un nuovo carrozzone pubblico diverso da Iren (che un megacarrozzone lo è, ma quotato in Borsa, quindi non pubblico nel senso sovietico del Gosplan)? Intorno a questa domanda, che in un Paese normale semplicemente non si porrebbe, ruotano le sorti del centro-sinistra reggiano.

Sul ritorno all’acqua pubblica il Pd si sta interiormente scannando, con l’assessore Mirko Tutino da una parte – padre civatiano dello studio di fattibilità per il ritorno alla totale  gestione pubblica dell’acqua  – e dall’altra la maggioranza aggregata intorno al sindaco Vecchi, il quale considera il progetto semplicemente insostenibile, quindi non ricevibile, a causa dei costi che comprendono circa 130 milioni di pagare a Iren per la retrocessione del servizio acqua più e circa 80 milioni debiti in capo ad Agac Infrastrutture (che dovrebbe tornare sotto il totale controllo dei sindaci). Tuttavia alla fine nel Pd prevarrà il volemose  bene, e Tutino accetterà una radicale revisione del suo piano,  se non altro per nobili e imprescindibili questioni di unità interna, leggi poltrone.

L’attrito invece potrebbe raggiungere  il punto di fusione con Sel, che già ieri con un comunicato firmato della consigliera Lucia Lusenti e del responsabile del circolo Loukanikos,  Cosimo Pederzoli,  ha dato un aut aut a Vecchi e allo stato maggiore del Pd, e ha indirettamente liquidato con durezza la proposta di compromesso avanzata dal suo rappresentante in Giunta,il vicesindaco Matteo Sassi. Un preavviso di licenziamento bello e buono. “Va difesa una scelta fatta da tutti i cittadini (referendum) e un programma di governo della città che tra i punti inseriva la definizione di un soggetto pubblico finalizzato alla gestione del servizio idrico”. E’ “uno dei punti fondamentali su cui poggia la nostra alleanza“. Si tratta di una sottolineatura-chiave: tradotta in altri termini, significa che se non passa la ripubblicizzazione completa, saltano gli accordi politici e si apre la crisi di Giunta. Giocoforza Matteo Sassi dovrebbe dimettersi, salvo non rompere disastrosamente col proprio partito.

Il documento del resto lancia un avvertimento chiarissimo al vicesindaco, perché non si azzardi più a proporre compromessi fuori dall’orizzonte di Sel: “L’affidamento ‘in house’ del servizio idrico è l’unica scelta per garantire una piena ripubblicizzazione, uscendo da logiche meramente finanziarie e speculative delle multiutility. Quindi: avanti con la ripubblicizzazione. Non vorremmo mai che tutto il buon lavoro svolto dall’assessore Tutino venga sprecato o incanalato in piani alternativi.”

Non ci vuole la scienza infusa per capire che sulla questione acqua pubblica si gioca una partita politica a più ampio spettro: quella accarezzata da chi immagina una Reggio Emilia laboratorio di una coalizione di sinistra anti-renziana, dopo lo sfondamento di Podemos in Spagna, nell’imminenza della nascita del clone italiano promosso da Pippo Civati e soprattutto nella prospettiva si sorti luminose e progressive per Coalizione Sociale. Perchè è chiaro che nessuno sarebbe tanto pazzo da creare un debito di cittadinanza di 220 milioni, sapendo che prima o poi dovrebbe risponderne agli elettori, se non in vista di un risultato politico ben superiore.

E’ in questo scenario, tatticamente legato ai risultati delle elezioni regionali, che trova una spiegazione la presenza di Maurizio Landini in persona alla manifestazione  per l’acqua pubblica di venerdì 29,alle 19, al circolo Catomes Tot: la prima iniziativa a Reggio della landiniana Coesione Sociale. La presenza del segretario generale della Fiom e promotore della nuova entità politica è stata annunciata questa mattina in una conferenza stampa: in origine il programma prevedeva solo gli interventi di Riccardo Petrella, padre dell’antiglobalismo europeo, e di Corrado Oddi, presidente del forum italiano Movimenti per l’acqua.

 Il partito di via Roma, fatto da sindacalisti navigati e col fiuto dei politici di altri tempi, ha capito che proprio l’acqua pubblica potrebbe mandare… a bagno il Pd e il centro sinistra di REggio Emilia. Sull’onda di questa battaglia si potrebbero creare condizioni ideali per prove organizzative e di coalizione sul campo tra podemisti italiani  e landiniani . Un laboratorio, appunto,  pronto a decollare a razzo se l’anti renzismo dovesse dei punti alle regionali di domenica prossima.

