25 aprile con Graça Machel: “Reggiani, in Africa siete una leggenda”. Il sindaco polemizza sul revisionismo

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25/4/2015 – Oggi nel settantesimo della Liberazione, neppure il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi ha saputo resistere alla tentazione di parlare male del revisionismo, anche lui confondendo l’antifascismo con la vulgata che ha occultato troppe pagine della nostra storia.  Una storia, come ha detto il presidente  della Repubblica Sergio Mattarella, e come dissero prima di lui Napolitano e Cossiga,  che appartiene a tutti anche nelle sue pagine oscure e insabbiate. Evidentemente a Reggio Emilia in troppi se ne dimenticano. La primavera del “chi sa parli” è sempre più lontana. Il sindaco, nel suo discorso, ha parlato di “preoccupanti tentazioni revisoniste”, fra l’altro attribuendo al presidente Mattarella quello che non ha detto. Giova ricordare che senza il “preoccupante revisionismo” non vi sarebbe stata la riabilitazione di Fausto Nicolini,il comandante Diavolo che si
fece ingiustamente dieci anni di galera per il delitto don Pessina. Ma in troppi a Reggio se ne dimenticano.

La città dunque  ha celebrato la Festa del 25 Aprile, nel segno di un “rinnovato impegno della comunità come insieme di cittadini-partigiani, cioè con un rinnovato impegno civile che
superi l’indifferenza”, ha detto il sindaco Luca Vecchi
nell’intervento in piazza Martiri del 7 Luglio, questa mattina, riferendosi fra l’altro all’immane tragedia dei profughi che perdono la vita nel Mediterraneo.
“Essere partigiani – ha aggiunto il sindaco – significa non essere indifferenti, verso le nuove intolleranze, la negazione della dignità della persona, la domanda di riscatto dalle ingiustizie. Il nostro Paese e l’Europa hanno il dovere dell’accoglienza”.
Alla celebrazione ha partecipato, insieme con il presidente della Provincia Giammaria Manghi e il presidente dell’Anpi
Giacomo Notari, Graça Machel, avvocato internazionale dei diritti umani, esponente politico di primo piano dell’Africa australe e militante anti-apartheid; è stata moglie di due grandi leader dell’Africa libera e indipendente: Samora Machel, presidente della Repubblica del Mozambico e, in anni più recenti, di Nelson Mandela, presidente della Repubblica del Sudafrica. Di grande respiro il discorso di Graça Machel, che ha invitato i reggiani a ritrovare lo spirito di un tempo “per costruire insieme a noi l’Africa del futuro”.

Beatrice Marmiroli, studentessa del liceo scientifico Aldo Moro, nipote di un partigiano, ha portato una toccante testimonianza dei Viaggi della Memoria promossi da Istoreco nei luoghi dell’Olocausto.
Dopo la messa in suffragio dei Caduti celebrata da monsignor Eleuterio Agostini nella basilica della Ghiara, il corteo, accompagnato dalla Banda della Filarmonica Città del Tricolore, ha attraversato la città fino al monumento a Resistenza, dove è stata deposta una corona di alloro, e al sacrario dei martiri Partigiani. Oltre alle associazioni partigiane e d’arma, hanno partecipato alla celebrazione anche 70 giovani provenienti da Germania, Austria e Svizzera ospiti di Reggio Emilia.
 
