Gente, qui si fa la Montagnaterapia. Lo Stradello organizza trekking per ragazzi disabili

2/4/2015 – Lo Stradello è una cooperativa sociale di Scandiano che ospita e inserisce al lavoro persone con disabilità psicofisiche. Tra le numerose attività svolte dalla cooperativa in uno dei suoi settori, i Laboratori, vi è anche da poco un nuova iniziativa, legata al trekking e ad attività all’aria aperta. Uno dei promotori di questo nuovo progetto è Maurizio Fajeti, operatore dei Laboratori, con cui collabora tra gli altri anche Fulvio Torreggiani, già presidente della cooperativa e ora volontario, ma specialmente esperto escursionista.
«Durante le nostre varie attività – spiega Fajeti – si parla, ci si confronta. Nasce così, quasi per gioco, una pazza idea; perché non facciamo una cosa paradossale per delle persone disabili? Più che una avventura, un’impresa, o come ha detto uno dei ragazzi “Un’esperienza irripetibile nella mia vita, un’occasione che non mi capiterà mai più.”
 L’idea era di discendere in canoa il Danubio fino al mare. Una follia, ma in questo mare noi ci navighiamo ormai da tempo, è il nostro mestiere. Trovata la canoa più adatta alle nostre esigenze e ottenuta la di-sponibilità di accompagnarci da parte di un cano-ista ex olimpionico, il nostro entusiasmo si è scontrato con la mancanza di fondi e il progetto è saltato. Ma non potevamo rinunciare a quell’idea che lasciava intravedere potenzialità immense. E quindi? Abbiamo così deciso – prosegue Fajeti – di partire dal trekking, poi si vedrà. Subito ci siamo posti piccoli obiettivi: pochi chilometri a piedi per raggiungere luoghi di interesse del territorio; le Ciminiere di Cà de Caroli, costruite per lavorare il gesso; l’acetaia Cavalli di Fellegara. 
 Poi siamo andati all’agriturismo del Ginepro, che è un’altra cooperativa sociale come noi, e andremo alla Tana della Mussina sopra Borzano. Le idee sono tante altre ancora, e abbiamo già un bel calendario di escursioni. Perché il trekking? Perché è inusuale per questi ragazzi fare trekking e suscitare un po’ di stupore non guasta mai; perché si incontrano persone, luoghi, situazioni, storie, ci si contamina con il territorio; perché camminare è di per sé una terapia, (ci sono centri e specialisti che utilizzano questo metodo con malati psichiatrici che si chiama Montagnaterapia). 
Nelle origini di tutti noi ci sono le popolazioni nomadi della preistoria, il movimento è nel nostro Dna e il movimento è vita e si contrappone alla catatonia tipica di molte malattie mentali. Il trekking attiva i nostri sensi; la vista, l’udito, l’olfatto. Il tatto. Il gusto. Perché al termine di ogni uscita – conclude Maurizio Fajeti – i nostri ragazzi sono felici e stanno bene, e già solo questa è per noi una risposta più che sufficiente».

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