Giunta regionale a casa Cervi e in Provincia. Bonaccini annuncia: a Reggio 5 milioni per frane e danni del maltempo

Da sinistra: il sottosegretario di Andrea Rossi, il presidente della Provincia di Reggio Emilia Giammaria Manghi, il governatore dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, gli assessori Paola Gazzolo e Massimo Mezzetti

Da sinistra: il sottosegretario di Andrea Rossi, il presidente della Provincia di Reggio Emilia Giammaria Manghi, il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, gli assessori Paola Gazzolo e Massimo Mezzetti

23/4/2015 – Altri 5 milioni dalla Regione e in parte da Bruxelles per l’emergenza maltempo (il Big Snow di febbraio) arginare il dissesto idrogeologico del territorio reggiano. E’ la notizia portata oggi a Reggio Emilia dal governatore Stefano Bonaccini, dopo la giunta regionale tenuta in mattinata al Museo Cervi di Gattatico e poco prima di incontrare l’Assemblea dei sindaci in Provincia.

Incontrando i giornalisti tra i due impegni insieme al presidente della Provincia di Reggio Emilia Giammaria Manghi, agli assessori a Difesa del suolo e Cultura Paola Gazzolo e Massimo Mezzetti e al sottosegretario Andrea Rossi, Bonaccini ha annunciato che “questa mattina la giunta regionale, grazie al lavoro straordinario dell’assessore Gazzolo, ha deciso di assegnare tra maggio e l’autunno tra i 5 e i 5,5 milioni di euro al territorio reggiano, in aggiunta ai 700.000 già destinati nell’ambito dei 5 milioni di fondo regionale straordinario stanziato in seguito all’emergenza maltempo dei primi di febbraio”. Alla fine, prevede Bonaccini, lo stanziamento supererà i sei milioni: cifra che secondo ilpresident Manghi dovrebbe coprire i due terzi della somma necessaria, calcolata in 9 milioni, a fronteggiare le emergenze idrogeologiche e le frane.

Manghi e il goernatore Bonaccini alla conferenza stampa in Provincia

Manghi e il goernatore Bonaccini alla conferenza stampa in Provincia

“In autunno abbiamo deciso di destinare al territorio reggiano 2 degli 11 milioni assegnatici dal Fondo di solidarietà europeo in seguito alle alluvioni di ottobre e novembre 2014, ai quali a breve aggiungeremo ulteriori risorse, indicativamente tra i 3 e i 3,5 milioni, attingendo in parte  da fondi regionali, in parte dai 13,8 milioni stanziati dal Dipartimento nazionale di Protezione civile in seguito alla dichiarazione dello stato di emergenza per la nevicata e mareggiata di febbraio”, ha precisato il presidente della Regione.  “Crediamo si tratti di una risposta all’altezza delle esigenze segnalataci dal territorio reggiano, che è stato pesantemente colpito dai dissesti”, ha aggiunto annunciando che “l’assessore Gazzolo sta anche lavorando ad un Piano decennale di interventi a difesa del suolo e della costa, perché purtroppo solitamente in questo Paese si investe molto dopo la emergenze, ma poco nella prevenzione”.

Il presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giammaria Manghi, non ha nascosto la propria soddisfazione: “Quasi 6 milioni nel complesso rappresentano una cifra lunare, che ci consentirà di sistemare buona parte delle emergenze di un territorio che, per sua natura, è estremamente fragile e necessita di una serie di interventi strutturali di messa in sicurezza”, ha aggiunto Manghi, ricordando come “siano circa 80 le frane attualmente attive in una decina di comuni reggiani, per una stima di danni che ammonta a circa 9 milioni di euro”.

Il doppio appuntamento di oggi – seduta di giunta in mattinata al Museo Cervi, incontro con i sindaci nel pomeriggio a Palazzo Allende – conferma gli impegni assunti al momento dell’insediamento, nemmeno cento giorni fa, dalla nuova Giunta regionale di “stare poco in ufficio e molto sul territorio”, ha spiegato il governatore Bonaccini, che è già alla sua settima visita nel Reggiano e che dietro la scrivania ha appeso “con orgoglio il Primo Tricolore che mi avete donato”.

Sempre in quest’ottica, il presidente della Regione ha annunciato per il prossimo 30 aprile la convocazione, a Reggiolo, del terzo coordinamento istituzionale dei sindaci del cratere dei terremoti  del 20 e 29 maggio 2012, dopo quelli tenutesi a San Felice e Bondeno.

Bonaccini e Mezzetti hanno annunciato il progetto di legge sui luoghi della memoria,  per valorizzare i percorsi e le storie della Resistenza ma dei grandi eventi che hanno contrassegnato il Novecento in Emilia. Per ora il raddoppio dei fondi regionali per la cultura è servito a tappare i buchi nei bilanci del Museo Cervi e degli istituti storici: vedremo se nei Luoghi della Memoria ci sarà spazio anche per la guerra civile che ha insanguinato il primissimo dopoguerra emiliano, in particolare per le fosse comuni – come il Cavoun di Campagnola -dove furono gettati i cadaveri di tanti trucidati dai partigiani comunisti subito dopo il 25 aprile e nell’estate del 45, come per i luoghi dove furono perpetrati feroci delitti: Azor Simonazzi, Pietro Azzolini, Vischi, Don Pessina e molti altri.

Molto cauto invece il governatore Bonaccini sulle sorti del polo fieristico reggiano: si limitato a ricordare la propia idea programmatica di una sola società di gestione per tutte le Fiere dell’Emilia-Romagna, e dunque che il futuro di Reggio sarà deciso in quel contesto. Manghi peraltro ha confermato che è già fissato un incontro con l’assessore Palma Costi per affrontare l’argomento.

A proposito delle “nuove Province”, il governatore Bonaccini ha confermato che “nel bilancio che approveremo martedì sono previsti 28 milioni per i dipendenti provinciali, perché il nostro obiettivo è creare occupazione, non aumentare i disoccupati”. “Grazie a questo significativo impegno da parte della Regione, considerando anche mobilità, prepensionamenti e futura ‘statalizzazione’ di alcuni settori come Centri per l’impiego e Polizia provinciale, è ragionevole pensare che non si registreranno esuberi, e questa è sicuramente una buona notizia perché da sempre una delle nostri preoccupazione è stata quella salvaguardare il prezioso capitale umano rappresentato dai dipendenti della Provincia”, ha aggiunto Manghi.

A breve, Bonaccini ha poi annunciato la definizione della legge regionale sulle eventuali funzioni da riassegnare alle Province in aggiunta a quelle individuate dalla riforma Delrio, “con l’auspicio che sia condivisa dai presidenti delle Province e dalla Città metropolitana di Bologna, con i quali ci stiamo confrontando”. Poi si aprirà la discussione sul tema delle aree vaste, “enti di coordinamento di determinate politiche, non certo delle Province-bis” chiamate ad aggiungersi appunto alla Città metropolitana di Bologna: “Già la giunta Errani aveva immaginato aree nuove: la Romagna è tendenzialmente pronta a unirsi, per l’Emilia ribadisco di non avere pregiudizi o preclusione: un’Emilia unica o divisa in due non è un problema, l’importante è che ci sia la massima condivisione possibile perché come per le imprese, come per le fiere, come per tutto, le aggregazioni sono indispensabili per sfruttare al meglio le nostre potenzialità e competere con l’Europa più avanzata”, ha concluso il presidente della Regione. Prende forma insomma la dimensione dell’area vasta, concetto ribadito in modo martellante in tutte le salse: non saranno Province, ma macro-Province sì.

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