Tasse sui macchinari “imbullonati”: una stortura che i politici, se vogliono, possono eliminare

di Girolamo Ielo*

4/5/2015 – Perché meravigliarsi dell’imposizione fiscale sui macchinari “imbullonati”? Un macchinario “imbullonato” a terra fa aumentare la rendita catastale dello stabilimento. Questo porta, naturalmente, ad un aumento della pressione tributaria (erariale e comunale).

Il meccanismo appare perverso ma non è nuovo, viene da lontano. Tutti (Stato, comuni, contribuenti, politici, ecc.) ne sono a conoscenza.

La questione non è nuova. Tutte le componenti, che contribuiscono in via ordinaria ad assicurare, ad una unità immobiliare, una specifica autonomia funzionale e reddituale stabile nel tempo, sono da considerare elementi idonei a descrivere l’unità stessa ed influenti rispetto alla quantificazione della relativa rendita catastale. In altri termini gli “imbullonati” fanno aumentare la pressione tributaria del bene in cui sono incorporati. In tal senso le diversi leggi e la giurisprudenza (Corte Costituzionale e Corte di Cassazione).  La cosa si sostanzia in particolare con la  circolare n. 6 del 2012 dell’Agenzia del territorio che spiega la determinazione della rendita catastale delle unità immobiliari a destinazione speciale e particolare. Da questo momento si incrementa l’attività accertativa. Infine rammentiamo che la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3166 del 18 febbraio 2015, n. 3166 ha confermato l’imposizione degli “imbullonati”. Tutto è pacifico: gli imbullonati fanno aumentare il valore imponibile degli stabilimenti industriali.

La stortura. Come abbiamo visto il macchinario imbullonato fa aumentare la pressione tributaria. Se invece il macchinario è mobile non c’è imposizione aggiuntiva. La stortura è evidente. Entrambi sono beni strumentali: solo che il fisco ne fa un trattamento differenziato.

La politica conosce l’argomento. Ricordiamo che sulla materia è stata presentata una interrogazione parlamentare il 29 luglio 2014. Subito dopo venne paventata l’ipotesi di una soluzione al problema nella legge di stabilità 2015. Non si fece nulla. Anzi, il Parlamento nel comma 244, dell’art. 1, della legge di stabilità 2015 ha disposto che  nelle more dell’attuazione delle disposizioni relative alla revisione della disciplina del sistema estimativo del catasto dei fabbricati  si applicano le istruzioni di cui alla circolare dell’Agenzia del territorio n. 6/2012 del 30 novembre 2012. Chi si aspettava una soluzione favorevole è stato servito. Non entriamo,in questa sede, nel merito dell’assurdo normativo:  in una legge dello Stato si dà valore normativo ad una circolare che a sua volta chiariva altre disposizioni di legge. Un modo “barbaro” di legiferare. Il 15 aprile 2015 è stata presentata una ulteriore interrogazione parlamentare. La questione, quindi, è ben presente e rimane lì in attesa di soluzione.

Perchè non si risolve. Potremmo dire che non c’è una politica industriale in cui inserire la questione. Limitiamoci alle questioni di gettito. Sia lo Stato che i comuni hanno inserito nei propri bilanci il gettito tributario che deriva dagli “imbullonati”. In poche parole, come è successo per l’IMU sulla prima casa, si sta cercando di trasferire il gettito derivante dagli imbullonati ad altri contribuenti (avremo la TASI bis?). Ci potrebbe essere una soluzione molto più semplice: finanziare l’eliminazione di questa stortura con la riduzione delle spese correnti facoltative.

*esperto finanza territoriale

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Una risposta a 1

  1. Spectator Rispondi

    05/05/2015 alle 09:06

    Le considerazioni di Ielo circa l’assurdità dell’imposizione sui macchinari”imbullonati”,che in realtà sono beni strumentali dell’azienda,si possono largamente condividere.
    Un po’ paradossale che provengano da un “esperto”,ex amministratore,che a suo tempo fu tra i promotori e più strenui sostenitori dell’IRAP!

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