Festival legalità: si parla di ndrangheta in Emilia e di pedagogia contro le mafie

13/4/2015 – Fino a sabato, Reggio Emilia ritorna capitale della legalità con  “Noicontrolemafie”, il festival promosso per il quinto anno dalla Provincia di Reggio Emilia con la direzione scientifica di Antonio Nicaso, scrittore e studioso di fenomeni criminali.  La rassegna , che da quest’anno ha aggiunto alla classica denominazione la dicitura “Comuni e Cittadini reggiani”, si è aperta ufficialmente questa mattina nell’Aula magna dell’Università di Reggio Emilia con un’interessante convegno su “Bambini e mafie: i falsi miti della ‘ndrangheta” che ha visto magistrati, docenti universitari e giornalisti confrontarsi sul delicato ruolo degli adolescenti nelle famiglie di mafia.
 
Ad aprire la giornata, in un’aula gremita di studenti delle superiori, il saluto dello stesso presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giammaria Manghi, che a pochi giorni da un 25 aprile che celebrerà i 70 anni della Liberazione, ha sottolineato la necessità di “ricordare, ma soprattutto di riattualizzare specie per i giovani, il significato e i valori della Resistenza alla luce anche della recente indagine Aemilia che ha confermato la presenza anche piuttosto eversiva della mafia nel nostro territorio”. Manghi ha ricordato le diverse iniziative concrete messe in campo dalle istituzioni reggiane per contrastare ogni pericolo di infiltrazione: “dall’attenzione nei confronti di sale-scommesse e videolottery, nelle quali tende ad insinuarsi la criminalità organizzata, all’ancora più restrittivo Protocollo in materia di appalti pubblici che, insieme a Comuni e Prefettura, stiamo predisponendo per intensificare i controlli anche in materia urbanistica, dalle autocertificazioni ai subappalti, ai piani attuativi”. 
 Dopo gli interventi della consigliera regiomale Ottavia Soncini e del professor Zanetti per Unimore, ha introdotto i relatori il direttore scientifico di “Noicontrolemafie”,  Antonio Nicaso, per il quale “l’operazione Aemilia ha rappresentato un brusco risveglio in questa terra di Resistenza”.  “Ai nuovi partigiani della legalità chiediamo il coraggio e la coerenza di vedere e capire le cose”, ha aggiunto. Capire, ad esempio che le mafie “non sono il prodotto di una mentalità e di un territorio specifici, né sono il frutto di una mancanza di senso civico, perché l’antimafia è vecchia quanto la mafia”. “Le mafie sono dappertutto  perché hanno sempre avuto un aspetto presentabile e, soprattutto, perché sono sempre state legittimate e riconosciute dal potere, non combattute come avvenuto ad esempio con il terrorismo – ha detto Nicaso – Le  mafie si radicano solo se riescono a stabilire relazioni con chi gestisce denaro e potere, e vengono anche qui in Emilia, in questa terra appetibile, per corrompere e infiltrarsi; bisogna quindi smettere di difendere a oltranza il territorio, ma avere volontà di resistere e di investire nelle scuole e nei giovani, che insieme alla società civile e alle istituzioni sono fondamentali per contrastare le infiltrazioni”.

Prima relazione quella di Giuliana Adamo, docente del Trinity College di Dublino, che ha affrontato il tema della pedagogia del disonore, attuata di chi perpetua certi valori e principi per creare nuove generazioni di mafiosi: “Per salvare questi bambini, che crescono con i tatuaggi dei volti di carabinieri sotto i piedi in modo da calpestarli mentre camminano e che sputano per terra quando vedono passare una macchina della polizia, bisogna toglierli dall’ignoranza e la scuola è fondamentale per farli uscire da questo clima di guerra permanente, con una sorta di trincea che separa loro, i cosiddetti buoni, dal resto del Paese”, ha tra l’altro detto.
Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, ha quindi illustrato quella che Nicaso ha definito una “piccola grande, rivoluzione”, ovvero la serie di provvedimenti con i quali una ventina di minori sono stati sottratti a famiglie mafiose e affidati ad altre famiglie lontano dalla Calabria.
 “Tutti ragazzini coinvolti in sequestri in Aspromonte, dediti al racket per conto del padre in carcere o che hanno ucciso forze dell’ordine o che si sono prestati come sicari in faide locali – ha spiegato – La ‘ndrangheta, purtroppo, si eredita, allora abbiamo deciso, come giudici, di censurare i modelli educativi mafiosi così come censuriamo i genitori violenti o alcolisti: negando la patria potestà e, nei casi più estremi, allontanando questi ragazzini dai loro nuclei familiari, e dunque da un  indottrinamento malavitoso e dal coinvolgimento in affari illeciti, per inserirli in case-famiglia o affidarli a famiglie di volontari in modo da aver la possibilità di sperimentare, con percorsi educativi individualizzati, contesti sociali, culturali e affettivi differenti”.
“Lo  Stato non può condividere che i figli vengano educati per diventare dei killer e abbiamo una  solida copertura normativa tanto nazionale, gli articoli  2 e 30 della Costituzione, quanto internazionale, come la Convenzione per i diritti dei fanciulli del 1989”.

Susanna Pietralunga, docente di Criminologia minorile dell’Università di Modena e Reggio Emilia, si è soffermata sulla delicatezza dell’età adolescenziale, “questo tempo ambiguo, incerto, contraddittorio e vulnerabile, che meriterebbe ogni genere di attenzione e di investimento possibile”: “Pericolosità e forza della mafia stanno nella capacità di trasformarsi e di radicarsi nel terreno economico e nel mercato legale, l’auspicio è che usciate da quest’aula con una consapevolezza accresciuta della presenza di questo rischio, soprattutto voi adolescenti, caratterizzati da condizioni psicologiche che vi espongono in modo particolare a suggestioni culturali e desideri di trasgressione”, ha terminato rivolge dosi agli studenti.

