Il Beato Rolando Rivi “iscritto” a CL. Domenica insediamento dei Memores Domini a San Valentino, con Camisasca e Carròn

8/4/2015 – Settant’anni fa, il 13 aprile 1945, quando la Liberazione era ormai alle porte, un gruppo di partigiani comunisti martirizzò Rolando Rivi, seminarista di soli 14 anni. Lo avevano prelevato a San Valentino di Castellarano dove viveva con i genitori in attesa di poter tornare in seminario, e dopo tre giorni di sevizie e di umiliazioni lo portarono in un bosco a Palagano di Monchio (Modena) dove lo finirono a colpi di pistola. 
Dopo molti decenni la Chiesa, sotto la spinta di un forte movimento di base sviluppatosi a Modena e a Reggio, animato in modo determinante del giornalista Emilio Bonicelli, lo ha proclamato Beato nel 2013: il riconoscimento del martirio “in odium fidei” , ossia provocato dall’odio verso la fede cattolica, è stato uno dei primi atti compiuti da papa Francesco dopo la sua elezione al soglio di Pietro. 

Le spoglie del Martire bambino ora riposano sotto l’altare della chiesa di San Valentino, eretta in santuario, meta di pellegrinaggi e sede di una mostra permanente.
Proprio qui, domenica 12, la Chiesa ricorderà il Beato Rivi con un gesto di grande significato: l’apertura della casa dei Memores Domini, che diventeranno di fatto i guardiani del Santuario e si occuperanno fra l’altro dell’accoglienza dei pellegrini.
I Memores Domini sono un’associazione di laici nata nel seno di Comunione  e Liberazione (fra i suoi aderenti, uno dei più noti è Roberto Formigoni) che si sono consacrati a una vita improntata alla povertà, alla castità e all’obbedienza. 

La casa dei Memores Domini (cioè la canonica della Pieve di San Valentino in via Rontano) sarà inaugurata domenica pomeriggio, nel corso di una giornata sotto il segno di Cl, dal vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca (teologo formatosi alla scuola di don Giussani, e molto legato al movimento) e da don Julian Carron, lo studioso e teologo spagnolo che dalla morte di don Gius avvenuta nel 2005 è alla guida del movimento di Comunione e Liberazione, presidente della Fraternità sacerdotale e anche assistente spirituale degli stessi Memores Domini. 

La ristrutturazione della Canonica è stata realizzata a cura del Comitato Amici di Rolando Rivi. 
Alle 15,30 è prevista l’inaugurazione. Alle 16 la Messa solenne celebrata dal vescovo Camisasca. Alle 17 intervento conclusivo di Carron. 
Nell’occasione, nella pieve di San Valentino avverrà l’esposizione straordinaria alla venerazione dei fedeli del corpo del Beato Rolando Rivi Martire, nella nuova urna in cristallo.

Si potrebbe dire che il Beato Rivi ora è l’iscritto più giovane a Comunione e Liberazione. La forza e la fede del movimento di don Gius costituiscono certo una garanzia, ma è un fatto che nella Chiesa si levino mormorii per la caratterizzazione impressa di fatto al culto del Martire bambino.

D’altra parte, la mobilitazione della chiesa locale e di Cl fa da contraltare allo stupefacente silenzio che sul versante antifascista (anche quello dei partigiani cattolici) viene riservato alla figura di Rolando Rivi. Per lui non è prevista al momento alcuna commemorazione nel 70mo della Liberazione, men che meno il 13 aprile, data del martirio. A meno che all’ultimo momento qualcuno morso dal ripensamento non decida di portare una corona di fiori sul luogo dell’eccidio. 
È proprio vero: Rolando Rivi, nel momento in cui nel mondo tanti ragazzi vengono uccisi perchè cristiani, come all’università  di Garissa in Kenia, fa ancora paura. È ancora oggi pietra d’inciampo. Forse perche fu il primo a morire in nome di quella strategia del delitto pèr ideologia che insanguinò il dopoguerra e su cui si continua a non volere la verità. Ma la grandezza del suo sacrificio rende ancora più piccola l’incapacità dell’anfascismo di matrice comunista (e anche dossettiana) di fare i conti la propria storia. 

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