(p.l.g.)

VENERDI MAURIZIO LANDINI AL CATOMES TOT: LA CONFERENZA STAMPA

Venerdì 29 maggio alle 19 al circolo Catomes Tot si terrà la prima iniziativa reggiana della Coalizione sociale lanciata da Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom.  Insieme al Comitato Acqua bene comune cittadino si terrà un incontro, “Ritorno al futuro. L’acqua torna pubblica” al quale parteciperanno anche Corrado Oddi, Forum italiano movimenti per l’Acqua e Riccardo Petrella, Università del bene comune.

Un incontro che si configura come “la prima iniziativa sul nostro territorio della Coalizione sociale, a smentire le insistenti voci che vogliono relegare la coalizione nei vecchi schemi di una formazione partitica – spiega Sergio Guaitolini, segretario provinciale Fiom Cgil –. Lo scopo è invece quello di mettere insieme soggetti, associazioni, movimenti su questioni concrete, come in questo caso il tema dell’acqua pubblica, per tentare di dare soluzioni”.

Quello dell’acqua è un tema che riguarda il rispetto di un voto ad un referendum popolare che, 4 anni fa, ebbe milioni di voti per dire che l’acqua deve essere pubblica – continua Guaitolini – e sui cui la politica ha fatto campagna elettorale, mentre quello che sta succedendo è che un dibattito su un tema che ci riguarda tutti sta rimanendo in una discussione interna tra politici e amministratori”.

Anche la Cgil reggiana, e tutto il direttivo che la compone, si è espressa proprio in questi giorni a favore della ripubblicizzazione dell’acqua, ribadendo la propria contrarietà alla vendita, anche parziale,  delle quote azionarie di Iren possedute dai comuni reggiani, per mantenere al contrario la maggioranza assoluta della proprietà in mano pubblica.  I membri del Comitato Acqua bene comune, Emiliano Codeluppi, Daniele Lonidetti, Enrico Ragni e Francesco Fantuzzi su questo parlano ad una sola voce. Ribadiscono non solo l’importanza di applicare il voto referendario, cioè la volontà popolare democraticamente espressa, ma smentiscono con forza “le voci circolate che, facendo propaganda,  vorrebbero addossare alla ripubblicizzazione dell’acqua un aumento delle tariffe per gli utenti”. “Negli ultimi 8 anni di gestione Enia/Iren le tariffe sono aumentate del 44% – afferma Fantuzzi – e la distanza del servizio con i cittadini si è ampliata essendo la sede centrale di Iren a Genova e i call center all’estero”.

“La pubblicizzazione dell’acqua è sempre di più un obiettivo portato avanti dagli altri Paesi europei, come Francia, Spagna o Germania -sostengono i promotori di Coesione Sociale – E’ un obiettivo di civiltà dove il trend è quello di pubblicizzare i beni comuni e non di privatizzarli”. “Come i precedenti, anche questo governo, e le giunte che ad esso si ispirano – conclude a proposito Guaitolini – si muovono verso la privatizzazione del Paese, ma i beni primari, come in questo caso l’acqua, non possono essere figli di una logica di solo profitto e speculazione”. “Iren ha un bilancio disastroso ma attraverso il servizio idrico – conclude Fantuzzi – ha un rendimento certo nelle proprie casse”.

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Una risposta a 1

  1. Spectator Rispondi

    27/05/2015 alle 09:45

    Proprio la presenza di Landini e l’adesione spinta al progetto di ripubblicizzazione da parte di Sel e della solita Cgil reggiana veterocomunista dovrebbero servire per convincere chi è ancora incerto della sua assurdità e delle motivazioni meramente politico-ideologiche che ne stanno alla base,in barba ad ogni logica di efficienza e di sostenibilità finanziaria.La cosa patetica è leggere di amministratori locali,per fortuna pochi,favorevoli al progetto i quali sostengono addirittura che una gestione “in house” dell’acqua totalmente pubblica costituirebbe un vantaggio anche per la piccola imprenditoria locale perché in quel modo faciliterebbe l’assegnazione ad essa degli appalti.Che ciò avvenisse tranquillamente quando esisteva l’Agac è una balla colossale,in ogni caso!!

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