Il sindaco Luca Vecchi ricordato l’alto sacrificio in termini di vite umane che la città di Reggio Emilia ha dato alla lotta di Liberazione e alla Resistenza: “Credo abbia ragione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quando dice che – dopo anni di discussione intorno al 25 Aprile, talvolta anche con tentazioni preoccupanti di tipo revisionista – un po’ alla volta la verità si è affermata: il 25 Aprile è ormai inequivocabilmente la festa di tutti.
Ha citato Antonio Gramsci, esortando i giovani a essere a loro volta “partigiani, a non essere indifferenti” all’enorme emergenza dei profughi, delle migliaia di bambini, donne, uomini che fuggono dalle guerre nel continente africano, dalla povertà, dalla carestia e che purtroppo vediamo morire nel canale di Sicilia”.
“Ripercorrere i 70 anni che ci hanno condotto sin qua – ha continuato il sindaco – significa non dimenticare mai cosa fu l’abominio della Shoah, e per questo siamo orgogliosi di un’esperienza che ha pochi eguali in Italia, quella dei Viaggi della Memoria che ogni anno portano migliaia di nostri studenti in quei luoghi di orrore, che non dobbiamo dimenticare. Un’esperienza fortissima che ho fatto assieme alle scuole reggiane quest’anno. Continueremo a sostenere i Viaggi della Memoria anche in futuro”.
In conclusione, il sindaco ha letto alla piazza la poesia di Giuseppe Ungaretti ‘Per i morti della Resistenza’, versi che solo sintesi e simbolo del significato della Resistenza e del doloroso riscatto che ha portato alla Liberazione: ‘Qui/vivono per sempre/gli occhi che furono chiusi alla luce/perché tutti/li avessero aperti/per sempre/alla luce’”.
 
Il presidente della Provincia, Manghi ha detto fra fra l’altro che “in occasione del Festival Noicontrolemafie, pochi giorni fa, abbiamo chiesto ai giovani di diventare nuovi partigiani della legalità. Oggi mi sento di rivolgere un invito a tutti i reggiani affinché diventino protagonisti di una nuova ‘lotta partigiana’, nel senso di battaglia di difesa, di natura civile, dalla parte dei diritti, del lavoro, dell’onestà, di un rinnovato senso civico finalizzato al perseguimento del bene comune.
“Oggi come allora, siamo chiamati ‘a sceglierci la parte’ nel dispiegarsi della vicenda della storia. Il presente dunque necessita di nuovi partigiani, in grado anche di sfuggire alla tentazione dell’indifferenza”. 
 
“Il miracolo del 25 Aprile 1945 fu possibile grazie alla ritrovata unità delle forze politiche che, guidate dal Comitato di Liberazione nazionale, ci portarono alla vittoria e alla pace – ha detto il presidente dell’Anpi Giacomo Notari –  Duro fu il cammino della ricostruzione politica, economia e culturale del nostro Paese. Dal Trattato di pace di Parigi, Alcide De Gasperi, allora presidente del Consiglio della Repubblica italiana, portò a casa un risultato meno oneroso per l’Italia, facendo pesare il grande contributo di sangue dei partigiani e del nuovo esercito che liberò il nostro Paese al fianco degli Alleati. Riflettiamo oggi su 70 anni di pace, di conquiste sociali volute dalla Costituzione della Repubblica, conquiste che sono una grande eredità del sacrificio della Resistenza. Eppure il Paese oggi è in affanno: sembra smarrita la volontà di resistere e andare avanti, di superare le nuove sfide di un mondo, che certo sembra cambiare, ma a danno delle moltitudini umane, che vivono in povertà e vengono a morire nel nostro mare prima di poter toccare terra.

IL DISCORSO DI GRACA MACHEL: “REGGIO EMILIA PER NOI È UNA LEGGENDA. VENITE A COSTRUIRE L’AFRICA DEL FUTURO”

