Reggio deve trovare posto per altri 150 profughi. Il vescovo organizza una marcia per i 700 morti

20/4/2015 – Una marcia silenziosa per i settecento morti dell’ultima strage di profughi e migranti nel canale di Sicilia: l’ha indetta lo diocesi di Reggio Emilia per mercoledì sera in centro città, da piazza Gioberti sino alla Cattedrale, dove il vicario don Romano Zanni presiederà una veglia di preghiera.

Intanto Reggio Emilia si prepara a trovare posto per altri 100-150 migranti, oltre ai 330 ospitati in città e Provincia: una richiesta in questo senso è arrivata alla Prefettura.

Si è parlato anche di migranti, alla luce dell’ultimo drammatico naufragio nelle acque libiche, questa mattina in Prefettura, nel corso di un incontro al quale hanno preso parte il presidente della Provincia di  Reggio Emilia, Giammaria Manghi, il vicesindaco di Reggio Matteo Sassi e rappresentanti della Questura e della Dimora d’Abramo, la cooperativa sociale che ha da tempo una convenzione per l’accoglienza di profughi.

“L’Ufficio territoriale del Governo di Bologna chiesto alle varie Prefetture emiliano-romagnole di ampliare le attuali disponibilità, nell’eventualità che nei prossimi giorni debbano essere accolti ulteriori profughi – ha detto al termine del vertice il presidente Giammaria Manghi – Si tratterebbe di individuare altri 100, 150 posti, oltre ai 330 già attualmente accolti, gli ultimi 11 proprio ieri, per due terzi in città, i restanti in provincia. Da parte dei Comuni, dopo contatti con i presidenti delle Unioni, è stata assicurata una disponibilità di massima per individuare, principalmente in strutture alberghiere, questi posti in più, cercando di trovare un equilibrio tra il capoluogo e il resto della provincia”.

“Specialmente di fronte alle drammatiche notizie di queste ultime ore, da parte degli amministratori reggiani prevale quel senso di accoglienza che fa parte del nostro bagaglio culturale, ma è del tutto evidente che se l’Europa non si farà carico di questa crisi umanitaria, il problema diventerà ingestibile – ha aggiunto Manghi – L’Italia, specialmente in una situazione socio-economica così difficile, non può essere l’unico Paese a farsi carico di questa drammatica emergenza. Personalmente, ho fatto sei viaggi di cooperazione in Eritrea, so perché questa gente scappa e continuerà a scappare fino a quando  le condizioni politico-sociali nei Paesi del Nord Africa non cambieranno”.

UNA MARCIA SILENZIOSA PROMOSSA DALLA DIOCESI

20/4/2015 – “All’indomani di una nuova, immane tragedia in cui centinaia di migranti hanno perso la vita nel canale di Sicilia, la Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla ritiene indispensabile fermarsi a pregare e riflettere, facendo suo l’appello del Santo Padre”. Con queste parole un comunicato ufficiale della Diocesi ha annunciato la marcia e la veglia di mercoledì sera, 22 aprile, in memoria dei morti inghiottiti dal canale di Sicilia.

Il vescovo Camisasca ha fatto proprie le parole pronunciate nel luglio 2013 da Papa Francesco a Lampedusa: “…E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore!” .

” Mercoledì 22 aprile alle ore 20.30, con partenza da Corso Garibaldi all’altezza di piazza Gioberti, partirà una marcia silenziosa in ricordo di tutti questi “uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerra”

Il corteo procederà fino alla Cattedrale, dove verrà celebrata una veglia di preghiera, presieduta dal vicario episcopale per la Carità e le Missioni don Romano Zanni.”

LA CGIL: TUTTI HANNO DIRITTO A UN FUTURO MIGLIORE

“E’ accaduto nuovamente e riaccadrà. Ci riguarda, anche se non siamo noi a partire in quelle condizioni e dalle loro condizioni.

 Quanto è avvenuto nuovamente ieri nel nostro mare dimostra l’inadeguatezza dei programmi varati sino ad ora, Triton in primis, e dei troppi vincoli che gli Stati europei pongono alla creazione di un vero corridoio umanitario tra nord Africa ed Europa, lasciando così spazio agli schiavisti del mediterraneo.

 Quello che è accaduto è possibile anche perché in questa parte di mondo non tutte le vite valgono allo stesso modo.

 Dal 1 gennaio al 17 aprile su un totale di 23.004 migranti che sono sbarcati sulle nostre coste, almeno 1.800 sono bambini, la maggior parte dei quali non accompagnati.

Tutti fuggivano da guerra e miseria, perché il diritto ad un futuro migliore è un diritto inalienabile di tutti gli esseri umani.

Dobbiamo occuparci subito di dare una risposta non soltanto a quelli che ancora stanno partendo e attraverseranno il Mar Mediterraneo, ma anche a coloro che arrivano qui in cerca di quelle opportunità negate nei loro Paesi, e ai superstiti dei naufragi, a cui è necessario garantire il sostegno indispensabile per affrontare il trauma che hanno subito. E’ solo così che si respingono le idee di coloro che vogliono contrapporre una tragedia sociale alle tante difficoltà determinate dalla crisi economica e dalla disoccupazione.

Uomini contro uomini, miseria contro miseria. Una logica che rigettiamo.

Occorre che il Governo destini le risorse necessarie per consentire tutto ciò e che il Consiglio dell’Unione Europea decida le misure e le risorse da stanziare per intraprendere le azioni utili a porre fine al nuovo schiavismo che sta avanzando sui mari e nelle nostre civilissime nazioni europee. Diversamente, siamo tutti responsabili di quelle morti”.

(Cgil Reggio Emilia)

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