L’affaire del Palasport: l’ampliamento di via Guasco non si farà. Ecco perchè

3/4/2015 – Sembrava tutto fatto, invece tutto sembra tornare in alto mare. E’ di nuovo in discussione l’ampliamento del palasport di via Guasco a Reggio Emilia: tutto fa pensare che il project financing targato Landi-Vecchi-Pratissoli-Sicrea, presentato in pompa magna mesi fa, sarà accantonato.

E’ vero che è comparso all’orizzonte un piano finanziario, e che del progetto via Guasco si è occupata l’altro ieri una commissione consiliare definita “strana” dal capogruppo Cinquestelle Norberto Vaccari (“Nessuno della giunta comunale sapeva nulla di nulla, solo chiacchiere da bar”); ma che stia accadendo qualcosa di grosso, di decisivo e sorprendente lo ha rivelato tra le righe lo stesso sindaco Luca Vecchi, intervenendo a un convegno promosso dalla società Aqua International Group guidata da Agostino Alfano (Ccfs e Par.co). Intervento le cui implicazioni sono sfuggite ai più.

In sostanza, il sindaco (così ha riferito la Gazzetta di Reggio del 31 marzo) ha detto che gli interventi più urgenti per le attrezzature sportive a Reggio “riguarderanno la piscina di via Melato, il dampo di atletica Camparada e di diversi impianti utilizzati nelle scuole”. Ma “anche il Mirabello meriterebbe una valorizzazione”, mentre “nel volgere di un mese o poco più si potrà fare il punto sull’annosa vicenda del Palasport di via Guasco”. Come? “Fare il punto”? Ma il progetto di ampliamento non era un’opzione certa e definitiva, quasi che ruspe e betoniere dovessero entrare in azione da un momento all’altro?

Se il senso delle parole è chiaro, il Palabigi, o almeno questo progetto, non è più nel radar delle priorità della Giunta Vecchi. L’ampliamento a 5 mila posti e oltre potrebbe risultare insostenibile per l’impatto urbanistico e architettonico sull’anello di circonvallazione e sulla Basilica della Ghiara. Non si può nemmeno escludere un braccio di ferro, anzi qualcuno ne è certo, intorno a decisioni che vedono in campo non soltanto filosofie contrapposte, ma anche grandi imprese l’un contro l’altre armate.

Si sa, ad esempio, che sul tavolo intorno al quale sgomitano interlocutori che non ci stanno ad essere emarginati, è in bella vista un progetto radicalmente diverso che prevede il ritorno all’idea di un Palasport in area periferica (forse nel terreno Sansedoni di via Romana, vicino allo stadio, o magari  nell’area Aurora davanti al polo fieristico di via Filangieri, oppure nell’area ex casello A1 a ridosso della stazione di Calatrava: tutte ipotesi da verificare) e la contestuale realizzazione di una multisala al posto del Palabigi, a servizio di una piccola città costretta a muoversi in macchina per andare al cinema.

Forse qualcuno confida in Delrio ministro delle infrastrutture, e nel piano governativo dei mille cantieri per lo sport.

Comunque la si veda, la presa di posizione della presidente di Italia Nostra Francesca Vezzali, affidata oggi alla prima pagina del Carlino Reggio, suona come una condanna definitiva del progetto Palabigi, che all’improvviso sembra non piacere più a nessuno.

Posizione tardiva, ma che non lascia dubbi: “Italia Nostra è contraria al progetto nei termini proposto e propone di aprire un confronto per una sua realistica fattibilità in termini strategici”. L’associazione propone un concorso di progettazione con una giuria esterna per rompere “con una consolidata quanto riprovevole prassi amministrativa, secondo i termini e le garantie di una prassi trasparente, oltrechè di legge”.

D’altra parte il sindaco Vecchi deve fare i conti con i soldi che non ha. Non resta che chiedere all’amministrazione chiarezza, trasparenza (perché solo oggi la marcia indietro, quando era già evidente l’impatto del progetto via Guasco?) e capacità di decidere in tempi certi.

 

(p.l.g.)

 

 

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