Impronte reggiane sull’Expo di Milano
Tecton ha costruito il padiglione degli Emirati Arabi

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1/5/2015 – E’ il giorno atteso da tutta l’Italia. Dopo l’accensione dell’ Alberto della Vita ieri sera in diretta Mondovisione, alle 10 l’Expo di Milano ha aperto le sue porte  al mondo. E sarà il mondo a giudicare  il lavoro fatto dall’Italia tra crisi e slanci, ritardi e recuperi da record. ruberie e eroismi di migliaia di persone che hanno dato l’anima e il meglio di loro stessi per aprire in tempo e al completo.Ma ciò che possiamo dire, qui e oggi,  è che l’Expo 2015 di Milano porta un segno profondo, potente e ben visibile  di Reggio Emilia. In questa Expo ci sono le capacità, la creatività, la storia industriale e culturale di questa terra al  di qua del Po, in una dimensione superiore a ogni altra città italiana, fatta eccezione naturalmente per la grande Milano.

Il padiglione degli Emirati, nel rendering dall'alto

Il padiglione degli Emirati, nel rendering dall’alto

Si è parlato molto dei ufficiali della Cir, la grande cooperativa reggiana di ristorazione guidata da Chiara Nasi, che prepareranno milioni e milioni di pasti all’insegna dell’italianità in un mix inedito di tradizione e innovazione: sarà una prova del  fuoco (anzi, una prova del cuoco da far impallidire la cucina televisiva di Antonella Chierici)  nell’Expo dedicata al cibo e all’alimentazione dell’umanità. Un po’ meno del ruolo fondamentale di Reggio Children che ha firmato il Children Park con le sue  campane aromatiche, uno dei punti -chiave dell’Expo, realizzato per i bambini e i genitori e i nonni che hanno voglia di scoprire e di giocare. Un progetto curato da Sabina Cantarelli e sviluppato dal team dei pedagogisti di Reggio Children guidato da Carla Rinaldi.

Non si è parlato invece, perché la notizia è rimasta riservata sino alla mezzanotte, della presenza di Tecton, che ha edificato a tempo record il padiglione degli Emirati Arabi Uniti, una straordinaria architettura progettata dallo studio Norman Foster, uno dei più quotati al mondo, che ha per tema “Food for Thought”, cibo per la mente: un flash di anticipazione è passato ieri nello speciale tv da piazza Duomo, con Bocelli e l’orchestra e il coro della Scala, per l’inaugurazione della nuova esposizione universale.

L'inaugurazione del padiglione degli Emirati Arabi

L’inaugurazione del padiglione degli Emirati Arabi

Il Padiglione in fase di costruzione 5

Anche per Tecton,  società cooperativa reggiana di costruzioni e restauri ad elevato tasso di qualità e innovazione, quest’opera – tra le più impegnative di questa Expo -è una prova del fuoco e al tempo stesso un premio sui mercati internazionale per l’azienda fatta crescere da Paolo Lusenti e guidata dal 2012 da Fulvio Salami e che proprio quest’anno taglia il traguardo dei 125 anni di attività.

Food For Tought  ha significato otto mesi di lavoro ininterrotto h. 24 che hanno impegnato 74 aziende, di cui 39 reggiane, e oltre 280 uomini per realizzare i 4.386 metri quadrati progettati da Foster + Partners. Un investimento complessivo di 60 milioni di euro, di cui 12 milioni di importo lavori prettamente edili.

Un bel modo di festeggiare il compleanno, per una Tecton  veterana delle esposizioni universali: nel 1906 partecipò all’Esposizione internazionale di Milano con la Società cooperativa pittori, decoratori e imbiancatori di Reggio Emilia, a cui fu riconosciuta la medaglia d’argento di collaborazione e prima ancora, nel 1900, intervenne all’Expo di Parigi.Padiglione emirati arabi tecton expo

Centoquindici anni dopo la sua prima prova  internazionale, Tecton è tornata a Expo – ha dichiarato ieri Salami – “per realizzare uno dei padiglioni più all’avanguardia per quanto riguarda architettura e tecnologia, evocativo della natura, della cultura, della vita e delle tradizioni degli Emirati Arabi, che  sede della prossima esposizione internazionale nel 2020”.
Un’esperienza indimenticabile, come cita testualmente il sito ufficiale degli Emirati Arabi Uniti per presentare l’evento, e che non si concluderà il 31 ottobre, alla chiusura dell’Expo: il padiglione dovrà essere smantellato per essere  allestito nuovamente ad Abu Dhabi. Questa la condizione posta dai committenti. Insomma, non sarà “buttato via”.

