L’orgia del consumo del suolo a Reggio: ecco dove sono le radici di corruzione e mafie

7/5/2015 – L’ultimo rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha scoperto quello che alcuni opinion maker denunciano inascoltati da anni, scrivendo e rischiando in proprio nel silenzio interessato di una classe dirigente colpevole e connivente. La provincia di Reggio Emilia ha un triste record in tema di assalto speculativo e colate di cemento. E’ la provincia dell’Emilia-Romagna che più di ogni altra, seconda solo a Rimini che peraltro è una capitale turistica, ha venduto il proprio territorio a betoniere e calcestruzzo. Ha consumato il 9,6% del proprio suolo, pari a 21 mila 939 ettari. Modena è al 9%, Bologna al 6,6%, Parma al 6,8, Rimini al 10,3, Ravenna al7,9, Forlì Cesena al 5,7, Piacenza al7,1, Ferrara al 5,8.

In questo scenario il premio Attila spetta a Casalgrande e ai suoi amministratori che storicamente si sono succeduti alla guida della città: lì il consumo di suolo ha raggiunto il 24,6%, con 2 mila 843 ettari ancora non toccati dal cemento.  Seguono Rubiera (21%), Cavriago 20,9%, Montecchio 18,2 %. Appena sotto di due decimali il comune capoluogo col 18% secco: ma in termini assoluti l’orgia di Reggio Emilia appare persino  irraggiungibile, con ben 4 mila 151 ettari di suolo consumato.

Ciò che le cifre non dicono è che questo assalto, motore primo di  ricchezze incredibili, immigrazione di massa e guasti colossali non più riparabili, porta con sé  anche la spiegazione di tanti fenomeni sociali ed economici che oggi affliggono  il territorio reggiano: la bolla speculativa che ha ammazzato di debiti fior di aziende private e cooperative, la quantità sterminata di case invendute, vicende emblematiche come parco Ottavi o il Podere La Granda, per arrivare  al radicamento delle cosche dell’ndrangheta e della camorra, in un pericoloso intreccio fra amministrazioni, costruttori, speculatori di ogni risma e capitali di dubbia provenienza.

Si potrebbe affermare che il consumo del suolo ha generato una corruzione spaventosa che a sua volta ha generato nuovo consumo, nuovo cemento e poteri mafiosi in una spirale perversa rallentata, ma non del tutto fermata, dalla grande crisi. Senonchè a quanto pare non sarebbero disponibili prove sufficienti, anche perché in proposito non si è indagato, se non in occasioni sporadiche.
L’orgia intanto continua, come denuncia in un documento il capogruppo del Cinquestelle a Reggio, l’architetto Norberto Vaccari: “Bisogna chiedersi a chi serve continuare a costruire nuove abitazioni e uffici anche se non si venderanno. Così come bisogna chiedersi a chi serve costruire nuovi centri commerciali se i negozi, in particolare nel centro storico, chiudono”. Vaccari accusa la Giunta Vecchi di voler “garantire la continuità con il ventennio Spaggiari-Delrio”. E aggiunge: “Il male oscuro del Pd è l’incapacità di dare un giudizio obiettivo sul proprio passato”.

Il disastro, è inutile nascondersi dietro un dito, ha una carta d’identità politica (però tutti i poteri appaiono coinvolti)  ben definita. E’ bene che aprano gli occhi le anime belle che, certo con sincerità, si mostrano allarmate per il radicamento delle ‘ndrine e lo stato della legalità. Dovrebbero piuttosto voltarsi indietro, dare un’occhiata al loro passato,  riflettere e infine agire di conseguenza: non si può dar torto a Vaccari. Altrimenti ogni manifestazione, ogni festival, ogni iniziativa di mobilitazione sarà semplicemente un modo come un altro per lavarsi la coscienza.

(Pierluigi Ghiggini)

L’ASSALTO DEL CEMENTO: PARLA NORBERTO VACCARI

“Non è una novità per chi è attento a quanto succede nella sua città. Già nel 2012 il sottoscritto aveva partecipato ad una puntata del programma Presa Diretta incentrata sul consumo di suolo a Reggio Emilia, eccellenza quantitativa per chi non ha a cuore la salute dei propri concittadini e nemmeno dei propri figli.

Il 12 novembre scorso il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle propose una mozione per invitare il Sindaco e la giunta ad intervenire.

Ora ci pensa l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) a suonare un campanello di allarme, l’ennesimo. La provincia di Reggio Emilia è al secondo posto in Regione in questa nefasta graduatoria e seconda solo alla turistica Rimini nella percentuale di consumo di suolo. Ennesimo primato dopo il quinto posto a livello europeo per l’inquinamento atmosferico.

Il Movimento 5 Stelle, nella mozione presentata, chiedeva che l’Amministrazione Comunale facesse il suo mestiere e rivedesse la propria pianificazione urbanistica; la risposta che è arrivata, tanto strombazzata quanto inutile, si affida al buon cuore di quei privati che, stanchi di pagare tasse su terreni edificabili, chiedono di retrocedere la destinazione all’uso agricolo.

Sarà interessante vedere quanti dei 777 ettari destinati a nuove costruzioni (strade escluse) chiederanno di cambiare la loro situazione. Allo stato attuale sarebbero 36 ettari quelli che si sono proposti, cioè meno del 5% della possibile espansione e lo 0,65% dell’area urbana.

Il Movimento 5 Stelle continuerà a chiedere, come già fatto con la mozione presentata, che l’Amministrazione Comunale faccia fino in fondo il suo mestiere correttamente e secondo le leggi regionali, cioè: fare un monitoraggio e un censimento di tutti gli appartamenti e uffici invenduti e sfitti; rivedere completamente gli strumenti urbanistici ed eliminare tutte le previsioni non realizzate che toglierebbero suolo agricolo, consentire nuovi interventi solo quando sono su terreni già compromessi e non più coltivabili e favorire gli interventi di ristrutturazione dell’esistente.

Bisogna chiedersi a chi serve continuare a costruire nuove abitazioni e uffici anche se non si venderanno. Così come bisogna chiedersi a chi serve costruire nuovi centri commerciali se i negozi, in particolare nel centro storico, chiudono.

Dato che migliaia di abitazioni e uffici sono ancora invenduti, la popolazione di Reggio Emilia è in drastica fase calante, il centro storico è sempre più deserto con tanti esercizi commerciali che chiudono, ovunque si vedono edifici che non hanno più manutenzione e che mostrano gli evidenti segni del declino della nostra città.

La verità sembra che sia la necessità di garantire la continuità delle decisioni del ventennio Spaggiari-Delrio, che questa Giunta inconcludente non riesce a decidere diversamente e mantiene acriticamente tutte le decisioni prese in un’altra epoca storica, quando non c’era la crisi e a Reggio arrivavano immigrati da tutte le parti. Il male oscuro del PD è che non riesce a dare un giudizio obiettivo sul suo passato, salvo i rituali celebrativi di un glorioso passato sempre più lontano, ma è condannato ad una continuità che trascina nel baratro tutta la città.

Agire nella direzione contraria servirebbe a salvaguardare la salute dei cittadini e la sovranità alimentare della città. Ma a questa amministrazione non interessa”.

Norberto Vaccari, Capogruppo Movimento 5 Stelle 

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