Newco addio. Dopo la spaccatura in assemblea, il cda Unieco fa saltare l’accordo con Coopsette

di Pierluigi Ghiggini

 

14/5/2015 – Finisce in soffitta il progetto di fusione, già in fase piuttosto avanzata,  delle maxi fusione tra le attività di Unieco e Coopsette. La famosa newco tra le due grandi malate della cooperazione reggiana – sino a pochi anni fa pilastri ritenuti incrollabili del sistema Legacoop  – non si farà. Lo ha deciso ieri il consiglio di amministrazione di Unieco presieduto da Mauro Casoli dopo l’infuocata assemblea dei soci di sabato mattina al centro Malaguzzi, in cui 400 persone si sono confrontate senza peli sulla lingua e infine si sono scontrate nel segreto dell’urna.  Sarebbe imminente anche l’annuncio di una decisione analoga da parte della Coopsette del presidente  Fabrizio Davoli.

L’abbandono del piano di integrazione, mirato essenzialmente a mettere le forze per realizzare un radicamento sui mercati esteri, sarà annunciato domani mattina in una conferenza stampa convocata da Casoli nella sede di Legacoop, e che si preannuncia particolarmente affollata. Dovrebbero anche resi noti i risultati di bilancio e le perdite del 2014, e si attendono chiarimenti sul futuro del gruppo dirigente, alla luce dei rumors secondo cui il cda si presenterebbe dimissionario a fine estate o in autunno.

Interverranno anche il presidente di Legacoop Emilia Ovest Andrea Volta e il presidente regionale Giovanni Monti, chiamati a mettere il suggello politico a una situazione oggettivamente complicata. Non è un mistero per nessuno che la  linea ufficiale di Legacoop guarda in direzione di  una nuova ondata di fusioni e di integrazioni tra aziende bisognose di rafforzarsi dal punto di vista patrimoniale e sui mercati. La decisione di Unieco rappresenta una marcia indietro rispetto a uno scenario costruito con pazienza in mesi e mesi di lavoro, e che doveva sostanziarsi in una unificazione per gradi accelerati delle due aziende, entrambe chiamate a far fronte a impegnativi piani quinquennali di ristrutturazione degli indebitamenti la cui dimensione si misura in centinaia e centinaia di milioni. Solo nel 2016 Unieco dovrà restituire 70 milioni a banche e fornitori.

A bocciare la proposta della newco sostenuta da Casoli,  una spa o srl  in cui far confluire le attività delle due coop – lasciando patrimoni e perdite nelle case-madri –  sono stati in assemblea i soci lavoratori, mentre i soci sovventori erano in prevalenza favorevoli all’integrazione-fusione. Il voto segreto ha sancito la divisione, facendo emergere uno scontro senza precedenti all’interno dell’azienda: alla fine il conto dei voti, causa un meccanismo cervellotico, non è stato fatto, ma a molti è apparso evidente che Casoli e il cda erano finiti in minoranza, e che la base contraria alla newco ora è molto più di una fronda interna, ed è bene organizzata.

Due, sostanzialmente, i fattori che hanno spinto al dissenso – con queste proporzioni per la prima volta nella storia fose di tuttala cooperazione reggiana – la schiera dei soci lavoratori. In primo luogo la diffidenza nei confronti di Coopsette: i cugini quasi fratelli di Castelnovo Sotto sono considerati “troppo” malati finanziariamente parlando,  e troppo inguaiati nelle inchieste giudiziarie. In secondo luogo la considerazione che il “modello Sicrea” – perché di questo si tratta – fa uscire le attività da un puro contesto cooperativo per trasferirle in una società di capitali, sia pure interamente controllata dalle cooperative-madri. I soci perderebbero potere, e in fondo muterebbre la natura stessa di imprese che affondano la loro storia e le loro glorie negli albori del movimento cooperativo. Certo, bisogna chiedersi realisticamente se aziende così- in particolare Unieco con 234 controllate e partecipate – sono ancora nella sostanza delle cooperative, al di là della corrispondenza formale ai parametri di legge. E se comunque oltre determinate dimensioni non sia inevitabile la trasformazione in società di capitali o comunque in cooperative in cui la bussola fondamentale sia costituita dal profitto, e non più dal patrimonio la cui valutazione appare eccessivamente esposta all’andamento dei cicli economici. Ma, piaccia o no, il pronunciamento della base sociale è questo: per paradosso, Unieco è tornata ad essere una vera cooperativa, in cui sono i soci col voto per testa a determinare gli indirizzi, proprio in uno dei suoi momenti più difficili.

Il futuro ora è nella difesa dell’identità coop in un’azienda più piccola, che dovrebbe risolvere i propri problemi passo dopo passo. Sempre che la realtà non si riveli nel tempo più difficile di quanto oggi  non si possa immaginare . In fondo nessuno può prescindere dal mercato, dalla finanza, dalle banche e dai debiti da pagare.

 

L’assemblea di Unieco

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