“Qui c’è il culto del cibo”: Bell’Italia premia Reggio
e i ganassini di manzo di Giuliano Davoli

19/4/2014 – Una bella sorpresa da Bell’Italia. La prestigiosa rivista dell’Editoriale Giorgio Mondadori, nel numero di questo mese dedica cinque pagine a “Reggio Emilia, il culto del cibo”: un viaggio sintetico scritto da Auretta Monesi con fotografie di Franco Cogoli attraverso i piaceri della tavola – piatti, prodotti, protagonisti, personaggi – “made in Reggio”.
Titolo e schede sono azzeccate, nulla è fuori posto: cinque pagine sono tante e al tempo stesso troppo poche per rappresentare tutta la ricchezza enogastronomica reggiana, e i suoi protagonisti di eccellenza. Tuttavia la vetrina, composta comunque da elementi rappresentativi, offre un’idea esauriente.
Il palmares spetta a Giuliano Davoli, noto ristoratore reggiano – a lui si devono locali che hanno fatto storia in città – che da alcuni anni è tornato nel centro di Reggio Emilia e ha messo radici in corso Garibaldi con la Trattoria della Morina: “un’autentica scoperta”, scrive Bell’Italia raccontando il locale (“ambiente semplice, quasi spartano, in pieno centro, tovaglie bianche e roase, cucina a vista”) e i piatti tradizionali: dai tortelli con vari ripieni alle polente, dal polpettone della nonna alla trippa.

Giuliano Davoli nel suo locale, la Trattoria della Morina

Giuliano Davoli nel suo locale, la Trattoria della Morina

Giuliano ha il privilegio di una foto insieme alla figlia Elisa e soprattutto di una intera pagina dedicata alla ricetta dei ganassini di manzo al Lambrusco, uno dei suoi cavalli di battaglia.

Giuliano Davoli con Ivanna Rossi

Giuliano Davoli con Ivanna Rossi

Oltre che alla Morina, Bell’Italia dedica le sue schede alla Salumeria Piccola di Sergio Paderni, tappa obbligata per i reggiani dal palato fine, alla mitica pasticceria Boni di Via Roma (la giornalista è stata particolarmente colpita dalle “pesche” e dalla Madonna con Bambino del 400 “che da sola merita la sosta”), al Caseificio Notari di Coviolo per il parmigiano reggiano da latte di Vacche Rosse e all’Antica Fattoria Caseificio dei fratelli Ugo e Bruno Scalabrini, a Bibbiano.

Poi l’erbazzone, lo scarpasoun e le ottanta specialità di Luigi Benassi (Nonna Lea), i salumi e soprattutto il cannossello di Gianferrari di Ciano d’Enza, la Latteria sociale di Selvapiana, la Bottega del Tortello di Albinea dei cognati Luca Manzotti e Federico Calvi (che fra l’altro spiegano la differenza tra i cappelletti reggiani e i tortellini bolognesi),  il Lambrusco di Casali a Pratissolo di Scandiano (altro nome di rango del Made in Reggio) il ristorante la Capannina di Viano (paste fatte in casa, frittate agli asparagi selvatici, agnello fritto, funghi fritti, tartufi bianchi o neri), l’agriturismo Cavazzone col suo aceto balsamico tradizionale e la specialità del maialino al forno al ginepro e balsamico.

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