Acqua pubblica, soluzione a 5 Stelle: “Se il problema sono i soldi il Comune venda le azioni Iren”

29/5/2015 – “Se il problema sono i soldi, allora il gioco è fatto: vendiamole azioni Iren,il comune di Reggio ne ricaverebbe 112 milioni da reinvestire nella gestione pubblica dell’ acqua e di altri beni comuni”. La vendita delle azioni della multiutility viene ventilata da più parti, ma oggi il Movimento 5 Stelle l’ha ufficializzata come soluzione per la ri- pubblicizzazione delle risorse idriche, su cui è in atto uno scontro politico al calor bianco, con Sel che da oggi ha già un piede fuori dalla Giunta Vecchi.

A prendere la parola per i Cinquestelle è la consigliera comunale di Reggio Alessandra Guatteri. “Il dibattito di questi giorni scrive –  ci ha fatto capire come il tema della ripubblicizzazione dell’acqua sia stato cavalcato dai Sindaci in campagna elettorale, per essere poi prontamente disatteso al momento della sua realizzazione. Sembra di capire che il motivo principale della  perplessità degli amministratori locali, anche se come al solito per sicurezza Vecchi non si è pronunciato,  sia legato al costo dell’operazione”.

“Se il problema sono i soldi allora è evidente che non ci sono problemi. I soldi li possiamo trovare subito – afferma Guatteri – E’ finalmente giunto il momento di liberarsi delle azioni di IREN, per reinvestire il capitale in operazioni che vadano a vantaggio di tutta la collettività. Il Comune di Reggio Emilia ne ricaverebbe circa 112 milioni di euro, che potrebbe reinvestire non solo per la ripubblicizzazione dell’acqua, ma anche per la gestione di altri beni comuni, ad esempio dei rifiuti. E chissà che alla fine non riesca a produrre un utile per la collettività superiore ai 5 milioni di euro di dividendi che percepisce dalla multiutility”.

“IREN è un’azienda privata, quotata in borsa  e che, come leggiamo nella sua mission, “deve garantire ai propri azionisti un’adeguata redditività d’impresa“. E’ un’azienda privata,  che deve remunerare i propri azionisti e che dovrebbe gestire beni comuni al meglio per i cittadini.  Molto difficile comprendere come questi due aspetti possano andare d’accord, o e infatti non vanno d’accordo. Gli interessi dei cittadini vengono dopo quelli della Borsa e delle poltrone.

Iren – aggiunge la consigliera – è il veicolo per spartire potere e poltrone, mascherando ogni operazione dietro i nostri beni comuni ed è un veicolo che,  al riparo dell’art. art. 2422 del codice civile (che ci ricorda che il socio di una società per azioni ha diritto  di estrarre a proprie spese solo copia del libro soci e del verbale delle assemblee dei soci),  fatica a rispondere alle domande che le vengono poste dai cittadini-azionisti. Ciò è dimostrato anche dalle laconiche  risposte alle nostre numerose interrogazioni”.

In conclusione “il meccanismo non funziona più ed è quindi ora che ognuno vada per la sua strada. I Comuni  potranno incassare i soldi necessari per tornare a gestire i nostri beni comuni con efficacia, efficienza ed economicità, avendo come unico vincolo il meglio per i cittadini e senza dover rispondere ad azionisti che chiedono dividendi o poltrone.

Noi cittadini potremo tornare a controllare l’operato di chi gestisce la nostra acqua e, perchè no, anche i nostri rifiuti, senza doverci scontrare con degli interessi che passano ben al di sopra delle nostre teste. Vendendo le azioni IREN infine, verrebbe meno il problema che preoccupa alcuni Sindaci e che è relativo alla concorrenza tra la nuova società che si dovrebbe costituire per la gestione dell’acqua e IREN, di cui i Comuni sono soci”.

Finale al vetriolo: “A Reggio, in Comune, oltre a Tutino c’è qualcun altro o sono già tutti in vacanza?  O forse è meglio rimanere al riparo, in silenzio, nel salotto buono di IREN, che pare porti molta fortuna in politica?”.

 

 

 

 

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Una risposta a 1

  1. franco Rispondi

    30/05/2015 alle 12:06

    L’operazione Iren a qualcuno ha portato fortuna, almeno in politica, attraverso la presidenza dell’ANCI ed ora più su ancora; forse meno per i cittadini, che oggi dovrebbero ripagare ciò che hanno costruito con le loro energie ed imposte ed i costi degli ex servizi Agac sono aumentati a dismisura.

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