Pomposa delibera di Giunta per spartire spazi e edifici tra associazioni, coop sociali e circoli

3/3/2015 – La giunta comunale di Reggio Emilia ha approvato, su proposta dell’assessore Alex Pratissoli, una delibera di indirizzi per “il riuso temporaneo di spazi e immobili pubblici e privati”.

Il nostro scopo – ha Pratissoli – è ridare vita a luoghi ‘abbandonati’, cioè privati delle loro funzioni originarie per molteplici ragioni spesso legate alle determinazioni del mercato e alla crisi o in attesa di una destinazione definitiva, conferendo loro nuovo senso e funzionalità, innescando processi virtuosi di sviluppo culturale, sociale ed economico a beneficio della comunità e dell’area urbana.

Uno sguardo ad alcune città europee – spiega Pratissoli – ci mostra come, in assenza di sviluppo immobiliare e commerciale, molte aree abbandonate possono infatti attrarre e attivare economie informali e nuovi servizi auto-organizzati per la città”.

Spazi e terreni abbandonati, in attesa di una trasformazione definitiva, possono cioè essere destinati ad ospitare usi temporanei in quel tempo di mezzo che può durare anni, e spesso decenni, che intercorre tra vecchia e nuova destinazione d’uso.

L’Amministrazione ha perciò intenzione, prosegue Pratissoli, “di sostenere progetti che utilizzino il patrimonio edilizio esistente e gli spazi aperti vuoti, in abbandono o sottoutilizzati di proprietà pubblica o privata per riattivarli con iniziative di evidente interesse pubblico, legate al mondo della cultura e dell’associazionismo, allo start-up dell’artigianato e piccola impresa, con contratti ad uso temporaneo a canone calmierato”.

Chissà se questa delibera ha a che fare con il dissolvimento della società Fiere di Reggio e il futuro dei padiglioni di via Filangieri… Certamente interessa il recupero “transitorio” di capannoni industriali abbandonati causa crisi e di edifici inutilizzati nel centro storico e nelle ville. Un bel business in vista per circoli e organizzazioni di varia natura.

I progetti-azione che si vogliono promuovere – spiega l’assessore – sono infatti a ‘bassa definizione’, ma ad alto contenuto sociale”.

Spiega l’amministrazione con una prosa un po’ involuta, ma dettata da chi sa bene quel che vuole: “Per raggiungere l’obiettivo serve partire da esperienze già realizzate e riconoscere le diverse spinte creative propositive per verificare come – anche attraverso un superamento dei limiti del dettato normativo che non riconosce ancora il riuso come una delle declinazioni possibili della rigenerazione urbana – si possa favorire l’applicazione di strumenti operativi più flessibili, la costruzione e diffusione di operazioni coordinate di “auto-costruzione” e la validazione di pratiche di trasformazione temporanea o ad interim di “vuoti” in attesa di trasformazioni definitive”.

In sostanza – tenta di spiegare Pratissoli – si ambisce ad operare un opportuno cambio di paradigma della cultura del fare città: dal controllo tipico di visioni monodirezionali dall’alto verso il basso, alla responsabilità diffusa della cura, collettiva ed individuale, dei luoghi dell’abitare quotidiano entro un rinnovato sistema normativo”.

Le finalità economiche, sociali ed urbanistiche del progetto sono:

– la rigenerazione urbana in termini di riqualificazione leggera del patrimonio edilizio, la sottrazione dello stesso ad atti di vandalismo;

– la sussidiarietà con il Terzo settore

– il contenimento del consumo di suolo

– il sostegno degli spazi autogestiti e dei servizi auto-promossi dalle comunità locali.

Il progetto di riuso dei luoghi verrà dapprima circoscritto agli ambiti di riqualificazione di Santa Croce e della Zona stazione centrale, nonché ad alcuni immobili dismessi del Centro storico, con la pubblicazione di bandi che da un lato raccolgano le disponibilità di privati nella concessione di aree ed immobili e dall’altra sollecitino, attraverso concorsi d’idee, il riuso temporaneo degli stessi spazi.

 Le funzioni prioritarie individuate per riusare questi luoghi sono:

  • il lavoro di prossimità: artigianato di servizio all’impresa e alle persone, temporary shop, mercatini temporanei, servizi alla persona;
  • la creatività e la cultura: esposizioni temporanee, mostre, eventi, teatri, laboratori didattici;
  • il gioco e il movimento: parchi gioco diffusi, attrezzature sportive autogestite, playground;
  • le Nature urbane: orti sociali di prossimità, giardinaggio urbano collettivo, parchi urbani.

E’ netta l’impressione che gli amministratori sappiano già cosa e a chi affidare gli spazi dismessi. Ogni tassello è già al suo posto? E chi giudicherà, e in base a quali criteri le idee migliori meritevoli di accedere agli spazi “del riuso”?.

 

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