Drammatico stallo a Unieco: i soci lavoratori non vogliono il matrimonio con Coopsette e bocciano Casoli

12/5/2015 – “In riferimento all’assemblea dei Soci di Unieco del 9 maggio scorso ed al tanto atteso orientamento in merito ad un possibile percorso di integrazione fra le attività di costruzioni di Unieco e Coopsette  i Soci sono sostanzialmente equamente divisi tra le due ipotesi presentate. Nei prossimi giorni gli organi dirigenti di Unieco valuteranno tali risultanze e decideranno in merito”.

Unieco, l' assemblea dei soci al centro Malaguzzi

Unieco, l’ assemblea dei soci al centro Malaguzzi

Poche parole laconiche di un comunicato diffuso ieri pomeriggio dalla presidenza Unieco, confermano che l’assemblea della cooperativa – sabato mattina al centro Malaguzzi di Reggio Emilia, presenti  circa quattrocento soci – si è conclusa con uno stallo drammatico. Il comunicato, nello stile di un’azienda nominalmente cooperativa ma generalmente avara di informazioni verso il popolo, non specifica l’esito del voto, ma è certo che l’assemblea è stata infuocata e che alla fine si è spaccata sulla proposta del presidente Mauro Casoli di andare verso l’integrazione con Coopsette: non una fusione tra le due cooperative in crisi ma – come anticipato da Reggio Report –  una newco nella quale far confluire i cantieri attivi e altri asset industriali, per lasciare nelle case-madri patrimoni e monte debiti: una riproduzione in grande del modello Sicrea , la società-infermeria dei crac Cmr, coop Orion e Cdc di Modena. Di q uesto in sostanza si parla anche se Casoli ha voluto ribadire, dopo la piccata messa a punto con i media dei giorni scorsi che “non è assimilabile per Unieco un’ipotesi stile “bad company” o modello Sicrea, che sono frutto di procedure concorsuali. Noi abbiamo intrapreso un’altra strada”.

Mauro Casoli

Mauro Casoli

I sentori della spaccatura c’erano tutti, ma nessuno poteva immaginare una situazione tanto drammatica. I soci hanno approvato il budget 2015 (di cui, sempre a proposito di trasparenza, non sono state diffuse cifre ufficiali fuori dall’assemblea) ma hanno messo all’angolo il presidente Casoli, che inutilmente ha chiesto il  via libera per sottoporre alle banche l’ipotesi di integrazione. E le banche avranno comunque l’ultima parola, perché entrambe le cooperative devono passare sotto le forche caudine dei piani di ristrutturazione del debito omologati dal giudice fallimentare: nel solo 2016 la cooperativa di via Ruini dovrà restituire agli istituti finanziari ben 70 milioni di euro, in una situazione in cui – stando alle conclusioni dell’ultima ispezione di Legacoop – a fine 204 il patrimonio netto si sarebbe assotigliato a 74 milioni, e per il 2015 sarebbe”fortemente a rischio”.

Casoli ha lanciato un appello accorato ai soci: “Dobbiamo solo capire per ora se le banche possono acettare o meno la nostra proposta sulla newco. Ma per saperlo dobbiamo andare a chiedere”. Il voto sulla proposta (l’esito non è stato reso noto) è stato di fatto un no. Casoli è finito all’angolo, a conferma della rivolta della base sociale nei confronti del gruppo dirigente. Nella carenza di informazioni, una delle poche cose chiare è che i soci lavoratori fanno le barricate contro una ipotesi di integrazione che considerano come un rimedio peggiore del male: Coopsette ha troppi problemi giudiziari e con le banche – così la pensa buona parte dei soci, forse la maggioranza – per andare verso un matrimonio he rischierebbe di naufragare in poco tempo. Meglio continuare da soli – è il ragionamento – con il nostro monte lavori e facendo fronte al debito.

E’ chiaro che la base Unieco teme di dover pagare il prezzo dell’integrazione  in termini di esuberi e mobilità, ed è altrettanto chiaro che dopo l’assemblea di sabato il gruppo dirigente di Unieco è in bilico. Comunque la si veda, si è verificata la situazione peggiore per un’azienda: quella in cui nessun0 ha i numeri per decidere, e tutti rischiano di perdere. Ma le scadenze incombono: una decisione deve pur essere presa ad horas. Il comunicato assicura che nei prossimi giorni “gli organi dirigenti decideranno in merito”. Perché in fondo, come ha detto Casoli “qualcuno sostiene che non era necessario votare per questo passaggio relativo alla newco”.

 

 

 

 

 

 

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