Ha chiuso la mattinata la giornalista e scrittrice Angela Iantosca, che ha ricordato le proprie esperienze alle Vele di Scampia “tra bambini di cinque anni costretti a giocare tra le siringhe” e soprattutto con i giovani calabresi, a partire da Riccardo Cordì (autore anche di una toccante lettera al Corriere della sera), coinvolti nel progetto promosso dal Tribunale dei minori di Reggio Calabria. “Questi bambini, questi ragazzi non vanno giudicati o peggio ancora condannati, vanno aiutati e salvati – ha detto – Come? Ad esempio come sta facendo il giudice Di Bella, dando loro la libertà di scelta, la possibilità di conoscere la bellezza e di riscoprire amore e sentimenti, di capire che si può essere rispettati ed amati non per il cognome che si porta, ma per la persona che si è”. Chiesa e scuola, ma soprattutto lo Stato devono fare di più, ha concluso l’inviata di “La vita in diretta”, “perché arrivati a 18 anni questi giovani non possono essere abbandonati”: “Lo Stato deve dotarsi di figure sociali forti e preparate che assistano questi ragazzi, deve dar loro opportunità di lavoro”.
 
La settimana della legalità, organizzata da Caracò Editore e con il coordinamento di Rosa Frammartino, da oggi a sabato attraverserà l’intera provincia di Reggio Emilia, con iniziative importanti come la campagna di sensibilizzazione del mondo economico per l’esposizione di un logo-adesivo “Io scelgo la legalità” che domani pomeriggio a Sant’Ilario vedrà affiancati in un passeggiata della legalità, ragazzi reggiani e ragazzi palermitani di Addiopizzo Junior e Young! Sei giorni, dunque, di un vero e proprio tour della legalità che vedrà la partecipazione di centinaia di cittadini e studenti delle scuole medie e superiori che potranno condividere con le proprie comunità il frutto dei laboratori di lettura, scrittura, teatro e giornalismo. Un’esperienza di pedagogia civile che la Provincia di Reggio Emilia, insieme a Regione Emilia-Romagna e Comuni, sostiene da anni con un investimento di energie e risorse, economiche e professionali e che ha consentito di coinvolgere oltre ventimila studenti delle scuole superiori reggiane, in un percorso di conoscenza della mafia e delle sue molteplici e violente declinazioni.
 
 Il programma di domani, martedì 14 aprile
 
Ore 10-12.30, Aula Manodori dell’Università di Reggio Emilia
‘NDRANGHETA IN EMILIA
Relazioni di convenienza e forza intimidatrice
Saluti di Enrico Bini, consigliere con delega alla legalità della Provincia di Reggio Emilia,
e Giorgio Zanetti, direttore del Dipartimento di Educazione e Scienze umane Unimore
Intervengono
Vito Zincani già procuratore capo del Tribunale di Modena
Antonio Nicaso scrittore e studioso delle organizzazioni criminali
Sabrina Pignedoli giornalista del Resto del Carlino
conduce Pierluigi Senatore direttore di Radio Bruno
 
Ore 11-12.30, Aula Magna Istituto Zanelli di Reggio Emilia
Saluto della dirigente Rossella Crifasi
QUANDO IL VISSUTO DIVENTA NARRAZIONE
Rosaria Cascio educatrice Metodo Don Puglisi e docente
 
Ore 14.30-16.30, Sala del Consiglio provinciale di Reggio Emilia
Saluto di Ilenia Malavasi, vicepresidente della Provincia di Reggio Emilia
GIOVANI TALENTI PER LA LEGALITÀ
Introduce  Rosa Frammartino
curatrice scientifica del progetto di pedagogia civile Noicontrolemafie
Intervengono
Rosaria Cascio educatrice Metodo Don Puglisi e docente
Stefano Aicardi docente e curatore educativo del progetto
Fiorella Ferrarini vicepresidente Anpi Provinciale
Maria Cristina Saro’ autrice teatrale e regista
Conduce il giornalista Pierluigi Ghiggini 
 
Ore 17.30-19.30, Sala del Consiglio comunale di Sant’Ilario d’Enza
Saluto del sindaco Marcello Moretti
IN NOME DI LIBERO GRASSI
Incontro pubblico con la partecipazione di Alfredo, nipote di Libero Grassi
Gruppo di ragazze e ragazzi di Palermo e di Sant’Ilario d’Enza
Immagini dal film-documentario Libero nel nome regia di P. Durante
Testimonianze e canzoni di Addiopizzo Junior E Young
Merenda Della Legalità
Passeggiata e consegna dell’adesivo “Io scelgo la legalità”
 
Ore 18, Sala del Consiglio comunale di Correggio
Saluto del sindaco Ilenia Malavasi
I BAMBINI DI ‘NDRANGHETA E L’ALTRA FACCIA DELLO STATO
Incontro con Angela Iantosca giornalista e scrittrice
autrice del libro Bambini a metà – I figli della ‘ndrangheta Ed. Perrone
 
Ore 21 Teatro Parrocchiale di Santi’Ilario d’Enza
Saluto del sindaco Marcello Moretti
Letture: QUANDO IL VISSUTO DIVENTA NARRAZIONE
Rosaria Cascio educatrice Metodo Don Puglisi e docente
Io pretendo la mia felicità, ho pagato tanto e adesso me la merito
Spettacolo:  QUESTIONE DI UN ATTIMO
di Emanuele Tirelli con Marco Ziello Regia di Alessandro Gallo Prod. Caracò.

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