Cna attacca Iren: “Gli appalti tagliano fuori le Pmi reggiane”. Lettera di Dallari ai sindaci azionisti

24/4/2015 –  La Cna di Reggio Emilia attacca frontalmente i vertici di Iren per i mancati ritorni dall’economia del territorio. In una lettera inviata ai sindaci azionisti di Iren, e firmata dal presidente provinciale Nunzio Dallari, la Cna chiede che sia facilitato l’accesso agli appalti da parte delle piccole e medie imprese del reggiano.

Dopo la prima riunione del Comitato Territoriale Iren una cosa è chiara – questo il succo dell’iniziativa, che non ha precedenti – il Gruppo Iren deve prestare maggiore attenzione all’impatto delle sue attività sulla collettività reggiana e sulla sostenibilità economica. “Il bisogno di lavoro, di far girare l’economia reggiana non è un problema nuovo ma certamente si è aggravato con la crisi del comparto delle costruzioni che ha segnato, forse marcando un punto di non ritorno, soprattutto la nostra provincia – afferma Dallari – Per questo il volano degli investimenti pubblici nel campo delle infrastrutture rappresenta come mai nel recente passato una leva per la tenuta di parte consistente della nostra economia, non solo per i lavori che fanno capo direttamente agli enti pubblici della provincia, ma anche rispetto all’azione che una multiutility come IREN svolge sul territorio”.

Nunzio Dallari, presidente provinciale Cna Reggio Emilia

Nunzio Dallari, presidente provinciale Cna Reggio Emilia

 Di conseguenza l’associazione di via Maiella chiede ai sindaci azionisti di Iren  un maggior ritorno degli investimenti sul territorio facilitando, come detto, l’accesso agli appalti per le pmi reggiane.

 “Crediamo che occorra creare le condizioni – prosegue Dallari – per una maggior partecipazione di imprese del territorio anche in forma aggregata. “Spacchettare” gli appalti può essere una soluzione. E una opportunità”.

 La presa di posizione nasce dall’esame puntale di alcuni importanti appalti, le cui procedure sono ancora in corso, “che dimostra come manchi la necessaria attenzione alle ricadute sul tessuto produttivo locale. I lotti multimilionari di euro restringono, infatti, la platea dei soggetti coinvolti riducendo le ricadute sul territorio provinciale”.

Oltre allo spacchettamento degli appalti multimilionari, l’Associazione segnala un altro requisito che limita l’acceso ai bandi e l’ammissibilità di piccole e medie imprese: “Se su un lotto di lavori nell’ordine di 300-400.000 euro – si legge nella lettera – requisito per partecipare è un fatturato per lavori simili nel biennio di pari importo, è facilmente comprensibile come anche chi è strutturato non sarà mai messo nelle condizioni di fare neppure un’offerta ad IREN”.

Un legame con il territorio “che IREN deve consolidare e rafforzare anche attraverso la fornitura di servizi di qualità al giusto prezzo, e soprattutto con azioni concrete che determinino positive ricadute sul sistema economico e sociale della provincia. Da qui i progetti per la comunità, la promozione della cultura della sostenibilità ambientale, il sostegno a progetti sociali e culturali, il lavoro con le scuole. Da non sottovalutare, inoltre, l’indotto sull’economia reggiana determinata dalla presenza fisica di IREN in provincia con uomini, strutture, impianti, ricerca e innovazione”.

Si deve fare tutto il possibile, ed è quel che CNA chiede – conclude il presidente di CNA Reggio Emilia – affinché rimanga sul territorio il massimo del valore e della ricchezza generata da servizi e investimenti.Con occhi aperti sulla legalità. Chiediamo che i Sindaci azionisti di IREN facciano la loro parte per orientare l’azienda verso l’applicazione di pratiche che agevolino l’accessibilità agli appalti Iren per le pmi reggiane, non solo modificando i requisiti nei bandi futuri, ma agendo in tempi rapidi anche sulle gare già attive non ancora chiuse”.

Resta da vedere quali siano i margini effettivi per spacchettare gli appalti, dopo che l’Authority anticorruzione di Raffaele Cantone ha  acceso un faro su novanta comuni italiani, e tra questi Reggio Emilia, proprio l’eccessiva frammentazione dei bandi, finalizzata ad aggirare  l’obbligo oltre una certa cifra di esperire gare ad evidenza pubblica. Forse è meglio la vecchia strada maestra dei consorzi, e addirittura delle fusioni tra imprese simili.

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