Fulvio Salami

Fulvio Salami

Una sfida importante per i progettisti – guidati dall’architetto Gerard Evenden – che hanno impiegato tre anni ed oltre mille tavole progettuali per studiare un’opera che rispondesse a criteri di smontabilità e di riutilizzo, ma soprattutto che avesse prestazioni energetiche adattabili alle diverse condizioni climatiche di Milano e degli Emirati Arabi.
Un impegno notevole da parte di Tecton, affrontato con un approccio multidisciplinare ” in cui la tradizione artigiana e l’efficienza esecutiva, unite alle soluzioni tecnologiche più innovative-  hanno permesso di sviscerare ogni dettaglio pur mantenendo, sia da un punto di vista architettonico che progettuale, la visione di insieme che ha consentito di completare l’opera nei tempi fissati. “Il poco tempo a disposizione per la realizzazione di un progetto così ampio, la difficoltà tecnica dell’opera e l’alta qualità delle finiture hanno reso particolarmente complicata l’operatività – ha sottolineato il presidente della cooperativa – ma grazie all’ottimo rapporto di collaborazione che si è creato con gli architetti dello studio Foster & Partners, siamo riusciti a realizzare il padiglione in tempi davvero da record”. 

IL CONCEPT E I NUMERI

Il Padiglione degli Emirati Arabi Uniti esplora le sfide reali che si presentano nel nutrire il pianeta, in particolare riguardo ai temi intrecciati di terra, cibo, energia e acqua, ed evidenzia alcune delle soluzioni innovative che gli Emirati Arabi Uniti hanno sviluppato in questi ambiti.

Soluzioni in risposta a un bisogno locale, ma che portano a un reale beneficio mondiale, dal momento che molte parti del mondo vivono le stesse difficoltà degli Emirati a causa degli effetti del cambiamento climatico.

Nel padiglione, la cultura tradizionale e i valori che essa ispira, il calore e l’ospitalità degli Emirati, la convivialità del cibo e un tecnologico ambiente multimediale si combinano per offrire un’esperienza divertente, emozionante, sfidante e stimolante. L’obiettivo finale, infatti, non è solo informare ed educare, ma ispirare impegno verso il cambiamento.

Gli Emirati Arabi Uniti ospiteranno il prossimo World Expo nel 2020.

(Fonte ufficiale Expo 2015)

Il progetto

Sviluppato su tre livelli, con una superficie di 4.386 mq, il padiglione prende ispirazione dal paesaggio degli Emirati Arabi Uniti e si avvale di tecnologie verdi e sostenibili.

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Al termine di Expo Milano 2015, il padiglione degli Emirati Arabi Uniti sarà smantellato e ri-allestito ad Abu Dhabi, pertanto la progettazione ha dovuto tener conto sia delle condizioni generali di Milano sia di quelle della capitale degli Emirati Arabi Uniti.

Lo spazio del padiglione ha la forma di un canyon, lungo 140 metri, definito da setti e pareti curvilinee alte 12 metri. L’architettura evoca da un lato le strette strade pedonali delle città della penisola arabica, caratterizzate da una struttura urbana che gode di una naturale efficienza energetica, e dall’altro le forme morbide e sinuose del deserto. Per rafforzare questa relazione tra il padiglione e l’affascinante paesaggio degli Emirati, le pareti sono texturizzate con motivi ispirati ai chiaroscuri creati dalle dune sabbiose del deserto.

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Natura, cultura, architettura, vita e tradizioni delle Comunità degli Emirati sono richiamati anche con modalità immateriali, ad esempio attraverso una ricostruzione digitale degli acquedotti che hanno tradizionalmente reso possibile l’agricoltura nel clima arido degli Emirati, e attraverso dispositivi a realtà aumentata che raccontano la lunga storia del Paese arabo, o ancora, mediante contributi interattivi che presentano Dubai quale sede dell’EXPO 2020.

A fianco della mostra principale, l’auditorium multimediale, che forma il fulcro del padiglione, dedicato ad ospitare una serie di eventi. Al termine del percorso espositivo è stata allestita un’oasi verde arricchita di piante che richiamano la flora degli Emirati, dove si aprono una caffetteria ed un ristorante con cucina araba moderna.

Il padiglione è costituito da un’ossatura metallica rivestita di pannelli in calcestruzzo fibro-rinforzato. Questo renderà possibile smontare facilmente l’intera struttura che dovrà essere ri-allestita ad Abu Dhabi.

L'inaugurazione del padiglione degli Emirati Arabi

L’inaugurazione del padiglione degli Emirati Arabi

L’adozione di soluzioni avanzate per quanto riguarda il riciclaggio dei materiali, lo sfruttamento energetico passivo, l’ombreggiatura ed il raffrescamento naturali, la raccolta delle acque piovane e la generazione di elettricità con pannelli fotovoltaici, garantiranno al padiglione una elevata sostenibilità, sino al livello LEED “Platinum”.

Scheda tecnica

Nome del Padiglione: “Food For Thought”

Investimento complessivo sul Padiglione: 60 milioni di euro

Progetto: Studio “Foster + Partners”

Direttore del progetto: architetto Gerard Evenden, Senior Executive Partner

Tempo di progettazione: 3 anni

Numero tavole progettuali: 1000

Superficie: 4.386 mq

Altezza: 12 metri

Capienza visitatori: 785 persone ogni ora

Società esecutrice: Tecton Società Cooperativa

Importo lavori totale: 12 milioni di euro

Durata lavori: 8 mesi, da settembre 2014 a aprile 2015

Aziende reggiane impiegate: 39

Aziende totali impiegate: 74

Numero massimo di maestranze impegnate in cantiere: 280

 

 

 

 

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