“Basta con la testa nel baratro, piuttosto datevi da fare”: Susanna Camusso strattona la Cgil landiniana di Reggio

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14/5/2015 – “Cara compagna, il tempo della filosofia è finit0. L’unità sindacale? Non ne sentiamo la nostalgia, abbiamo braccia, gambe e testa per andare avanti da soli”.

Queste parole  pronunciate da un agguerrito delegato Fiom di stretta fede landiniana, bastano e avanzano a dare l’idea di come sia stata accolta la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso dal ribollente (in spirito e in meteo) attivo provinciale della Cgil reggiana al circolo Pigal di via Petrella nerlla zona umida e assolata dello stadio. La segretaria, che sapeva benissimo di trovarsi nella tana del leone, nella Reggio Emilia dell’egemonia sindacale di Landini e Rinaldini,  ha incassato a più fermo e a  testa bassa  un gragnuola di critiche (anche quelle del segretario provinciale Guido Mora: “dallo sciopero generale in poi la Cgil è stata ferma”) china sugli appunti come un funzionario politico di antica scuola.

Ma quando ha preso la parola all’una passata da un pezzo,  ha tenuto il pallino per un’ora buona, e ha praticamente steso l’uditorio. Non nel senso della fame che pure si faceva sentire, piuttosto perché ha ribattuto punto su punto alle critiche, capovolgendole con eleganza sul fronte landiniano, e di fatto rimproverando ai quadri intermedi delle Camere del lavoro e delle strutture territoriali – però senza mai pronunciare una sola parola che suonasse come rimprovero – di essere loro quelli  fermi a crogiolarsi nell’attesismo. L’applauso alla fine non è stata pura formalità.

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Un  discorso interessante, quello di Camusso, perché teso a smontare le tentazioni neocorporative che si manifestano nel sindacato soprattutto nei momenti di crisi economica: vale a dire le voglia latente di chiudersi nel recinto di quelli che in un modo o nell’altro la garanzia di un lavoro, certo difficile da difendere, ce l’hanno. “Ma se non si danno risposte al mondo dei disoccupati e dei precari che poi trovate accanto a voi nei cicli produttivi destrutturati,  non riusciremo mai a ricostruire l’unità dei lavoratori”. Che è anche, certo non soltanto, unità fra i sindacati.

Così Camusso ha lanciato l’idea del piano per il lavoro come vero e proprio programma politico e di azione sindacale, che beninteso deve camminare sulle gambe delle organizzazioni territoriali, e non solo attraverso le politiche generali. E’ un richiamo forte al ritorno all’iniziativa dal basso perché “non c’è più chi schiocca le dita e per magia mette insieme uno sciopero”.

E su questo piano, rispondendo alle critiche di immobilismo,  ha avuto buon gioco nel rivendicare certi risultati come il contratto del commercio o il successo dello sciopero unitario della scuola: “Tutto questo insufficiente? Può darsi. Bisogna fare di più? Sono la prima a sostenerlo. Ma bisogna smetterla di avere sempre la testa nel baratro”.

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Sul job act, ha avvertito che prima di promuovere un referendum abrogativo si dovrà andare a una consultazione straordinaria nei luoghi di lavoro: “Guardate, compagni, che se dovessimo perdere un referendum promosso da noi, avremmo chiuso per sempre. Ricordiamoci cos’è accaduto trent’anni fa per quattro punti la scala mobile”. Perchè il vero obiettivo ora è porre la questione di un nuovo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori.

Si capisce perciò il senso del richiamo alla Cgil come sindacato “contrattualista” e non politicante: su questo piano  divaricazione con Landini  è netta, anche se non esplicitamente espressa.  Niente polemiche, ci mancherebbe.  A margine dell’intervento, al giornalista che gli faceva notare di essere “nella casa di Landini”, Susanna Camusso ha risposto: “Io sono nella casa della Cgil, e Landini è nella casa della Cgil”. E anche sulla riforma della scuola, ha evitato di confermare l’ipotesi del blocco degli scrutini. Come dire: lotta sì, ma senza avventurismi.

p.l.g.

IL RESOCONTO

Sala gremita, mercoledìal circolo Pigal, con oltre 400 persone per partecipare all’attivo dei delegati e attivisti della Cgil alla presenza della segretaria generale Susanna Camusso. Tanti i temi all’ordine del giorno, tanti quanto la fase complicata, dall’inizio della crisi in avanti, ne pone.

Dopo la presentazione del sesto osservatorio Ires Emilia Romagna sull’economia e il lavoro, la relazione del segretario provinciale Guido Mora ha messo l’accento su diversi punti: dal contrasto al Jobs Act  che “chiude il cerchio sul diritto del lavoro e sullo svuotamento essenziale della sua funzione di bilanciamento di due poteri nati dispari: quello in capo all’imprenditore e quello in capo al lavoratore”, alla riaffermazione del ruolo fondamentale della contrattazione nazionale perché “ l’arresto delle norme prodotte dal Jobs Act non può essere demandato al solo contesto della contrattazione aziendale se, parallelamente, questo contrasto non viene portato avanti nel processo di rinnovo dei contratti nazionali”.

E ancora, sottolinea Mora, “ bisogna continuare la mobilitazione che lo scorso autunno ha ridato slancio all’azione sindacale dopo questi mesi di periodo di stallo, mobilitazione diventa allora condizione necessaria per non perdere il rapporto con i lavoratori. Non è più rimandabile – ha aggiunto la messa a punto di quesito referendario sul complesso dei provvedimenti del governo Renzi, in quanto questo strumento dato l’attuale assetto parlamentare che può far riaprire una discussione politica”.

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Molti poi gli interventi dal palco, dove delegati, sindacalisti e pensionati si sono succeduti evidenziando, ognuno con le diverse sfumature, il disagio di questo periodo storico politico dove le ragioni del lavoro sono inascoltate. Alla Cgil la sua base reggiana chiede determinazione nel portare avanti le mobilitazioni, che ridiano, in un periodo di grande disoccupazione, lavoro povero, aumento delle ricchezze nelle mani di pochi, allontanamento dell’età pensionabile e riduzione delle coperture della cassa integrazione dignità al lavoro e che producano risultati sul piano del miglioramento delle condizioni di vita. E partendo proprio dal contrasto al Jobs Act si chiedono linee guida e una regia confederale forte.

Sono le 13.30 quando interviene Susanna Camusso, segretaria generale Cgil per sottolineare che “i lavoratori devono sentirsi rappresentati dalla contrattazione che fa il sindacato, unendo il mondo del lavoro sul piano dei diritti, per questo – ha evidenziato – è necessario riaprire la discussione su un nuovo Statuto dei lavoratori con un sistema di tutele più forti di quelle scardinate dal Jobs Act”. Jobs Act, ha aggiunto Camusso sul quale “nessuno deve dubitare del contrasto che metteremo in campo a partire dalla contrattazione aziendale che deve supportare quella nazionale”. “Bisogna partire – ha concluso – dalle cose fatte, anche nel rapporto con i lavoratori sapendo che non possiamo fare sempre tutto da soli e che continueremo le mobilitazioni”.

 

 

 

 

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