La fine delle Fiere. Gli organizzatori privati sbattono la porta e se ne vanno fuori regione

27/4/2015 –  Addio  Ornitologica, addio Camer. Subito dopo la deliberazione dello scioglimento anticipato di Reggio Emilia Fiere da parte dell’assemblea dei soci, e la nomina del liquidatore Aspro Mondadori, il comitato Reggio Città Fiera (costituito a fine marzo dagli operatori degli eventi fieristici) ha consegnato a un comunicato le proprio amare riflessioni sulla sorte di via Filangieri, contrapponendola ai brillanti risultati raggiunti da Fiere di Parma (“Siamo proprio in un altro mondo: che sia questione di uomini?”) e calano drammaticamente il sipario su Reggio: “Gli organizzatori privati delle Fiere di Reggio chiudono bottega e se ne vanno, possibilmente fuori Regione. Forse troveranno porti è più accoglienti e tranquilli. La transumanza è cominciata”.

“CE NE ANDIAMO DA REGGIO”

 “Finalmente una buona notizia. Arriva, attraverso Repubblica.it del 22 scorso, da Parma, le cui Fiere presentano un bilancio 2014 positivo e da record: un utile netto di 5,2 milioni di euro, con un fatturato di 37,9. Dunque, nella gestione Fiere si può anche non perdere. Nota maliziosa: dietro Fiere di Parma non c’è un’immobiliare come Sofiser. E, forse, una classe politica ed organizzazioni imprenditoriali diverse…..

1-Le Fiere è confermato che servono anche e soprattutto all’economia locale. I soci che “ci credono” ed esprimono il 95% del capitale sociale sono tutti di Parma, fra cui Comune e Provincia con il 28% , Camera Commercio al 10%, Unindustria al 2%. Dunque, Istituzioni ed organizzazioni economiche detengono ben il 40 % circa del capitale di rischio. E non paiono intenzionate a disfarsene.

2-E le banche? Cariparma Credit Agricole (francese) ha finanziato per 60 milioni di euro negli ultimi 3 anni!! Di cui 38 già restituiti.

3-Ottimi risultati, sul piano strettamente economico per le Fiere di Parma e sul piano più generale come ricaduta sul territorio.

4-Confronto con Reggio. La Provincia ha ritirato il patrimonio, il Comune dichiara che non c’entra (“le Fiere non sono un patrimonio per la città”), la Camera di Commercio traccheggia e gira al largo (magari c’è chi ha altri interessi…).E le banche reggiane? Scomparse prudentemente dagli schermi radar. Siamo proprio in un altro mondo: eppure distiamo solo 25 km. Che sia un problema di uomini?

5-Giustamente orgogliosi i dirigenti parmensi, ma non nascondono una preoccupazione: “La Regione sta facendo delle riflessioni sul tema fiere e abbiamo salutato questo come forte segnale di interesse della politica per il sistema fieristico. Si dovrà vedere, poi, se si riesce a trovare un progetto per proseguire in questa direzione, perché le tre fiere hanno tre forti specializzazioni” il commento del presidente Giandomenico Auricchio.

6-Che succede? Ecco: “Intanto, resta sullo sfondo la società unica delle fiere dell’Emilia-Romagna, entro l’attuale mandato, cara al governatore Stefano Bonaccini nonostante le diverse specializzazioni tra Parma, Bologna e Rimini. In questo ambito, è dei giorni scorsi  l’avvio della liquidazione delle vicine Fiere di Reggio Emilia, da proseguire in seno alla Provincia e alla Camera di commercio locali dopo il passaggio in Comune.” Della serie: se la politica ci mette mano con un suo progetto, corriamo seri rischi.

7-Intanto fa da apripista Reggio Emilia: le sue Fiere, unico caso in Emilia Romagna, vengono immolate sull’altare del nuovo Governatore, anche se nessuno ha il piacere di conoscere neppure una bozza del progetto. Ricordiamo, perché la condividiamo perfettamente, una osservazione del Presidente Auricchio: “le tre Fiere (Bologna, Parma e Rimini) hanno forti e diverse specializzazioni”, quindi sarà difficile governarle con un’unica cabina di regia regionale. Anche Reggio Fiere ha una sua forte e chiara specializzazione: agrifood e animali da compagnia. Da oltre 50 anni…

Nel frattempo, fra debiti della società immobiliare Sofiser da onorare, con la vendita del polo fieristico, e confusione strategica locale e regionale  gli organizzatori privati delle Fiere di Reggio chiudono bottega e se ne vanno, possibilmente fuori Regione. Forse troveranno porti è più accoglienti e tranquilli.  La transumanza è iniziata”.

(27 aprile 2015- Reggio Città Fiera)

Fermiamo il decadimento della città: rinunciando alle Fiere dissipiamo posti di lavoro e un patrimonio immobiliare e ci condizioniamo negativamente il futuro. Ecco perché nasce il Comitato Reggio Città Fiera.

“La Fiera di Reggio Emilia è un patrimonio della città e dei cittadini. Solo con le 7/8 Esposizioni più importanti arrivano in città oltre 100.000 visitatori che alloggiano, mangiano, si muovono, acquistano reggiano. Una dimensione economica che coinvolge oltre 5.000 addetti e muove decine e decine di milioni di euro. Senza dimenticare il contestuale ruolo di “ambasciatrice” della città, fidelizzando nel tempo i tanti frequentatori che vengono da fuori e che associano Reggio alle loro passioni e/o interessi. In momenti di crisi strutturale, sono esperienze da custodire con orgoglio, da valorizzare  e non da cancellare troppo frettolosamente”.

E’ questa la motivazione principale che ha mosso noi, organizzatori, albergatori, ristoratori, allestitori e prestatori di servizi, a costituirsi in Comitato.

Che in passato ci siano state gestioni discutibili (per usare un eufemismo) soprattutto sul versante immobiliare (al contrario di quanto avviene nel mondo, siamo stati gli unici a unificare la gestione, sostanzialmente in equilibrio, con le voragini della proprietà …) è fuor di dubbio, ma è altrettanto vero che l’alienazione forzata creerà molti e e più dolorosi problemi  di quelli che apparentemente risolve: pregiudicherà l’ avvenire della comunità.

Un affarone per chi acquisterà dal Tribunale, molto meno per i creditori visto che sarà più che presumibile un ricavato molto inferiore  alle stime e alle necessità per saldare il buco economico. Una beffa per chi, non solo riceverà dopo anni somme inferiori al dovuto, ma che si vedrà privato anche di un pezzo di futuro, legato al suo operare con le fiere…In cambio, ci sarà la scomparsa di posti di lavoro, collegati a questo importante pezzo di economia.

Noi pensiamo che tutto ciò non riguardi solo gli organizzatori fieristici (sono praticamente gli unici a poter trasferire con successo le loro manifestazioni in altre città, anzi sono da tempo fortemente “corteggiati” in questo senso), bensì tutto il tessuto sociale ed economico di Reggio, che sarà l’unica città emiliano-romagnola a chiudere il Polo fieristico…

Nei prossimi giorni, organizzeremo una serie di iniziative per informare e coinvolgere direttamente i cittadini su questi temi, che riguardano lo sviluppo dell’economia e l’occupazione del nostro territorio”.

(Appello del comitato Reggio Città Fiera -30 marzo)

 

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