Reggio Fiere addio. Chi farà le budella d’oro nella vendita all’asta?

27/4/2015 – La politica e il mondo economico di Reggio Emilia – come sempre alleati nei momenti delle scelte irrevocabili –  hanno celebrato i funerali di terza casse del polo fieristico di via Filangieri. L’assemblea dei soci ha deliberato lo scioglimento anticipato della società Reggio Emilia Fiere, dopo che i soci di maggioranza (comune capoluogo, Provincia e Camera di commercio) avevano autorizzato i loro rappresentanti a procedere col pollice verso. Il presidente della Camera di Commercio – ente che più di ogni altro dovrebbe difendere le Fiere -ha addirittura dichiarato che si tratta di un “atto dovuto”. Evidentemente qualcosa non va.

All’assemblea hanno partecipato l’assessore al bilancio del comune di Reggio, Notari, il presidente della Provincia Giammaria Manghi, il presidente della Camera di commercio Stefano Landi, il  commissario del concordato preventivo Tiziana Volta. Liquidatore della società è stato nominato il commercialista di Guastalla Aspro Mondadori, consigliere della stessa Reggio Fiere in quota camerale. Dopo aver approvato il bilancio 2014, che si è chiuso con una perdita di 2 milioni di euro, il presidente Paolo Lusenti (ex Tecton) e l’intero Cda hanno tolto le tende, dimettendosi. Il buco, che porta il debito globale di Reggio Emilia Fiere a una trentina di milioni,si spiega essenzialmente con un anno di forzata inattività, in quanto Reggio Emilia Fiere si è limitata nel 2014 ad affittare alcuni padiglioni alla società di scopo voluta da Sonia Masini, socio unico la Provincia, e ora finita sul binario morto.

Le opposizioni politiche -da Forza Italia ai Cinquestelle –  hanno dato battaglia contro questa morte annunciata e comunque non sembrano  rassegnate ad accettare un destino evidentemente deciso nelle stanze dei bottoni, da un lato per insabbare la scomoda partita del debito storicamente accumulato dallaSofiser governata dal Pd, e dall’altro per la spartizione delle spoglie (aree e capannoni) al prezzo più basso possibile. Per tacere dell’interesse diretto delle fiere di Parma e di Modena, che puntano decisamente alle grandi manifestazioni che non avranno più spazi a Reggio Emilia: Ornitologica, la più antica e grande d’Europa, il Camer, la Suinicola etc.

L’eutanasia si compie di fronte a un debito di circa 28 milioni di euro che non permette di portare in porto il concordato preventivo deliberato meno di due anni fa, dopo che la Provincia ha revocato la delibera Masini che impegnava, con un’operazione velleitaria quanto rovinosa per i conti di palazzo Allende, il pacchetto di azioni Autobrennero. Però esistevano ed esistono strade alternative per ricapitalizzare la società mandata al patibolo.

Il silenzio delle forze economiche è assordante, a conferma che in molti, in troppi, anziché perseguire l’interesse della città hanno puntato le loro fiches sulla vendita del patrimonio al minor prezzo possibile, in vista di qualche grande operazione spinta “ad alta velocità” dalla stazione Mediopadana.

In questo contesto si comprende sino in fondo il senso della requisitoria contro la fine di Reggio Fiere pronunciata dal capogruppo di Terre Reggiane, Giuseppe Pagliani, nella seduta del consiglio provincaile di giovedì scorso, quella  surrealmente convocata alle 13,30: “E’ così che si valorizza un patrimonio? Un liquidatore giudiziario c’è già, e sappiamo tutti molto bene che aree e padiglioni finiranno all’asta, e che la partita si giocherà al minimo prezzo. Non si può continuare a illudere la gente con la promessa di ricavi che non ci saranno”.

Pagheranno il prezzo i fornitori che hanno i crediti congelati nel concordato, e chi rischia di perdere il lavoro. Però qualcun altro farà le budella d’oro.

Intanto cala il sipario sulla storia delle Fiere reggiane, che hanno generato ricchezza e sono finite strangolate dai debiti della politica.

Nè si intravede un impegno della Regione, sul quale spera ancora il presidente Manghi, che ha ottenuto un incontro con l’assessore Palma Costi.Il governatore Bonaccini,a Reggio giovedì pomeriggio, ha raffreddato le attese: si è limitato a ricordare che il suo programma comprende un’unica cabina di regia per il sistema fieristico dell’Emilia-Romagna. Niente di più. Nessun impegno che abbia una pur lontana parvenza di concretezza. Eppure una responsabilità precisa la Regione in questa vicenda ce l’ha: l’assessore Muzzarelli – oggi sindaco di Modena –  peraltro spalleggiato da Sonia Masini, bloccò lo sviluppo delle trattative tra Reggio e Fiera di Milano, che aveva già preparato una lettera d’intenti.

La fine di Reggio Fiere però non può equivalere alla pietra tombale sulle responsabilità di questo disastro. I reggiani hanno diritto di sapere. Per questo se ne tornerà a parlare nelle assemblee elettive con le interrogazioni presentate da Pagliani e le altre iniziative dei gruppi d’opposizione. Lo stesso Pierluigi Saccardi (che in provincia si è astenuto, mentre in Sala del Tricolore aveva votato contro lo scioglimento) ha dichiarato che per il Pd il liquidatore dovrà fare “chiarezza sul passato”. Vedremo se saranno pietre, o parole al vento.

(pierluigi ghiggini)

“FAR LUCE SU QUESTO SCANDALO”. CINZIA RUBERTELLI INVOCA L’INTERVENTO DELLA MAGISTRATURA

“Dopo aver deliberato, come atto ineluttabile, la liquidazione dell’ Ente Fiera, con un buco di 27 milioni di euro, i consiglieri del Pd si sono pateticamente parati il posteriore, invitando il sindaco ed il Tribunale di Reggio a “proseguire l’attività ed a mantenere i posti di lavoro”. Sapendo benissimo che il liquidatore deve solo chiudere la baracca, non certo compiere atti di ordinaria amministrazione.

Bruciato l’arrosto, cioè i soldi dei contribuenti, hanno venduto il fumo a dipendenti e cittadini, al grido di Varotti, Varotti rendici la nostra Fiera. Non una parola sui protagonisti del dissesto, non una parola sulle ragioni del medesimo.

Anche la tempistica è una presa in giro colossale: chiudere appena apre l’Expo e chiedere al liquidatore, ancora non nominato, di cogliere le opportunità dell’Expo. Una pochade degna della commedia napoletana, se non fosse che costa a tutti noi una voragine 27 milioni di euro.

I guai della Fiera iniziano con la gestione di aree e si concluderanno con le stesse aree che all’asta saranno acquisite da qualcuno che ci guadagnerà, magari una qualche cooperativa della Lega, cosi il cerchio si chiuderebbe, con buona pace di tutti. Poi il capogruppo PD Capelli dice che sono le opposizioni a non essere all’altezza!

Invitiamo i cittadini reggiani ad alzare lo sguardo per impedire non solo questo continuo declino, ma anche una amministrazione, poco trasparente e la cui arroganza è pari solo alla sua inconcludenza.

Confidiamo che il liquidatore e la magistratura facciano chiarezza sulle responsabilità di questo scandalo”.

Cinzia Rubertelli

(Capogruppo consiliare e Presidente Associazione Grande Reggio – Progetto Reggio)

 

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