 
“Ho il piacere e l’onore di essere qui, in rappresentanza dei popoli dell’Africa australe, in particolare del Mozambico e del Sudafrica – sono le parole di Graça Machel – Oggi celebriamo quel giorno che, con il sacrificio di molti Caduti, ha dato la possibilità a noi e ai nostri figli e nipoti di vivere in libertà. Celebriamo anche le persone che non sono cadute in combattimento, ma che hanno lottato affinché oggi noi potessimo essere qui a celebrare questa giornata.
“Celebriamo coloro che con la propria vita e il proprio sangue hanno scritto pagine di libertà e onore, che non hanno prezzo. Ricordiamo qui don Pasquino Borghi e i fratelli Cervi, che sono simbolo di questo sacrificio. E in Africa australe, coloro che hanno dato la vita per questi stessi valori: Samora Machel, Oliver Tambo, Nelson Mandela e molti anni. Loro ci hanno lasciato questo mandato: è molto meglio morire lottando che vivere in ginocchio.
“Un altro loro mandato è che la libertà non appartiene solo ad alcuni, ma è un valore da condividere tra i popoli. La libertà è completa solo quando è condivisa fra tutti i popoli. Per questa ragione essi hanno costruito questo ponte, tra l’Italia, Reggio Emilia e i popoli dell’Africa australe. Reggio Emilia è una delle città più decorate d’Italia, ha la Medaglia d’oro al valor militare, ha questa grande esperienza di lotta clandestina e partigiana per la libertà contro nazismo e fascismo, e di lotta dei lavoratori.
“La bravura e la bellezza degli atti delle persone di questa vostra terra – ha detto Machel – sono una leggenda per noi. Reggio Emilia ci ha insegnato che la vita è un valore ed è tale quando promuove la dignità e la solidarietà fra i popoli. Da questo luogo, l’Italia ha cominciato, unita, ad aiutare i popoli del Mozambico, dell’Angola, del Sudafrica e di altri. La lotta anti-apartheid dell’Italia è iniziata qui, Reggio Emilia è stata leader in questo movimento. Ed è per questo che voglio citare Samora Machel e Oliver Tambo insieme con Giuseppe Soncini. Li onoriamo. I loro ideali sono più vivi che mai, anche nei bambini e nei giovani che sono qui con noi. Fino a quando il Tricolore e le bandiere del Mozambico e del Sudafrica sventoleranno, questi valori saranno sempre vivi e attuali.
“Reggio Emilia sarà sempre, sono certa, una città di tutte le nazionalità – ha proseguito Machel – Dal Mozambico e dal Sudafrica, noi siamo rappresentanti di popoli che sono legati tra loro, al di là delle religioni, delle origini e delle differenze culturali: questa unità il futuro dell’umanità. Così come i giovani partecipano ai Viaggi della Memoria, sono qui a sollecitare di fare un viaggio verso il futuro. Vi invito a immaginare da oggi ai prossimi 70 anni la relazione fra Reggio Emilia, il Mozambico e il Sudafrica. L’Africa non è povera, l’Africa è impoverita. L’Africa in realtà può fare passi da gigante con l’aiuto anche di Reggio Emilia, con le persone che hanno lottato per costruire una società di persone eguali. Vi invito dunque a fare un viaggio per immaginare cosa potrà essere il Mediterraneo fra 70 anni: non un luogo di morte, ma un ponte fra le risorse che l’Africa può portare e la saggezza e la sapienza che l’Italia può dare all’Africa.
“Come Reggio è stata pioniere nella solidarietà con l’Africa, così possa essere pioniere di un futuro in cui il Mediterraneo è un ponte, un luogo di scambio fra i popoli. L’Europa vive un momento di crisi, ma le crisi sono anche momento di opportunità. E l’Africa è gravida di opportunità. Venite con noi a costruire l’Africa del futuro: lavoratori, cooperatori, le piccole imprese, gli scienziati, i tecnici vengano con noi a realizzare la nostra Africa, a sviluppare quelle menti che sono pronte a sviluppare il loro futuro.
“Oggi – ha aggiunto Machel – non c’è più la lotta contro il fascismo e il colonialismo, oggi la lotta è affinché tutti i popoli possano crescere nella dignità. Vi invito dunque a reinventare questa solidarietà, a sviluppare questa capacità, che è dei partigiani, di ricominciare a parlare di uguaglianza anche qui a Reggio Emilia come in Africa. I nostri figli non debbano conoscere una società di disuguali, possano invece vivere in una società in cui il lavoro rende dignità all’uomo, una società senza discriminazione fra le razze, in una società in cui la religione sia fattore di crescita e mai di divisione, in cui non vi sia discriminazione fra donne e uomini.
“Siamo qui – ha concluso Machel – a celebrare i 70 di una vittoria, ma anche i prossimi 70 anni: che siano un esempio di solidarietà non solo per l’Italia, l’Europa e l’Africa, ma per tutto il mondo. Viva la solidarietà tra Italia e Africa, viva la solidarietà fra Reggio Emilia, l’Emilia-Romagna e i popoli dell’Africa australe, viva la relazione fra Sudafrica, Mozambico e Reggio Emilia. Viva l’amicizia tra i popoli”.
 

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